Poesia sarda di Nicola Loi: da Biella attraversando l’oceano

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Da sempre, la poesia cerca di dare voce ai sentimenti nella loro nuda umanità, nel bene e nel male; nella gioia e nel dolore: celebra l’amore, biasima l’odio e “sa disamistade”, censura l’inimicizia: Zente ch’est pronta a bender’ su frade / Gente che è pronta a vendere il fratello”; condanna il Caino che è in noi.

Dai versi “Populo isciau / Popolo schiavo”, di Nicola Loi di Ortueri, tracima tristezza e disappunto, misti al senso di impotenza che il Poeta cerca di far superare prendendo a prestito immagini tratte dalla quotidianità del villaggio. Qui il potere dei “banduleris de su parlamentu, / Le banderuole del parlamento” viene raffigurato nella plasticità di “piscamos in trona / vescovi sul pulpito”.Dae annos est matessi su missale / Da anni è lo stesso il messale”, afferma lo sconsolato ma non arreso Poeta. Costoro, dall’alto dei loro scranni, fanno sa vida ‘e su mannale / la vita del maiale da ingrasso”.

Poesia sociale, dura, che si chiude con l’invito alla riflessione, perché, “de totu custu chircadi sa culpa, / Lis as abbertu sa janna ‘e beranu”, vale a dire: “di tutto questo cerca la causa, / Hai aperto loro la porta della primavera”.

I versi, nella traduzione di Grazia Saiu, verranno inseriti nell’antologia di testi per il Laboratorio linguistico “Eja emmo sì, là dove il sì suona, s’eja, s’emmo cantant”.

Fatti del tempo presente narrati in “Limba” per gli incontri transoceanici, che mettono in collegamento mensile il Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella e il Circulo Sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina).

Battista Saiu

Nell’immagine: Tertenia (Nuoro), Nuraghe “Aleri” Sardegna, museo a cielo aperto, i nuraghi candidati a diventare patrimonio UNESCO (foto di Fabrizio BiBi Pinna).


Populu isciau

Betadu nd’ant a terra sa barraca,

Ma prontos sunt sos propios mamutzones.

Biadu chie los tenet a faca,

In pedde anzena faghent sos leones.

 

In mesu a custa mala carestia,

A buca ‘e porcu faghent sas promissas.

Ma sunt in chirca de cadrea ebbia,

E dogni die cantant chentu missas.

 

Dae annos est matessi su missale,

Betzas cantones feas iscadidas.

E faghinde sa vida ‘e su mannale,

Ca sas proendas no las ant finidas.

 

Semper pienu ant su magasinu,

Cun sas provistas de donzi manera.

E no lis mancat peta, pane e binu,

A nois restat solu una chimera.

 

Chie los iscultat cun sa buca abberta,

Ca no lis bastat totu cuddu iscaddu.

Sighi[n]t a bider’ sa ‘idda deserta,

E issos torra ruent dae caddu.

 

Unu populu sena rebbellia,

Cundennadu a viver’ in cadena.

Sighit a lingher’ de dogni zenìa,

Bastat chi jutat sa ‘entre piena.

 

Zente ch’est pronta a bender’ su frade,

Vivinde che sos canes suta mesa.

Cando podet gosare libertade?

Si naschida est istraca, gia arresa.

 

Sos banduleris de su parlamentu,

Chi parent totu piscamos in trona.

Sunt bentulende cun su nostru bentu,

Issos connoschent solu annada bona.

 

E tue pedis su diritu tou,

Si ti lu dant est unu piaghere.

Pero no bessit da su sacu sou,

Ammenta, tue che l’as postu mere.

 

Pero vivende ses in s’arrennegu,

Ma cussu male ti l’as fatu a solu.

Dende su votu ti ses fatu tzegu,

Fatu as bolare sos corvos in bolu.

 

Chi ti consumat sos ossos e pulpa,

E tue vile li basas sa manu.

De totu custu chircadi sa culpa,

Lis as abbertu sa janna ‘e beranu.

 

Nigolau Loi, su 14 de austu 2022

 

Popolo schiavo

Buttato hanno a terra la baracca,

Ma pronti sono i loro “mamutzones”.

Fortunato chi li ha vicini,

Con pelle d’altri fanno i leoni.

 

In mezzo a questa brutta carestia,

Con bocca di maiale fanno promesse.

Ma sono in cerca solo di poltrona,

E ogni giorno cantano cento messe.

 

Da anni è lo stesso il messale,

Vecchie canzoni brutte scadute.

E facendo la vita del maiale da ingrasso,

Perché le provende non le hanno finite.

 

Sempre piena hanno la dispensa,

Con le provviste di ogni tipo.

E non manca loro carne, pane e vino,

A noi resta solo una chimera.

 

Chi li ascolta con la bocca aperta,

Perché non basta loro tutta quella scottatura.

Continua a vedere il paese deserto,

E loro di nuovo cadono da cavallo.

 

Un popolo senza ribellione,

Condannato a vivere in catene.

Continua a leccare chiunque,

Basta che abbia la pancia piena.

 

Gente che è pronta a vendere il fratello,

Vivendo come i cani sotto il tavolo.

Quando può godere libertà?

Se è nata stanca, già arresa.

 

Le banderuole del parlamento,

che paiono tutti vescovi sul pulpito.

Stanno aerando con il nostro vento,

Loro conoscono solo annata buona.

 

E tu mendichi il diritto tuo,

Se te lo concedono è una cortesia.

Però nulla esce dalla loro tasca,

Ricorda, tu che l’hai nominato padrone.

 

Però vivendo stai nell’arrovello,

E questo male te lo sei fatto da solo.

Dando il voto ti sei reso cieco,

Hai fatto alzare i corvi in volo.

 

Chi ti mangia ossa e polpa,

E tu vile baci loro la mano.

Di tutto questo cerca la causa,

Hai aperto loro la porta della primavera.

 

Nicola Loi, 14 agosto 2022

Agosto 2022, una parola sarda al mese: “L” come “Laborare”

descrizioneLABORARE sd. centr., laorare, laurare log. ‘mettere a coltura la terra, arandola, seminandola e predisponendola al raccolto’. Questo significato è identico pure negli Stat. Sass. I, 42; nelle CV XVIII 2, nel CSP 186, nel CSMB 165, 176. Quindi è fuor di luogo l’interpretazione del Wagner, che traduce ‘lavorare la terra, arare’, derivandola poi dal lat. laborāre ‘affaticarsi; essere ammalato’, ed ovviamente non tenendo conto che quel verbo latino ha base nell’akk. la’ābu ‘to harass, afflict, tormentare, affliggere’ (OCE II 444).

Per interpretare bene queste voci ci attestiamo sul prototipo laòre, (da cui hanno origine gli aggettivali laórgiu, laorzu) ‘tutte le attività per la messa a coltura e per il raccolto di cereali, viti, ortaggi’.

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Il Comune di Povoletto invia a Biella pietra di memoria per “Nuraghe Chervu”

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L’Amministrazione comunale di Povoletto ricorda i concittadini che hanno perso la propria vita nella Prima Guerra Mondiale aderendo all’iniziativa del Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. Il progetto – condiviso dalla Prefettura e dalla Città di Biella – prevede l’invio di una lastra di pietra, idealmente una per ciascun comune italiano, indicante il numero dei Caduti della Grande Guerra, per il completamento dell’area monumentale chiamata “Nuraghe Chervu”.

L’invito a partecipare è arrivato dalla Prefettura di Udine e l’Amministrazione ha subito trovato la collaborazione dei gruppi A.N.A. locali, in particolare di quello di Povoletto che, grazie all’impegno del socio Giancarlo Shaurli, ha individuato la pietra e realizzato l’incisione “Povoletto 118”, ossia il numero dei soldati caduti. La lastra si unirà alle altre, già centinaia provenienti da diversi Comuni italiani, in un progetto che il 17 marzo 2019 ha già visto la posa delle prime 250 pietre e ancora in divenire, la cui nuova inaugurazione è prevista nel prossimo mese di novembre 2022.

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Museo delle migrazioni, anche la natura migra: il Gruccione

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Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo – Rete Museale Biellese – via Fiume, 12.

Gli allestimenti presenti nel Museo delle Migrazioni permettono al visitatore di rendersi conto che le migrazioni sono un elemento fondamentale della vita di numerosi esseri viventi. Emerge quindi che migrare è una necessità tanto umana quanto animale, e proprio gli uccelli, di cui vediamo qualche esemplare esposto presso la terza sala del museo, ci mostrano l’importanza di questa pratica.

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Il Comune di Pollutri invia a Biella pietra di Memoria per “Nuraghe Chervu”

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Si è tenuto stamattina presso la sala consigliare del municipio di Pollutri (CH), la consegna di una pietra da inviare a Biella per il progetto “Nuraghe Chervu” a memoria della Brigata “Sassari” e di tutti i Caduti della Prima guerra mondiale, per la realizzazione di un monumento con pietre provenienti dai comuni d’Italia.

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