Sardi e Liceo Scientifico di Biella, cultura del fare e saper fare

Pettinengo, il prof. Valentino Faraci

Saperi tecnici artigianali tradizionali sono al centro del progetto Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli, sostenuto da Regione Piemonte e Regione Autonoma della Sardegna, messo in pratica dal Circolo Culturale Sardo di Biella, orientato a documentare saperi immateriali presenti sul territorio e formulare proposte di salvaguardia e valorizzazione dei valori culturali preferibilmente attraverso la messa a punto e la realizzazione di modelli di cooperazione, didattici e di sviluppo sostenibile.
Al centro dell’azione, il lavoro del prof. Valentino Faraci – docente e restauratore professionista con diploma di laurea in pittura con sperimentazione in restauro dei manufatti scolpiti in legno – e il tabernacolo ligneo del XVIII secolo, presente nella chiesa di San Grato d’Aosta e Sant’Eusebio da Cagliari di Canton Gurgo di Pettinengo. Al lavoro di restauro, autorizzato dal soprintendente del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, vista la necessità di intervento, è stato associato un laboratorio di restauro, attivato presso il Liceo Scientifico “Amedeo Avogadro” di Biella, diretto dal preside Dino Gentile. Continua a leggere →

Sardi e Veneti migranti custodi d’identità di origine e di adozione

Coro Burcina

Giunta a termine la campagna di raccolta dati nell’ambito del progetto “Museo delle migrazioni, Cammini e Storie di Popoli”, sostenuto da Regione Piemonte e Regione Autonoma della Sardegna, sviluppato dal Circolo Culturale Sardo di Biella, con al centro lo studio di beni immateriali presenti sul territorio. Con l’assistenza di Idillio Zapellone, custode del Museo delle Migrazioni di Pettinengo, Battista Saiu e l’antropologo visuale Luca Ghiardo hanno effettuato scandagli su riti e consuetudini sociali che documentano e sollecitano processi di partecipazione, di inclusione e di conoscenza: riti religiosi e laici, pratiche sociali collettive legate ai cicli di vita e dell’anno, episodi significativi della vita culturale delle comunità, di specifici gruppi sociali e di singoli cittadini, quali testimoni della storia e della cultura dei luoghi. Continua a leggere →

Pane benedetto per la festa di Sant’Eusebio da Cagliari a Lessona

Lessona, festa di sant'Eusebio da Cagliari

L’oratorio di sant’Eusebio da Cagliari che sorge a Lessona, nell’antico cantone Barazia, oggi noto come canton Mozzetto, ha accolto i fedeli per l’annuale festa rionale del patrono. Al sardo Eusebio, primo vescovo di Vercelli, eletto patrono del Piemonte da san Giovanni XXIII (1963), hanno fatto riferimento il parroco di Lessona, don Renzo Diaceri, e mons. Salvatore Pompedda, da Pattada (Sassari), collegiale di Oropa. Durante il panegirico sono state evidenziate vita e vicissitudini di sant’Eusebio, condannato all’esilio e mandato a Scitopoli, in Palestina; trasferito prima in Cappadocia, poi nella Tebaide egiziana. Con la Morte dell’imperatore Costanzo, salito al trono Giuliano l’apostata, il santo vescovo ha potuto far rientro in Piemonte attraverso l’Illirico – antica provincia romana corrispondente alla penisola balcanica che si affaccia sul mare Adriatico – predicando e convertendo alla fede di Cristo risorto. Continua a leggere →

Il vestito nero della festa di spose sarde e della Bürsch al museo di Pettinengo

Museo delle Migrazioni, abito da sposa di Oliena

Un oggetto presente nel Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo che sempre colpisce i visitatori è il costume sardo di Oliena, donato dalla Famiglia Medde. Tipico abito della festa, veniva indossato dalla sposa il giorno del matrimonio. Nel mondo della tradizione isolana e in quella alpina, il vestito nuziale di colore nero, rimanda alla luna nuova: nera, vergine e madre ad un tempo. Tingere di nero il tessuto era difficile, per di più soggetto a scolorire in fretta se indossato sovente; di conseguenza era il cromatismo della festa, indossato la domenica e in occasioni speciali, come nel matrimonio. Nella sua eccezionalità, il nero indicava il tempo straordinario come quello del rito di passaggio nella prospettiva di formare una nuova famiglia. Continua a leggere →

Una parola sarda al mese: T come TZURPOS

incipit T, in Giampaolo Mele, Die ac NocteRadici e semantica delle parole sarde, rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella

THURPOS, tzurpos. Sono le famose maschere del Carnevale di Orotelli, totalmente nere, vestite con pastrano nero tessuto con lana di capra nera, incappucciati di nero, col viso nero di carbone. Gli unici termini da me trovati sono il babilonese ṭurpu ‘rimozione forzata, sequestro, confisca’ e bab. ṭupru ‘zoccolo (di bestia)’. Poiché il passo dei Thurpos (Tzurpos) è simile a quello dei Mammutthònes, una coppia in cui il primo thurpu imita l’animale che scappa mentre l’altro thurpu lo insegue e lo prende al laccio, è evidente l’origine dal bab. (ṭurpu: ‘sequestrare’).
Ma a ben vedere qui abbiamo anche un concorrere di altre forme e significati che tendono a fondersi. Perché c’è pure il bab. šurpu(m) ‘burning, incineration (of wood); firewood, combustible’, ossia ‘bruciatura, incinerazione di legna; legna da ardere, combustibile’. È esattamente la figura che appare nel travestimento del thurpu: che è un ‘tizzone’ vagante. Continua a leggere →