
Facilissimo da raggiungere, il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di via Fiume, 12, è tappa sempre più frequentata da molti bikers di passaggio da Pettinengo. Parcheggiate le motociclette, la sosta – prima di raggiungere la meta alpina di Bielmonte attraverso la Panoramica “Zegna” – si arricchisce anche solo ammirando, dal celebrato paese definito “balcone del Biellese”, il paesaggio da cartolina che, da più punti, spazia verso la pianura.
La località alpina con le sue tre cellule ecomuseali offre generosamente al visitatore la possibilità di scoprire perle di identità e di cultura materiale. In tutti e tre i siti, visita gratuita guidata con personale professionale messo a disposizione dalla Rete Museale Biellese.Continua a leggere →



Nei versi di uno dei più grandi lirici bilingui (occitano e piemontese), Barba Tòni Bodrìe, affiorano parole che descrivono i costumi e le usanze d’una volta. La sua poesia è una minuziosa rassegna di danze, di feste, di stagioni, di credenze e di leggende. In questo distico troviamo le due parole, ombris (il bacìo, con l’accento tonico sulla “ì”, cioè il versante all’ombra della montagna) e il solì (il lato esposto al sole), sulle aie (àira, spiazzo ricoperto di catrame, su cui si mettevano a seccare i raccolti, ma che servivano anche per le feste campagnole) o sulle piazze, si vedevano fërlòche (graziose cuffie bianche che si allacciavano sotto al mento) e fòfo (ciuffo lungo della capigliatura maschile, lasciato cadere liberamente sulla fronte, a mo’ di “bravo” di manzoniana memoria), carmagnole (lunga giacca maschile, ma anche vivace danza molto popolare), gipe (lunghe sottane), frandieuj (detti anche sfojor, giovanotti focosi) e barivele (ragazze birichine, allegre, spensierate, dove il termine barivela contrasta con quello di mariòira, ragazza da sposare), il tutto in gran costum (che poi il poeta, a più riprese, descrive nei minimi dettagli nelle bellissime poesie del volume intitolato Val d’Inghildon).