Un fiore al mese da Su Nuraghe, Marzo: ape su tarassaco

ape su tarassaco

Le api sono anche, loro malgrado, delle “sentinelle ambientali” perché sono molto sensibili all’inquinamento ambientale sia agricolo che industriale e pagano con la vita un ambiente non salubre. Analizzando api morte prematuramente e i prodotti dell’alveare (miele, cera, polline e propoli) si può rivelare la presenza, nell’ambiente, di metalli pesanti, radioattività, pesticidi, sostanze chimiche tossiche ecc. In Italia, soprattutto nelle grandi città, ci sono molte stazioni di rilevamento della qualità ambientale che utilizzano le api. Negli USA le api vengono addestrate e utilizzate anche per individuare materiali esplosivi negli aeroporti in quanto più efficienti rispetto ai cani.
Il tarassaco (Taraxacum officinale, fam. Composite o Asteracee) è una pianta erbacea particolarmente diffusa nei luoghi erbosi e areati di tutto il territorio italiano (cresce nei prati, sulle strade, sulle rive dei corsi d’acqua e in altre zone caratterizzate da terreni umidi); nel giardinaggio, è addirittura considerato un’erba infestante.
Alcuni autori fanno risalire le origini del nome “tarassaco” ai termini greci “taraxis” (disordine, squilibrio) e “akas” (rimedio). Non sorprende, dunque, che il tarassaco sia un rimedio conosciutissimo dalla medicina popolare.

Nomi popolari
Tra i diversi nomi popolari con i quali viene chiamato il tarassaco, ricordiamo: dente di leone, “stella gialla” “capo di frate” e “piscialetto” (in francese “pissenlit”).

Leggende
Si narra che il tarassaco nacque dalla polvere sollevata dal carro del dio Elio e che Teseo se ne nutrì per 30 giorni di fila allo scopo di diventare abbastanza forte per affrontare e sconfiggere il Minotauro. Grazie al tipico “soffione”, che viene fatto volare via in un fiato, gli innamorati si scambiano promesse d’amore: se gli acheni, dopo il soffio, volavano via tutti, disperdendosi nel vento, i loro desideri, si dice, verranno realizzati.

Proprietà medicinali
Le proprietà medicinali riguardano sia la radice che le foglie e sono molteplici: depurative, in quanto stimolano la funzionalità biliare, epatica e renale: amaro-toniche e digestive grazie ai suoi principi amari (tarassacina); antinfiammatorie e disintossicanti nei confronti del fegato favorenti l’eliminazione delle scorie (zuccheri, trigliceridi, colesterolo e acidi urici). Nella tradizione contadina il tarassaco è anche conosciuto come “piscialetto”, appellativo che suggerisce le proprietà diuretiche. Di tali proprietà sono responsabili i flavonoidi e in parte i sali di potassio, che stimolano la diuresi favorendo l’eliminazione dei liquidi in eccesso. La sua assunzione è perciò indicata in caso di ritenzione idrica, cellulite e ipertensione.

In cucina
Il tarassaco può essere utilizzato in cucina in svariati modi. Le foglie fresche possono essere aggiunte alle insalate (da mescolare ad altre a causa del loro gusto particolarmente amaro), o alle frittate, le foglie più grandi e coriacee, invece, sono ottime per minestre e zuppe. I boccioli dei fiori, messi sotto aceto e sale, sostituiscono i capperi e le radici tostate sono un buon surrogato del caffè (quello che si trova in vendita sotto il nome di “caffè di cicoria”). Con i fiori, infine, può essere realizzata un’ottima marmellata.

Paolo Detoma

Nell’immagine: ape su tarassaco (Taraxacum officinale), foto di Paolo Detoma

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