“Carrelas de sa vida/Strade della vita”: a Biella la poesia di Nicola Loi, tra memoria, tempo e cammino

descrizione

Al Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella approda Carrelas de sa vida/Strade della vita, nuova composizione poetica di Nicola Loi di Ortueri, poeta ormai familiare alla comunità dei Sardi-Biellesi. Da anni i suoi versi raggiungono Biella dalla Sardegna, accompagnando ricorrenze, vicende personali e momenti della vita collettiva con una lingua sarda, che sa custodire la memoria e, nello stesso tempo, parlare al presente.

La nuova poesia, datata 29 settembre 2026, festa di San Michele, si presenta in cinque ottave di endecasillabi e prende avvio da una delle immagini più antiche della poesia: il cammino. La strada diventa metafora dell’esistenza che passa, delle stagioni della giovinezza e della maturità, delle prove incontrate lungo il percorso e della memoria che, voltandosi indietro, restituisce volti, voci, feste e insegnamenti.

È un viaggio che Loi racconta con parole semplici e profonde, radicate in un patrimonio linguistico antico. La vita appare come una strada percorsa dapprima con passo veloce e poi, inevitabilmente, più lentamente. Il tempo cambia il modo di guardare il mondo, ma non cancella ciò che è stato: lo trasforma in ricordo, esperienza, consapevolezza.

Andende in custa vida a tota fua,
Como ses caminende a passu lenu.
Ca a donz’unu arrivat sa sua,
Sa temporada e chelu serenu.

Andando in questa vita in tutta fretta,
ora stai camminando a passo lento.
Perché ad ognuno arriva la sua,
il temporale a cielo sereno.

Il temporale che irrompe in un cielo apparentemente sereno è una delle immagini che meglio restituiscono l’imprevedibilità dell’esistenza. Non tutto può essere scelto, non tutto può essere governato. Il poeta guarda alla condizione umana senza retorica, riconoscendo che ciascuno incontra il proprio tempo, le proprie prove e le proprie stagioni.

Poi il ricordo torna alla giovinezza, quando la forza sembra inesauribile e la vita appare ancora tutta davanti. Ma il divenire, come una mano paziente, cambia i colori delle cose.

Ma totucantu est a tempus sou,
Sa fortza manna est in gioventude.
Cando ch’aimis, sa pudda e-i s’ou,
Pienos de ispiritu e salude
.

Ma tutto quanto è a tempo debito,
la grande forza è nella gioventù.
Quando avevamo la gallina e l’uovo,
pieni di spirito e salute.

La poesia procede quindi per immagini quotidiane, quasi domestiche, nelle quali il grande tema del tempo si misura con le cose semplici. Il consiglio non è quello di inseguire ciò che non può più tornare, ma di imparare a riconoscere il valore del poco, della misura, della lentezza.

Ma si pasidu andas in caminu,
E finas de su pagu ti cuntentas.
Sa dulcura t’acreschet intr’e sinu,
Tando de nudda mai ti lamentas.

Ma se con calma ti metti in cammino,
e anche del poco ti accontenti,
la dolcezza ti cresce in seno,
allora di nulla mai ti lamenti.

È qui che Carrelas de sa vida assume il tono di una piccola lezione di saggezza. La strada non viene presentata come una corsa verso una meta, ma come un modo di stare nel mondo. Il viaggio diventa occasione per assaporare ciò che resta: il paesaggio, la terra antica, le ore serene, le feste, i suoni e soprattutto le persone.

E il passato si apre allora sulla Sardegna di ieri, quella dei balli, dei tenores, dei contadini e dei pastori, dei vecchi che raccontavano ai giovani una vita fatta di sacrifici e di sapienza.

De ballos e de sonos, cun tenores,
Sas festas cun massajos e pastores
.

Dei balli e dei suoni, coi tenores,
le feste con contadini e pastori.

Sono immagini che sono memoria individuale e collettiva. Nei versi di Loi il passato non appare come un mondo idealizzato da rimpiangere, ma come un patrimonio di parole e di racconti dal quale attingere per comprendere il presente. I vecchi diventano custodi di una conoscenza trasmessa oralmente, attraverso il racconto e l’ascolto.

Cun sacrifitzios, in tempos metzanos,
Cun sos cossizos de sabidoria.
E los iscurtaias cun ispantu,
Comente faeddaiant cun incantu.

Con sacrifici, in tempi difficili,
con i consigli di saggezza.
E li ascoltavi con ammirazione,
come parlavano con incanto.

È una dimensione particolarmente vicina al percorso culturale di “Su Nuraghe”, dove la lingua non è soltanto strumento di comunicazione, ma luogo della trasmissione e dell’incontro tra generazioni. Il Circolo biellese ha dato negli anni spazio alla poesia di Loi, inserendone numerose composizioni nel laboratorio linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”, promosso insieme al Circolo sardo “Antonio Segni” di La Plata, in Argentina. Il percorso utilizza la poesia contemporanea per favorire la lettura e la scrittura in lingua sarda, costruendo un ponte linguistico e culturale tra Sardegna, Biella e comunità sarde d’oltreoceano.

In questo itinerario, Nicola Loi occupa ormai uno spazio riconoscibile. Le sue poesie hanno affrontato la Sardegna, il mondo pastorale, la pace, la guerra, le ricorrenze religiose e civili, fino agli affetti più intimi. Torrat su pastore/Ritorna il pastore, Pro bon’aúra/Per buon augurio, Ite semus/Cosa siamo e i più recenti versi dedicati a Francesco Guccini testimoniano una produzione nella quale la lingua sarda diventa, di volta in volta, canto, testimonianza, riflessione e dialogo.

Anche Carrelas de sa vida entrerà nell’antologia del laboratorio, nella traduzione italiana di Antonio Ledda e nella rilettura curata da Roberto Perinu. Il passaggio da una lingua all’altra non interrompe il viaggio del testo: lo accompagna, permettendo alla parola sarda di oltrepassare il mare e di raggiungere chi, pur vivendo lontano dall’Isola, continua a riconoscersi nelle sue voci.

La poesia si chiude tornando al gesto iniziale: guardarsi indietro. Non per arrestare il cammino, ma per riconoscere ciò che lo ha reso possibile.

Ti giras e abbaidas a segus,
Pregas chi sa fortuna, siat cun tegus.

Ti giri e guardi indietro,
prega che la fortuna sia con te.

Due versi semplici, quasi un saluto affidato alla strada. Dopo aver attraversato la giovinezza e la vecchiaia, la fatica e la dolcezza, le feste e i racconti degli anziani, la poesia consegna il viandante al futuro. La fortuna diventa compagna di viaggio, mentre la memoria rimane alle spalle come una luce.

Così le “strade della vita” di Nicola Loi diventano anche strade della lingua: partono da Ortueri, arrivano a Biella e proseguono idealmente verso La Plata. Un cammino fatto non di distanze da colmare, ma di parole da custodire e condividere. Perché una lingua vive davvero quando continua a essere parlata, ascoltata, scritta e trasmessa.

E, nei versi di Loi, ancora una volta, la Sardegna cammina lontano dalla Sardegna, portando con sé il respiro antico della sua terra e la voce di chi, lungo le proprie carrelas, continua a riconoscere nella parola una forma di rimembranza.

Battista Saiu

Nell’immagine, Eichhornia azurea, comunemente nota in italiano come giacinto d’acqua. In spagnolo è chiamata camalote, jacinto del agua anclado e tarope (Bolivia), mentre in Argentina è nota anche come aguapé, aguapey e aguapé guazú. Non esiste un nome tradizionale o storico in lingua sarda per questa specie esotica.

Carrelas de sa vida

Andende in custa vida a tota fua,

Como ses caminende a passu lenu.

Ca a donz’unu arrivat sa sua,

Sa temporada e chelu serenu.

Cherias sighire cudd’idea tua,

Pero ses suta su podere anzenu.

Contu ranchidu como ti presentat,

E su tempus in totu no cuntentat.

 

Ma totucantu est a tempus sou,

Sa fortza manna est in gioventude.

Cando ch’aimis sa pudda e-i s’ou,

Pienos de ispiritu e salude.

Ma s’omine no naschet da-e nou,

Pro chi pienu siat de virtude.

Cun su tempus chi creschet e colorit,

Ma su matessi, andende s’isfiorit.

 

Ma si pasidu andas in caminu,

E finas de su pagu ti cuntentas.

Sa dulcura t’acreschet intr’e sinu,

Tando de nudda mai ti lamentas.

Bene ti gosas s’antigu terrinu,

E sas oras galànas bene ammentas.

De ballos e de sonos, cun tenores,

Sas festas cun massajos e pastores.

 

Ammentas cuddos betzos pilicanos,

Cun contos de s’issoro pitzinnia.

De cando ant vividu sos arcanos,

Comente fit sa zente de una ‘ia.

Cun sacrifitzios, in tempos metzanos,

Cun sos cossizos de sabidoria.

E los iscurtaias cun ispantu,

Comente faeddaiant cun incantu.

 

In sos inghirios de sa vida intrea,

Totu comente un’istoria iscrita.

Oras de pasu, oras de pelèa,

Ma gratzias a sa vida beneita.

Cun volontade e bona-idea,

Istravias in cudd’ora malaita.

Ti giras e abbaidas a segus,

Pregas chi sa fortuna, siat cun tegus.

Nigolau Loi, su 29 de capidanni 2026, festa de santu Migalli

 

Strade della vita

Andando in questa vita a tutta fretta,

Ora stai camminando a passo lento.

Perché ad ognuno arriva la sua,

Il temporale a cielo sereno.

Volevi seguire quella idea tua,

Però sei sotto il potere altrui.

Conto amaro ora ti presenta,

E il tempo in tutto non accontenta.

 

Ma Tutto quando è a tempo debito,

La forza grande è in gioventù.

Quando avevamo la gallina e l’uovo,

Pieno di vita e salute.

Ma l’uomo non nasce di nuovo,

Anche se pieno di vitalità.

Con il tempo che cresce e colora,

Ma lo stesso, va a sfiorire.

 

Ma se con calma ti metti in cammino,

E anche del poco ti accontenti.

La dolcezza ti cresce in seno,

Allora di nulla mai ti lamenti.

Goditi bene l’antico terreno,

E le ore belle ricordati bene.

Dei balli e dei suoni, coi tenores,

Le feste con contadini e pastori.

 

Ricorda quei vecchi canuti,

Con racconti della loro giovinezza.

Di quando hanno vissuto gli arcani,

Com’era la gente di un tempo.

Con sacrifici, in tempi difficili,

Con i consigli di saggezza.

E li ascoltavi con ammirazione,

Come parlavano con incanto.

 

Nei giri della vita intera,

Tutto come una storia scritta.

Ore di pace, ore di sofferenza,

Ma grazie alla vita benedetta.

Con volontà e buona idea,

Smarrivi in quell’ora maledetta.

Ti giri e guardi indietro,

Prega che la fortuna, sia con te.

Nicola Loi, 29 settembre 2026, festa di san Michele

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