
Da quando la pandemia è entrata nelle nostre case e nella nostra vita, la poesia di Nicola Loi di Ortueri alimenta quotidianamente i social del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella contribuendo a tenere attivi i contatti tra gli associati.
Flusso continuo di solidarietà in versi di metrica diversa a seconda degli argomenti trattati ne raccontare il tempo presente. Sempre particolarmente attento alla quotidianità il Poeta ha inviato la composizione “Prima die de maju/Primo giorno di maggio” in difesa dei diritti delle donne come lavoratrici. È noto, infatti, come, a parità di lavoro, diversa sia la remunerazione corrisposta alle donne.
Come l’Otto marzo per le donne anche il Primo maggio non deve essere “una festa de ingannu/una festa di inganno”.Continua a leggere →




La parola “sfita” in piemontese vuole dire “una punta di dolore”, una trafittura acuta, di solito nel costato e nell’addome, ma a volte anche nei tendini, soprattutto quelli delle spalle. Parola comunissima, dunque, e tanto più frequentemente usata quanto più si va avanti con gli anni e aumentano, ahimé, gli acciacchi della vecchiaia. Un dolore di tale tipo, percepito a fitte frequenti e lancinanti si dice dolor a sfite (ricordiamo che la vocale “o” nell’ortografia piemontese corrisponde al suono italiano “u” e quindi “dolore” in piemontese si legge come se fosse scritto “dulur”). Ma se questo è l’uso corrente di questo termine, ben altro impiego ne fanno i poeti del Novecento, come in questo struggente inno del nostro indimenticabile Tavo Burat (biellese, per chi se ne fosse scordato o avesse perse le precedenti parole di questa rubrica): bandiere sgardamlà da lanse drite ò lambèj d’un liston d’argent a sfite [Tavo] = bandiere lacerate da lance irte o brandelli d’un drappo d’argento trafitto.