Laboratorio linguistico a Biella – uso della lingua materna nella poesia, tra storia, cultura e cronaca contemporanea – fatti del giorno, “de die in die” nei versi di Tore Spanu.
“Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant” è il titolo del Laboratorio linguistico di Su Nuraghe di Biella, che rimanda ad un celebre verso della Divina Commedia («le genti del bel paese là dove ’l sì suona»: Inferno XXXIII, 80), nel quale Dante, padre della lingua italiana, si riferisce a un’epoca in cui l’Italia era ancora un concetto di là da venire. Per Dante, la lingua è un punto di riferimento e il “sì” è il primo nucleo di un’identità comune alle diverse «genti del bel paese». Per l’identità dei Sardi sono “s’emmo e s’eya”. Lo sanno bene i Sardi de su disterru, emigrati, sradicati ma fedeli custodi di tutto ciò che hanno dovuto lasciare e, prima fra tutto, sa Limba, la Lingua di origine con la quale si riconoscono in ogni parte del mondo.Continua a leggere →


Il 10 Febbraio si celebra il Giorno del Ricordo, istituito con la Legge 30 Marzo 2004, n. 92, al fine di «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».
VETTA sassarese ‘nastro, nastrino, fettuccia ornamentale’ (anche in logudorese). Pompeo Calvia: Li Candaléri fàrani in piàtza / cu li vétti di rasu trimuréndi… ‘I Candelieri scendono nella via grande con i nastri di raso tremolanti…’. Base etimologica nell’akk. betatu (plur. tantum di un *betu, evidentemente sopravvissuto in Sardegna), che fu una ‘decorazione usata sui vestiti’; in accadico ha pure il significato di ‘oggetti di pelle’ (che sono opere d’artigianato).
Martedì 4 febbraio 2020 è mancato Bruno Julita, all’età di 80 anni. Ne danno il triste annuncio la moglie Margherita, la figlia Shamala con Federico, la sorella Teresita con il marito Pier Carlo, i nipoti Elena e Marcello con famiglia, amici e parenti tutti.