Settembre 2026, una parola sarda al mese: “U” come “ÚRA”

descrizione
Radici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella

ÚRA log. ‘spirito misterioso, spettro’; significa anche ‘paura’; cfr. bonaúra ‘fortuna’, disaúra ‘disgrazia, sciagura’, ura mala‘evento cattivo’, auradu ‘spaventato, atterrito’.

Wagner non sa trovarne l’etimo, perché il suo metodo si basava esclusivamente nell’indagare le origini del sardo nella lingua latina.

Invero la base etimologica di ura è il sum. ur ‘liver, fegato’, quello che nell’alta antichità veniva sezionato per ricavarne gli auspici (buoni o cattivi).

Attenzione! Le basi originarie di una parola non sempre sono lineari e di facile apprendimento. Alcune basi, per quanto differenti tra loro, operano nel medesimo campo semantico e concorrono a rafforzare la singolarità di un risultato.

Nel nostro caso, l’esame del sd. ura postula l’esigenza di un ulteriore confronto con l’it. sciagùra ‘disgrazia di estrema gravità’, attestato in letteratura italiana prima del 1342 presso D. Cavalca.

Secondo il Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, sciagura proviene dal lat. exaugurāre ‘profanare, sconsacrare’, composto da ex– (con significato privativo) e augurāre ‘consacrare con gli augurii’. Purtroppo l’analisi del DELI è sbagliata, comunque è scorretta in linea di principio, poiché non è metodicamente corretto né possibile immaginare l’origine di un termine italiano necessariamente ed esclusivamente nel latino.

Invece sciagùra proviene da termini arcaici di area egizia, esattamente da ebr. shoah ‘rovina totale, disgrazia estrema’ + ḥur ‘to be poor, miserable, wretched; essere povero, miserabile, infelice’.

A sua volta, l’ebr. shoah ( שׁואה ) ha base etimologica nell’eg. shua ‘to be weak, miserable, wretched, poor, helpless; essere debole, miserabile, infelice, povero, indifeso’.

Quindi l’it. sciag-ùra è composto da due voci con semantema simile, e in origine volle evidenziare lo stato di estrema precarietà, di grave pericolo, di distruzione ed annientamento.

Salvatore Dedola, glottologo-semitista

Nell’immagine: l’incipit, “U”, in Giampaolo Mele (a cura di), Die ac Nocte. I Codici Liturgici di Oristano dal Giudicato di Arborea all’età spagnola (secoli XI-XVII), Cagliari: AMD Edizioni, 2009

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