Biodiversità, ricerca e tradizioni apistiche in dialogo tra Isola e continente
Venerdì 6 marzo alle ore 21 nuovo appuntamento al Circolo Culturale Sardo di Biella. L’esperienza del recupero dell’ape nera sicula diventa modello di collaborazione tra istituzioni, enti scientifici e apicoltori per tutelare le razze autoctone e rafforzare la resilienza ambientale dei territori, dalla Sardegna al Piemonte.
Prosegue con crescente partecipazione il corso di apicoltura promosso dall’Associazione Biellese Apicoltori presso il Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, spazio di confronto tra cultura, ambiente e comunità. Il terzo appuntamento in programma venerdì 6 marzo alle ore 21 sarà dedicato alle attrezzature apistiche e all’organizzazione dell’apiario, tema centrale per una gestione moderna degli alveari.
Relatore della serata il biologo dott. Paolo Detoma, presidente dell’Associazione Biellese Apicoltori, che illustrerà strumenti, tecniche operative e criteri organizzativi utili a garantire efficienza produttiva e benessere delle colonie.
Il nuovo incontro segue la partecipata serata del 27 febbraio, durante la quale il professor Giorgio Bello Parcianello ha approfondito la biologia delle api collegandola alle pratiche quotidiane dell’apicoltore, soffermandosi sugli effetti del cambiamento climatico, oggi tra le principali criticità per gli impollinatori e per l’intero equilibrio degli ecosistemi.
A conclusione della serata, è stato proiettato il documentario del regista cagliaritano Davide Mocci, trasmesso per la prima volta sulle reti RAI nel programma Geo&Geo, dedicato al recupero dell’ape nera sicula. Il film racconta il progetto di salvaguardia sviluppato tra le isole Eolie e il Parco dei Nebrodi, esempio virtuoso di collaborazione tra apicoltori, studiosi ed enti pubblici per salvare una sottospecie un tempo ritenuta estinta.
L’Apis mellifera sicula, unica nel panorama europeo per caratteristiche genetiche e adattative, è resistente alla varroa e alle virosi correlate, frugale nei consumi e capace di operare anche in condizioni climatiche difficili. Il suo recupero rappresenta oggi un modello di tutela della biodiversità fondato sulla valorizzazione delle razze locali.
Proprio l’esperienza siciliana ha stimolato una riflessione sul patrimonio apistico del Biellese. Come sottolinea il dottor Detoma: «L’ape originaria locale è riconducibile all’ecotipo derivato da Apis mellifera ligustica, diffusa storicamente tra Liguria e Piemonte occidentale. Presenta addome castano con bande dorate, corpo affusolato e peli corti; è apprezzata per docilità, operosità e prolificità delle regine, con limitata tendenza alla sciamatura, pur mostrando una certa predisposizione al saccheggio e alla deriva. Pur non essendo formalmente riconosciuta come razza autonoma, la cosiddetta “ape biellese” rappresenta un patrimonio genetico costruito nei secoli dall’adattamento al clima locale. L’obiettivo degli apicoltori è oggi quello di preservarne le caratteristiche evitando ibridazioni incontrollate dovute all’importazione di regine esterne».
La salvaguardia delle popolazioni locali diventa parte di una strategia più ampia che unisce territorio, ricerca scientifica e associazionismo. In questo contesto il Circolo “Su Nuraghe” continua a svolgere un ruolo di ponte tra Sardegna, comunità sarde dell’emigrazione e realtà piemontesi impegnate nella difesa dell’ambiente e della biodiversità.
Il percorso formativo promosso dalla comunità sarda si inserisce inoltre nelle linee guida dell’iniziativa nazionale “+ API. Oasi Fiorite per la Biodiversità”, promossa da Filiera Futura con il supporto scientifico della Fondazione Agrion. Nel Biellese, il progetto è sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, impegnata a favorire la creazione di oasi fiorite e habitat ricchi di essenze mellifere, coinvolgendo comunità locali, enti e associazioni nella tutela degli impollinatori.
Le api domestiche e selvatiche garantiscono circa il 70% dell’impollinazione delle specie vegetali e oltre un terzo della produzione alimentare mondiale, confermandosi elemento chiave per l’equilibrio ambientale e per l’economia agricola.
Il terzo incontro del corso di apicoltura si configura quindi come un ulteriore momento di crescita, nel quale il dialogo tra Sardegna, Piemonte e realtà mediterranee dimostra come la cooperazione tra istituzioni, associazioni e apicoltori possa trasformarsi in uno strumento concreto di tutela della biodiversità e di sviluppo dei territori.
Eulalia Galanu
Nella foto: un momento della partecipata seconda serata del corso di apicoltura.
