Al Santuario di San Giovanni Battista d’Andorno, la Comunità sarda del Biellese rinnova il legame secolare tra montagna e Isola nel segno del Vangelo: «Non vi lascerò orfani».
Domenica 10 maggio 2026, il Santuario di San Giovanni Battista d’Andorno è tornato a essere casa della memoria e dello spirito per i Sardi del Biellese che, indossando gli abiti tradizionali della festa, hanno riportato nell’antico edificio il respiro dell’Isola e il senso profondo di una storia condivisa. In quel luogo sospeso tra montagna e cielo, dove il silenzio custodisce il passaggio di generazioni di pellegrini, si sono nuovamente incontrati i destini della Bürsch e della Sardegna, popoli lontani geograficamente, ma uniti da vicende umane sorprendentemente affini.
Le pietre secolari del Santuario e le tabulae gratulatoriae esposte alle pareti – memoria tangibile di oltre sessanta impresari della Valle del Cervo protagonisti di più di mille opere realizzate in Sardegna – raccontano ancora oggi il lungo dialogo tra le Alpi biellesi e l’Isola. Un intreccio di partenze e ritorni, di traversate compiute per lavoro e necessità, di affetti lasciati oltre il mare e ritrovati nel tempo. Esperienze comuni che hanno fatto riconoscere, nei Valligiani e nei Sardi, la medesima tenacia e lo stesso senso di appartenenza.
Dal 1720, con l’avvento della dinastia sabauda sul Regno di Sardegna, questo legame si è ulteriormente consolidato, trasformandosi nei secoli in una relazione viva fatta di opere, incontri, solidarietà e reciproca accoglienza. Non soltanto una pagina di storia, ma una memoria collettiva ancora capace di generare identità e comunità.
La celebrazione si è aperta con l’esecuzione dell’“Hymnu Sardu Nationale”, quasi un ponte ideale tra devozione popolare e coscienza storica. Un canto che, risuonando sotto le volte del Santuario, ha restituito dignità e voce alle vicende di quanti hanno attraversato il mare portando con sé il peso della nostalgia e la speranza di un futuro migliore. «Presenza viva – ha sottolineato il presidente del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe, Battista Saiu – capace di orientarci e di dare senso al nostro cammino».
Durante l’omelia, padre Fabio De Lorenzo ha affidato alla presenza della Comunità sarda una riflessione intensa sul Vangelo di Giovanni, soffermandosi sul versetto: «Non vi lascerò orfani». Parole che hanno assunto il valore di una carezza rivolta a tutte le migrazioni, antiche e contemporanee, e a quanti hanno conosciuto la solitudine del distacco. In quella promessa evangelica si è rivelato il significato più autentico dell’incontro tra Sardegna e Biellese: nessuno resta davvero solo quando la memoria diventa comunità e la fede si fa casa condivisa.
Ad accompagnare la Santa Liturgia le “Voci di Su Nuraghe”, dirette da Roberto Perinu, con canti in limba sarda di intensa suggestione spirituale. Le melodie antiche, intrecciandosi alla preghiera, hanno trasformato la celebrazione in racconto corale, evocando il dolore delle partenze e la gioia dei ritorni, la fatica del lavoro e la consolazione della fraternità.
Al termine della funzione, il rettore del Santuario, don Paolo Santacaterina, ha accolto i fedeli nella sagrestia per il tradizionale rinfresco con prodotti tipici della Valle Cervo. Un gesto di ospitalità semplice e autentico, quasi a fare il paio con il pane carasau e il Cannonau presentati all’offertorio: sapori di montagna e sapori d’Isola uniti nella stessa mensa, simbolo concreto di un’amicizia antica che continua a rinnovarsi nel segno della fede, della memoria e dell’umana fratellanza.
Eulalia Galanu
Nell’immagine. Sardi e Valligiani al Santuario di San Giovanni Battista di Andorno.
