Conferenza stampa stamani presso il palazzo della Provincia a Sassari per annunciare l’Ottava edizione del prestigioso riconoscimento e i nomi dei premiati
Saranno consegnati domenica 22 agosto a Siligo i riconoscimenti della ottava edizione del Premio Maria Carta promossa dall’omonima Fondazione intitolata alla cantante scomparsa nel 1994.
Potrebbe anche essere l’ultima.
Fortissima è infatti la preoccupazione in seguito ai drastici tagli imposti dalla Regione ai finanziamenti concessi alla Fondazione che vede ora fortemente pregiudicata perfino la sua stessa ordinaria amministrazione; con il serio rischio di compromettere la gestione e continuità operativa anche della struttura museale di Siligo dedicata all’artista.
Tutto ciò in una fase in cui la stessa Fondazione e il museo divengono capofila di progetti culturali che coinvolgono l’intero territorio.
Proprio in considerazione della estrema incertezza finanziaria la Fondazione ha dovuto rinunciare a inserire tra i premiati di questa edizione personalità straniere di grande prestigio che in passato avevano contribuito a accentuare il respiro internazionale al Premio.
Ma saranno comunque nomi altrettanto importanti e prestigiosi quelli chiamati a ritirare il riconoscimento nella serata, per forza di cose sobria del 22 agosto, che sarà ospitata nella piazza intitolata a Maria Carta a Siligo. Continua a leggere…
Nella sezione Fotografias, le immagini della festa

Parroco e Sindaco di Bollengo con alcuni componenti della Comunità Sarda di Sa Rundine e di Su Nuraghe.
Domenica 1° agosto, la comunità ecclesiale di Bollengo (Torino), si è riunita per celebrare la festa del Santo Patrono: Sant’Eusebio da Cagliari, Sant’Eusebio di Vercelli. Gli abitanti del paese che sorge ai piedi della Serra, collina morenica che unisce Biellese e Canavese, si sono uniti al Parroco don Piero Agrano e al Sindaco Carlo Duò, presenti le Associazioni che operano sul territorio: la cantoria parrocchiale, gli Alpini, il Gruppo Anziani, la Banda Musicale, i Coscritti, la Pro Loco e il Circolo Sardo Sa Rundine che ha sede proprio nel Comune di Bollengo.
Durante la processione, le axentère, quattro ragazze giovanissime hanno portato sul capo le tradizionali axente, coni decorati con fiori e nastri colorati, alti 120 centimetri, rendendo il rito ancora più solenne e suggestivo.
Le axènte, conosciute come carità, matarille o bran, a seconda della zona geografica, sono elementi identitari che rimandano ai riti arborei ampiamente diffusi sul territorio alpino, di cui gli Eporediesi vanno giustamente orgogliosi. Radici identitarie profonde che perdurano, giunte dal tempo della predicazione di Eusebio, che le Chiese locali hanno custodito e tramandato nei secoli: radici comuni, condivise dalla vasta comunità dei Sardi che risiedono ai piedi delle Alpi. Continua a leggere…
Orazione a Sant’Eusebio, Patrono della comunità di Bollengo

Stendardo raffigurante Sant'Eusebio e Gonfalone del Comune di Bollengo.
O nostro Santo Patrono Eusebio, che godi della vita eterna festa dei Santi che mai si conclude, volgi il tuo sguardo dal cielo a questa comunità che ti invoca come Patrono e Protettore.
Tu hai portato alla nostra terra piemontese la freschezza del primo annuncio evangelico: fa’ che sapiamo accoglierlo di nuovo, nell’attuale società che spesso lo dimentica e l’abbandona.
Fa’ che il Vangelo alla cui diffusione hai hai consacrato la tua vita sia ancora il seme buono gettato nei solchi della nostra storia, capace di generare frutti di bontà, di fraternità e di vita nuova.
Fa’ che la stessa luce del Vangelo ci aiuti a smitizzare ed a contrastare proposte puramente materiali, edonistiche ed egoiste. Fa’ che non ci lasciamo catturare né schiavizzare dal primato dell’avere e dall’avidità di possedere e di consumare sempre più.
Eusebio, nostro Patrono, Tua hai difeso, con coraggio, la retta Fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio: per questo hai affrontato persecuzione ed esilio in paesi lontani.
Fa’ che abbiamo a cuore il valore della Fede, lo sappiamo custodire, coltivare e difenderlo, se occorre. Fa’ che sappiamo trasmetterlo correttamente ed efficacemente, alle generazioni giovanili. Continua a leggere…

Bollengo, uscita della processione di Sant'Eusebio con axènte, Sindaco, reliquie di Sant'Eusebio portate dai Coscritti, donne sarde in costume.
Secondo il Gran Dizionario Piemontese-Italiano di Vittorio di Sant’Albino, edito a Torino nel 1859, viene detta Carità, o pan santo o benedetto “una certa focaccia condita con pepe e zafferano e cotta nel forno”. Ancora nel medesimo dizionario, alla voce “Fe balè la carità”. Si dice: “Antica costumanza, che sussiste tuttavia in varj paesi del Piemonte, ove nel giorno della festa del santo protettore … vanno alla casa del loro Abà per prendere il ‘Magio’, che sono due specie di cuffie fatte a piramide dell’altezza di quattro palmi, tutte ornate all’interno di lunghi nastri di varj colori, e ponendosele due di esse sul capo, se n’escono cogli Abà muniti di alabarde, … e fra suoni saltellando se ne vanno alla Chiesa”.
Una approfondita ricerca sul termine atsènt – riferito al nome dato ai simulacri arborei portati dalle axentère di Bollengo e di altri paesi del Canavese – ci ha confermato il suo legame con quello di ‘carità’ con cui più usualmente in Canavese vengono denominati oggetti simili a quelli di Borgofranco, Perosa, Piamprato, Barbania, Montanaro ed altri ancora.
Mentre, infatti, più fonti hanno confermato che per ‘carità’ si deve intendere una focaccia o forma di pane ed in particolare il pane benedetto, distribuito alla fine della funzione religiosa delle feste patronali. Continua a leggere…

Il Prefetto di Biella, dott. Pasquale Manzo presenta con la dott. Mariella Biollino e il dott. Andrea Del Mastro Delle Vedove, Assessori alla Cultura della Provincia e della Città di Biella, i logo per le Celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia
Martedì 20 luglio, nelle sale della Prefettura di Biella, Ufficio Territoriale del Governo, sono stati presentati i logo ufficiali delle manifestazioni per il 150° dell’Unità d’Italia che verranno utilizzati dagli oltre trenta Enti aderenti al progetto Biellesi Tessitori di Unità, coordinati dal Comitato provinciale di Biella per la valorizzazione della cultura della Repubblica nel contesto dell’unità europea, che vede la Provincia e il Comune di Biella tra i soggetti capofila.
In vista delle celebrazioni per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, grazie alla sensibilità istituzionale del Prefetto dott. Pasquale Manzo, sono state raccolto le proposte e coordinati i programmi dei diversi soggetti del Territorio al fine di dare veste unitaria al vasto programma che si sta ancor più arricchendo di nuove proposte.
Le celebrazioni biellesi idealmente si dipanano secondo tre ampie tematiche di riferimento, nel cui ambito rientrano le specifiche singole progettualità degli Enti aderenti, contraddistinte, rispettivamente, con i fili del Tricolore: un filo rosso, uno bianco ed uno verde.
Il filo rosso è il percorso che parte dalle camicie garibaldine fabbricate con stoffa acquistata nelle Valli biellesi e dai tessuti di panno forniti dalle industrie locali all’Armata Sarda, divenuta il 4 maggio 1861 Esercito Italiano, sino ai tessuti altamente tecnologici di oggi utilizzati nell’industria aerospaziale e dalle truppe destinate in aree di conflitto internazionale. Continua a leggere…

Monumento ad Alberto Ferrero della Marmora, custodito nella Basilica di San Sebastiano di Biella
Il filo bianco è il percorso dei Biellesi costruttori di Unità nella politica e nella cultura: si vuole indagare come a partire dai moti del 1821 sino al 1848 e poi dal 1861 sino al 1920, diverse decine di Biellesi hanno dato il loro contributo per la definizione della Nazione e, soprattutto, come la loro partecipazione sia stata ampia pur con provenienze sociali e culturali diverse e variegate.
Biella ha dato al Risorgimento italiano i quattro fratelli generali dell’antica famiglia La Marmora: Carlo Emanuele, fondatore delle Guardie del Re di Sardegna, divenute poi i Corazzieri della Repubblica Italiana; Alfonso, ideatore delle Batterie a cavallo, conosciute con l’affettuoso appellativo dialettale piemontese di «Voloire», cioè volanti; Alessandro, fondatore dei Bersaglieri e Alberto, Granatiere di Sardegna, grande amico e studioso dell’Isola sulla quale è vissuto dal 1821, abitandovi con regolarità, fino agli ultimi anni della sua vita, studiandola con metodo, amandola al pari della terra natale e pubblicando, quasi sempre a sue spese, oltre cinquanta lavori di elevato valore scientifico.
Nella Basilica di San Sebastiano, Tempio civico della Città di Biella, sono custodite le spoglie mortali dei quattro generali, tappa obbligata di continuo pellegrinaggio di devozione civica, luogo della memoria dei Sardi di Biella, da diversi lustri cuore delle celebrazioni della Festa Sarda “Sa Die de sa Sardigna”. Continua a leggere…

Il Vescovo Mana e il Sindaco Gentile con gli Assessori alla Cultura Biollino e Del Mastro della Provincia e della Città di Biella. Festa Sarda 2010, inaugurazione Ambulatorio Infermieristico Sardo e apertura mostra Garibaldi dopo Garibaldi
Il filo verde è il percorso dei Biellesi costruttori di unità dal punto di vista economico, finanziario e sociale: da Pietro Sella sino a Quintino, dalle maestranze locali sino alla grande Rivoluzione industriale del territorio che dal 1870 in poi trasforma il Biellese fornendo quell’immagine che giunge sino ai nostri giorni: storie di imprenditori, di grandi siti produttivi, oggi divenuti ammirati esempi di archeologia industriale dopo le più recenti ristrutturazioni aziendali.
La Terra biellese ha accolto nella seconda metà del secolo appena trascorso decine di migliaia di cittadini provenienti da diverse regioni d’Italia. Il lavoro delle fabbriche ha richiamato nuova “forza lavoro” e intelligenze. I dati dei censimenti del 2009 ci informano che meno della metà dei cittadini adulti residenti nel capoluogo sono nati Biella. Un territorio in continua evoluzione che ulteriormente si arricchisce.
Il Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella partecipa al progetto Biellesi Tessitori di Unità con diverse iniziative che hanno preso il “Via!” nell’autunno scorso. Il conto alla rovescia è già iniziato. Dopo la conferenza su Giorgio Asproni a ottobre 2009, tenuta dal Prof. Tito Orrù dell’Università di Cagliari, Presidente dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, Comitato di Cagliari e l’inaugurazione della Festa Sarda di giugno u.s., i prossimi mesi saranno trappuntati da diverse mostre e conferenze. Continua a leggere…

Il Cardinale Tarcisio Bertone e il Vescovo Gabriele Mana ritratti con i Fucilieri di Su Nuraghe a fianco dello stendardo processionale di Sant'Eusebio e N.S. di Oropa
Venerdì 16 e sabato 17 luglio, la Comunità dei Sardi di Biella ha accolto l’invito del Sindaco di Sordevolo, Riccardo Lunardon e del Presidente del Teatro Popolare di Sordevolo, Carlo Pedrazzo a partecipare alle manifestazioni di saluto ed accoglienza per l’arrivo del Cardinale Tarcisio Bertone, SDB, Segretario di Stato di Sua Santità, in Visita Ufficiale nel Territorio biellese.
Venerdì 16, una nutrita delegazione guidata dal Presidente di Su Nuraghe, ha partecipato all’opera teatrale “La Passione 2010″. La Sacra rappresentazione, che con cadenza quinquennale coinvolge gli abitanti del dinamico Comune alpino (oltre quattrocento gli attori non professionisti partecipanti), si è svolta nell’anfiteatro intitolato a Giovanni Paolo II.
Il pomeriggio del giorno successivo, sulla scena della rappresentazione della “Passione di Cristo”, è stato allestito lo spazio sacro per la celebrazione liturgica presieduta dal Cardinal Bertone, officiata dai massimi Presbiteri della Diocesi, primo fra tutti il Vescovo Mons. Gabriele Mana e il suo predecessore Mons. Massimo Giustetti. Continua a leggere…

Passione di Sordevolo (2005): orso e salamandra, sfilata di attori e comparse per le vie del paese prima della rappresentazione
Nel calendario rituale contadino, gli animali del letargo presidiano i giorni della rinascita della nuova stagione e indicano all’uomo della tradizione il tempo in cui intraprendere le attività della nuova annata agraria scandita dalle diverse fasi siderali.
Ad una luna precoce (coincidente con il 2 febbraio) quindi una Pasqua alta che cade il 22 di marzo, corrisponde l’inizio dell’annata agraria anticipata: i lavori dei campi cominciano per tempo promettendo un raccolto abbondante, poiché i prodotti della terra hanno modo di giungere a completa maturazione.
Quando la luna di febbraio si compie tardivamente, il plenilunio pasquale coincide con il 25 aprile (Pasqua bassa) e i lavori dei campi iniziano in ritardo e possono compromettere il raccolto e la stessa sopravvivenza dell’uomo.
L’orso mitico, posto a presidio del 2 febbraio, è ampiamente attestato nell’Europa della tradizione. Meno analizzata è la figura della salamandra che sembra essere posta a guardia della Pasqua bassa, quella che ricorre il 25 aprile. Oggi è difficile ritrovare ancora attiva o nella memoria la presenza di questi due animali che vigilano le due date estreme del tempo della rinascita. Eccezionalmente appaiono nella sacra rappresentazione della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo a Sordevolo, presenti ancora nelle edizioni del 1924 e del 1934, testimoni del perdurare di cultualità depotenziate ma ancora molto forti tra le genti delle Alpi biellesi. Scopo di questo lavoro è di analizzare questi due animali presenti nella memoria rituale di Sordevolo anche alla luce dell’area storico-geografica che comprende. Continua a leggere…
Occhieppo Superiore – Sabato 17 Luglio, inizio ore 20, cena tipica calabrese – molti i Calabresi residenti nella Frazione “Galfione” – provenienti perlopiù dal Comune di Antonimina – Prenotazione per la cena: 329 804 60 69

Cena tipica sarda a Villa Mossa di Occhieppo Superiore: maialini allo spedo e gruppo di cucinieri
Sabato 17 luglio, alle ore 20, gli Occhieppesi di origine calabra presenteranno i piatti tipici della cucina della loro terra di origine.
Proseguono le cene tipiche regionali per Occhieppo Estate 2010 a “Villa Mossa”; dopo il successo della “cena tipica sarda” appuntamento con la “cucina calabrese”.
La ricchezza di un Territorio è data dagli uomini e dalle donne che lo abitano, dalla loro vita, dai loro saperi. Fin dai primordi, il Biellese è stato cerniera, luogo di incontro di genti diverse. Sappiamo che, in un lontano passato, sulle due rive del torrente Elvo risiedevano, incontrandosi e fronteggiandosi, Victimuli e Salassi, Liguri e Celti, interessati entrambi all’estrazione dell’oro della Bessa. Col tempo si sono succeduti i Romani e, durante il loro dominio, popolazioni tratte in schiavitù, costrette ad estrarre il metallo prezioso per le casse l’Impero. Poi, nel succedersi dei secoli, diverse sono state le infiltrazioni dal Nord, perlopiù di Alemanni, divenute nei secoli successivi, subito dopo l’anno Mille, una vera e propria colonizzazione di popolamento. Dalle regioni del Vallese, arrivarono nuclei consistenti per abitare la montagna; i rapporti con la Diocesi di Sion si intensificarono e normarono grazie agli Challant di Aosta e i Vescovi di Vercelli successori di Sant’Eusebio da Cagliari, primo vescovo di Vercelli, Patrono del Piemonte, inviato nel IV secolo ad evangelizzare le popolazioni alpine. Continua a leggere…