
Continuano gli allenamenti di Su Nuraghe Calcio Biella in vista dell’auspicato definitivo superamento delle restrizioni sanitarie e dei confinamenti domestici che ancora segnano i nostri giorni. All’orizzonte, la partecipazione al campionato amatoriale provinciale della prossima stagione autunnale. Giovani che scendono in campo con la gioia di ritrovarsi, dando anima e corpo anche durante amichevoli sfide sportive, con educazione fisica e formazione morale che si intrecciano e crescono assieme con sempre maggiore frequenza. Amici nella vita e avversari nel gioco che, al di là dei diversi colori delle divise indossate, offrono in divenire la cifra della forza fisica e di quella morale. Palestra del corpo e dell’anima attraverso esercizi praticati nella gradevole forma del gioco di squadra, applicando gli insegnamenti del Santo sociale piemontese la cui sigla appare nel nome della squadra sfidante “S.G.B. (San Giovanni Bosco) Pro Riva”, allenata da Mauro Romano, che fa capo all’Oratorio parrocchiale di Biella San Cassiano.Continua a leggere →


Nei versi di uno dei più grandi lirici bilingui (occitano e piemontese), Barba Tòni Bodrìe, affiorano parole che descrivono i costumi e le usanze d’una volta. La sua poesia è una minuziosa rassegna di danze, di feste, di stagioni, di credenze e di leggende. In questo distico troviamo le due parole, ombris (il bacìo, con l’accento tonico sulla “ì”, cioè il versante all’ombra della montagna) e il solì (il lato esposto al sole), sulle aie (àira, spiazzo ricoperto di catrame, su cui si mettevano a seccare i raccolti, ma che servivano anche per le feste campagnole) o sulle piazze, si vedevano fërlòche (graziose cuffie bianche che si allacciavano sotto al mento) e fòfo (ciuffo lungo della capigliatura maschile, lasciato cadere liberamente sulla fronte, a mo’ di “bravo” di manzoniana memoria), carmagnole (lunga giacca maschile, ma anche vivace danza molto popolare), gipe (lunghe sottane), frandieuj (detti anche sfojor, giovanotti focosi) e barivele (ragazze birichine, allegre, spensierate, dove il termine barivela contrasta con quello di mariòira, ragazza da sposare), il tutto in gran costum (che poi il poeta, a più riprese, descrive nei minimi dettagli nelle bellissime poesie del volume intitolato Val d’Inghildon).
