I Sardi e la Pasqua: tradizionale offerta delle palme “filadas”

Consegna palme

Consegna delle palme al vescovo di Biella mons. Gabriele Mana, a padre Epifanio, a don Ferdinando Gallu, a suor Maria Cesarina.

Sabato 16 aprile, nelle prime ore del pomeriggio, una delegazione del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe è stata ricevuta dal vescovo di Biella mons. Gabriele Mana per la consegna di “sa prammas filadas“, palme finemente intrecciate da portare in processione la domenica che rievoca l’entrata solenne di Gesù in Gerusalemme.
Successivamente, la rappresentanza dei Sardi di Biella ha offerto il tradizionale omaggio pasquale, a padre Epifanio, frate guardiano dei Francescani Minori di San Sebastiano, poi al loro cappellano don Ferdinando Gallu, parroco di Pettinengo e, infine, a suor Maria Cesarina, direttrice delle suore Francescane di San Giuseppe di Oristano, presenti presso la Casa di Cura “Vialarda” di Biella.
Diffusa in tutti i continenti e in diverse varietà, la palma da dattero, originaria del Nordafrica, è stata una delle prime piante curate dall’uomo per avere cibo. Ancora oggi, caratterizza la vegetazione delle coste mediterranee e delle oasi.
Sacra fin dall’antichità, la palma veniva associata alla fertilità dell’uomo, degli animali e della terra, ma anche al cielo e al sole che lo domina.
La palma, il ramoscello, il ramo verde di diverse specie, a seconda della latitudine e della disponibilità, sono universalmente considerati come simboli di vittoria, di rigenerazione e di immortalità.
In concomitanza con il solstizio d’inverno e con le feste natalizie ad esso correlate, allora come ai nostri giorni, si usava e ancora si suole mangiare dei datteri e confezionare dolci in cui essi siano presenti.
Il Cristianesimo eredita e rifunzionalizza simbologie anteriori, come palme e fronde verdi, presenti all’entrata di Gesù in Gerusalemme nei giorni precedenti la sua Passione. Infatti, le candide palme rituali, mirabilmente intrecciate, i palmizi dei riti della Settimana Santa oppure i fiori e le rose, diffusamente impiegati in altre feste, sono già presenti nelle processioni di Iside.
Nel campo del folclore, la Domenica delle Palme è attestata già nel IV secolo: a Gerusalemme, ad Edessa ed a Costantinopoli. Di più, nei paesi che mancano di palme, è conosciuta come Pascha florum o floridum, perché i fiori le sostituiscono.
Ed è, infine, curioso che la Penisola “Florida” degli Stati Uniti d’America abbia avuto questo nome dagli Spagnoli, che vi approdarono per la prima volta la Domenica delle Palme precedente la Pasqua del 1513.

Battista Saiu


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