Biella, quando l’acqua canta primavera: la poesia di Nicola Loi unisce Sardegna e diaspora

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Dalla pioggia che nutre la terra all’incontro tra continenti: lingua, memoria e identità nel laboratorio linguistico promosso dal Circolo Su Nuraghe

Mentre in Sardegna l’inverno sembra voler resistere come accadeva un tempo — stagioni lunghe, piogge insistenti e cieli carichi d’acqua — nel resto della Penisola l’aria primaverile appare già annunciata. È proprio in questo contrasto climatico che giunge la poesia “Torrat beranu / Arriva primavera” del poeta ortuerese Nicola Loi, un componimento che assume i tratti di un antico canto agreste, capace di trasformare la cronaca meteorologica in riflessione universale.

Come un moderno vate della tradizione pastorale sarda, Loi invita a rileggere il significato profondo della pioggia, elemento spesso percepito solo come disagio o calamità. Nei suoi versi, l’acqua diventa invece promessa di rinascita:

“Deviat esser’ annada de bundu.
S’abba in totue, istrinat umores,
Richesa dat sa terra in su profundu”
,

ovvero: “Dovrebbe essere annata di abbondanza. / L’acqua dappertutto, sprigiona umori, / Ricchezza dà la terra dal profondo”.

L’acqua non è soltanto nutrimento della terra, ma anche musica e festa comunitaria. Il poeta evoca il suono dei campani che animano gli ovili — “Poninde festa in donzi cuile”, “mettendo festa in ogni ovile” — intrecciandolo simbolicamente con il rintocco del campanile, voce collettiva che sa unire paesaggio rurale e dimensione spirituale.

Ne emerge un’ode luminosa, quasi controcorrente rispetto ai diffusi timori suscitati dalle piogge abbondanti che, negli ultimi mesi, hanno colpito l’Isola. Nicola Loi rievoca i periodi di siccagna, quando la mancanza d’acqua impoveriva campagne e comunità. Nei versi conclusivi, il poeta ribalta la percezione del presente:

“No est comente ateros istios,
Chi timias su solianu raju…
Est sa bundante abba de ocannu,
A boghe arta narat, no est dannu!”

cioè: “Non è come altre estati, / quando temevi i raggi del sole, / con sorgenti che davano l’addio. / È l’abbondante acqua di quest’anno, / a voce alta dice: non è danno!”

La poesia — tradotta da Antonio Ledda, di Villanova Monteleone, e rivisitata da Roberto Perinu — entrerà a far parte dell’antologia del Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”, progetto dedicato alla lettura e alla scrittura nel sardo contemporaneo. L’iniziativa valorizza la lingua madre come strumento vivo di trasmissione culturale, identità condivisa e dialogo intergenerazionale.

Il percorso didattico, promosso dal Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella e documentato anche sul sito istituzionale www.sunuraghe.it si sviluppa in una dimensione internazionale: un laboratorio linguistico transoceanico che collega Piemonte e Argentina mediante la collaborazione con il Circolo Sardo “Antonio Segni” di La Plata. Gli incontri online, realizzati tramite la piattaforma Zoom, costruiscono un ponte ideale tra comunità lontane geograficamente ma unite dalla stessa eredità culturale.

In questo scambio continuo tra Sardegna e diaspora, la poesia diventa luogo d’incontro e di memoria: una corrente d’acqua che attraversa oceani e generazioni, mantenendo viva la lingua e il sentimento di appartenenza dei Sardi nel mondo.

Battista Saiu

Nell’immagine: Villanova Monteleone, “Domus de Janas” di Pottu Codinu (foto di Sergio Melis).

 

Torrat beranu

Torrat beranu e pro sos pastores,

Deviat esser’ annada de bundu.

S’abba in totue, istrinat umores,

Richesa dat sa terra in su profundu.

Totue sos profumos e colores,

Che unu giardinu lu ‘ides a tundu.

Chie a boghes fit: acabb’acabba!

Cumprendat su valore de cust’abba.

 

Torrant sos tazos da-e sa piana,

Poninde festa in donzi cuile.

Tocos de gloria, sa cama galàna,

Pro sos sonazos, nota beranile.

Comente chi intendas sa campana,

Chi sonat da-e s’altu campanile.

Pigada est s’allegria da-e basciura,

Lat’e lana istrinant in s’altura.

 

Totue sos melodiosos cantos,

Chi mudat sas aèras a seranu.

In poesia narant sos ispantos,

Cun bonas-noas da-e Campidanu.

Como festas pro santas e pro santos,

E su pasidu fagher’ fitianu.

Su monte in sa friscura dat cuerru,

Est bonu ammentu, su bund’e s’ierru.

 

Animu ponet isetende maju,

Cantende sunt funtanas e sos rios.

Birde che ortalitzia, donzi erbaju,

No est comente ateros istios,

Chi timias su solianu raju,

Cun venas chi daiant sos adios.

Est sa bundante abba de ocannu,

A boghe arta narat, no est dannu.

 

Sunt rassos sos crabitos e anzones,

Pro Pasca sun seguros sos balanzos.

No solu a proendas sos masones,

Comente amus connotu in annos lanzos.

Cando est totu a soddisfatzione,

Nde bendent puru a logos istranzos.

Ocannu s’erva miscia e su trivozu,

Fin’a sa craba ‘etza ponet ozu.

Nigolau Loi, su 25 de frealzu 2026

 

Ritorna primavera

 

Ritorna la primavera e per i pastori,

Dovrebbe essere annata di abbondanza.

L’acqua dappertutto, sprigiona umori,

Ricchezza dà la terra dal profondo.

Dappertutto i profumi e colori

Come un giardino l vedi attorno.

Chie urlava: smetta di piovere!

Capisca il valore di quest’acqua.

 

Tornano le greggi dalla pianura,

Mettendo festa in ogni ovile.

Ritocchi di gloria, la mandria aggraziata,

Per i campanacci, nota primaverile.

Come se si senta la campana,

Che suona dall’alto campanile.

Salita è l’allegria dal piano,

Latte e lana gratificano nell’altura.

 

Dappertutto i melodiosi canti,

Che cambia le nuvole in sereno.

In poesia raccontano le meraviglie,

Con buone notizie dal Campidano.

Ora festeggi per sante e per santi,

E il riposo diventa abituale.

Il monte in frescura dà riparo.

È buon ricordo, il giudizio dell’inverno.

 

Mette coraggio aspettando maggio,

Stanno cantando fontane e i fiumi.

Verde come ortaggio, ogni erbaio,

Non è come altre estati,

Quando temevi i solari raggi,

Con sorgenti che davano gli addii.

È l’abbondante acqua di quest’anno,

Ad voce alta dice, non è danno.

 

Sono grassi capretti e agnelli,

Per Pasqua sono sicuri i guadagni.

Non solo provenda alle mandrie,

Come abbiamo conosciuto in anni magri.

Quando è tutto a piacimento,

Se ne vende anche in luoghi forestieri.

Quest’anno l’erba povera e il trifoglio,

Anche alla capra vecchia mette l’olio.

Nicola Loi, 25 febbraio 2026

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