
“Caddarina”, nella variante della lingua sarda che si parla nel Sassarese, indica la mantide religiosa, ed è “pitzinna drappéra”, giovane sartina. Anche nella tradizione piemontese le “Caterine, o Caterinette”, sono le giovani migranti apprendiste sarte. Caterina “custin-e sëche” è la morte che si avvicina con la falce, la “ranza”, a livellare tutti i Cristiani. “A l’è pasaie la Catlin-a” si dice ancora oggi in Piemonte quando si avverte un brivido che non preannuncia niente di buono. Catlin-a è la vecchia, la véggia delle tradizioni popolari di molte valli piemontesi che, giunta alle soglie dell’esistenza terrena, sotto forma di fantoccio, viene bruciata nei falò del Carnevale o della festività di San Giovanni il 24 giugno, che corrisponde grosso modo al solstizio d’estate. Lo sposo di Catlin-a, ‘l Gipin, ha una sorta di alter ego nel gozzuto Giupin bergamasco dal costume verde bordato di rosso (mentre la maschera biellese ha i colori invertiti: abito rosso e bordi verdi) e rappresenta da sempre il carattere ostinato e cocciuto del montanaro refrattario ad ogni conversione.Continua a leggere →




Illustrato da preziosi capilettera tratti dal Missale Magnum Festivum Domini Georgii Challandi, codice miniato del XV secolo, conservato ad Aosta, inizia un nuovo percorso del Laboratorio linguistico di storia e cultura sarda e piemontese per imparare a leggere e scrivere nella lingua della terra di accoglienza – Ën laboratòri lenghìstich ampivotà an sla stòria e an sla cultura sardagneula e piemontèisa pr’ëmprende a lese e a scrive ant la lenga parlà ant la tèra d’acheuj – Le parole piemontesi sono un omaggio dei Sardi dell’altrove – Ëd paròle piemontèise omagià daj Sardagneuj fòra ’d finagi – Sono quelle adoperate in contesto poetico nella trasposizione letteraria dij Brandé a cura di Sergio Maria Gilardino. A la bon-a deuvrà ant un contest poétich conform a la tradission ëd “La bela scòla dij Brandé”, sërnùe e cudije da Sergi Girardin (Sergio Maria Gilardino) – La lettera “A” inizia con la parola “Anandié” – La litra “A” cmè ch’i la trovoma al dësbut ëd la paròla “Anandié”.