Radici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella
LÀḌḌARU sassar. ‘gromma, tartaro, incrostazione lasciata dal vino nelle botti’, anche araḍḍu; ‘idem’, ‘morchia di nicotina nella pipa’.
Correlata a questa voce è caregaḍḍa, aragaḍḍa log. ‘sudàmina, lattime’ (in caregaḍḍa si nota il composto con cara- ‘viso’). Zonchello ritiene caregaḍḍavariante campid. di aragaḍḍu, log. e sassar. araḍḍu etc. che genericamente significa ‘incrostazione di sporcizia’. Egli comunque non produce una valida etimologia.
Va anzitutto premesso che araḍḍu ha stretta parentela fonetica (sia pure perdendo la –ga-) con aregaḍḍa, aragàḍḍa, làḍḍaru che a Senorbì indica l’orticaria. Wagner dà per aragaḍḍu, aregaḍḍa, aragaḍḍa, argaḍḍu, grağaḍḍu e altre varianti il significato di ‘gromma di pipa; crosta; tartaro delle botti o dei denti; sporcizia, sudiciume’, ma dà anche il significato di ‘lattime’ (crosta eczematosa che si forma sulla testa dei neonati: Perdasdefogu); per aregaḍḍa dà infine il significato di ‘sudàmina’ (crosta rossa lasciata dal sudore sulla cute, che dà molto prudore). Non dà invece il significato di ‘acariasi’ ossia ‘prurito furioso causato dagli acari del granaio’. Secondo lui (e secondo Zonchello che lo segue: DMCDS 78, 172), le voci concordano per il significato col cat. carrall ‘sarro de la pipa, de los dientes’, ‘scoria, tartaro, incrostazione, gromma’.


Nata a Padria, in provincia di Sassari, Caterina Sale, raggiunta la maggiore età, lascia la Sardegna nel 1950 per ricongiungersi con la sorella arrivata un paio di anni prima a Biella. Caterina, prima governante e poi operaia in fabbrica, fa parte della folta schiera di giovani donne isolane, che partono sole in cerca di indipendenza, lavorando a servizio o frequentando la Scuola Convitto per infermiere professionali e generiche, istituita presso l’Ospedale degli Infermi cittadino.
Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella – “Calé” è la parola che accompagna il quarto mese dell’anno come la si ritrova nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi e di “Barba Tòni”, Barbo Toni Boudrìe.