Il calore del forno e il valore delle tradizioni: a “Su Nuraghe” la comunità si ritrova a tavola

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Da Biella alla Sardegna, sapori, gesti e ricordi rinnovano il legame tra generazioni, nel segno della convivialità e dell’identità condivisa.

Sabato 31 ottobre 2026, nelle accoglienti sale del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, il calore del grande forno a legna ha fatto da cornice a una serata all’insegna della convivialità, dei sapori isolani e dello stare insieme. Attorno alla tavola, soci, famiglie e amici hanno ritrovato il piacere di condividere non soltanto il cibo, ma anche quel patrimonio di consuetudini e relazioni che, nel tempo, contribuisce a mantenere unite le comunità.

Per l’occasione, le fiamme hanno nuovamente illuminato la grande cupola del forno, costruito nel 1986 da zio Agostino Angotzi, muratore originario di Senis, in provincia di Oristano. Inaugurato durante le celebrazioni del primo decennio di vita dell’associazione, questo manufatto è diventato negli anni uno dei simboli più riconoscibili della sede biellese: un luogo di incontro nel quale il fuoco, la sapienza artigiana e la cultura gastronomica si trasformano in occasioni di partecipazione.

Protagonisti ai fornelli, i fratelli Gianfranco e Roberto Pilloni, Sardi di seconda generazione, con radici familiari a Siliqua e Domusnovas, nel Sulcis-Iglesiente. Con passione e abilità hanno sfornato appetitose specialità, culminate nella caratteristica pizza “Su Nuraghe”, impreziosita dalla salsiccia di Marrubiu, ingrediente che porta sulla tavola un sapore autentico della tradizione gastronomica sarda.

Accanto a loro, una squadra di volontari ha reso possibile la riuscita dell’iniziativa. Margherita Bullegas, Anna Axana, Roberta Lunardon e Antonietta Ballone hanno contribuito all’organizzazione e all’accoglienza, mettendo a disposizione tempo, disponibilità e spirito di servizio. A quest’ultima il compito di preparare un dolce speciale a base di castagne, distribuito generosamente a tutti i presenti, richiamando i profumi e i colori della stagione autunnale.

La serata ha riservato un’attenzione particolare anche ai più piccoli. In concomitanza con Halloween, festa ormai entrata nelle consuetudini delle giovani generazioni, altri soci hanno distribuito caramelle, dolci e piccoli doni, regalando ai bambini momenti di allegria. Una consuetudine contemporanea che, senza cancellare il patrimonio delle usanze più antiche, può diventare un’ulteriore occasione per ritrovarsi e condividere.

Proprio in questi giorni, tra la fine di ottobre e i primi di novembre, la Sardegna custodisce un ricco patrimonio di ritualità dedicate alla memoria dei defunti. Is Animeddas nel Campidano, Su Mortu Mortu in diverse località del Centro e del Nord dell’Isola, Su Prugadoriu a Seui, accompagnati dalla luce di Sa Mortigedda (la zucca intagliata tradizionale): nomi differenti per consuetudini accomunate dal ricordo dei propri cari, dalla generosità e dal coinvolgimento dei bambini. Un tempo, erano proprio loro a bussare alle porte delle abitazioni per ricevere pane, frutta secca, castagne e dolci, in un gesto simbolico di condivisione dedicato alle anime dei defunti.

Sono tradizioni che raccontano un legame profondo tra passato e presente, tra chi non c’è più e chi continua a custodirne la memoria. Il loro valore non risiede soltanto nei riti, nei sapori o nei gesti tramandati, ma soprattutto nella capacità di creare appartenenza, rafforzare i rapporti familiari e rinsaldare i vincoli tra le persone.

È anche questo il significato degli appuntamenti promossi da “Su Nuraghe”: mantenere vive le proprie radici nella terra di adozione, facendo della cultura un ponte tra generazioni e tra comunità. Perché le tradizioni non sono semplicemente ricordi da conservare, ma patrimoni vivi da condividere, capaci di attraversare il tempo e lo spazio, accompagnando i Sardi dell’Altrove e i loro figli nel cammino comune.

Attorno al fuoco del forno, tra una pizza appena sfornata e un dolce alle castagne, si rinnova così una consapevolezza semplice e preziosa: una comunità rimane viva quando sa ritrovarsi, accogliere e trasmettere ciò che ha ricevuto. E quando le mani dei volontari si uniscono, il calore della tradizione diventa calore umano.

Giovanni Usai

Nell’immagine, volontari del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” impegnati nell’organizzazione della serata

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