Donne sarde e Valëtte an ĝipoun: ordito e trama, prezioso tessuto di laboriosità

Museo delle migrazioni, allestimenti

Pettinengo, Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli – inserito nella Rete Museale Biellese – aperto tutte le domeniche, ore 14:00-19:00. Info e contatti: Idillio, 3343453649 – Ingresso libero.

Nel celebrare il trentesimo compleanno della “Casa Museo dell’Alta Valle del Cervo”, la Sardegna e la Valle del Cervo appaiono unite da fili invisibili, come ordito e trama di un tessuto prezioso di laboriosità. Nel loro migrare per il mondo i “valìt” hanno realizzando ponti, strade, ferrovie, palazzi pubblici e privati; circa un migliaio le opere architettoniche costruite nella sola Sardegna da oltre sessanta impresari biellesi provenienti dalla Valle del Cervo. Comunità di donne e di uomini laboriosi e intraprendenti, ricchi di ingegno, fedeli alla loro terra avara, capaci di amare, ricambiati, quelle di adozione.
Ben si addice quanto scriveva Nello Casale in una sua poesia: “Men sciarégne” mani abili, alacri, operose.
Le “Valëtte” della Casa Museo di Rosazza nel ripercorrere le strade dell’emigrazione valligiana, ripropongono il ruolo importante delle donne di quel tempo, pilastro della famiglia e delle proprietà e vogliono ricordare anche le “spose”, che successivamente, ai primi del Novecento, accompagnavano i propri mariti, abili costruttori, in quella terra lontana che era la Sardegna, seguendoli da una città all’altra, da un paese all’altro, nei cantieri, nelle baracche, crescendo i figli, sardi di nascita, in una costante laboriosità nel ricamo e nel cucito, senza mai perdere il contatto con la Valle e la loro origine.
E, ad ogni rientro, un pezzetto di Sardegna ritornava con loro nei manufatti artigianali e in tanti innumerevoli ricordi.
Le Valëtte di oggi, con la loro ricerca, vogliono rendere omaggio alle mani femminili di allora, ma anche a quelle mani sarde che hanno creato pazientemente capolavori nei copriletto, nelle tende, nei centri al filet, nei pizzi per altari, nei cestini e negli arazzi conservati con cura di generazione in generazione e oggi testimonianza preziosa del legame tra Piemonte e Sardegna.

Maria Martinero de Melio

Nell’immagine: Museo delle migrazioni, allestimenti (particolare).

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