
Il tempo del coronavirus, nell’interrompere e sospendere tutte le attività, ha fatto annullare la consegna delle palme filadas, intrecciate alla sarda, tradizionalmente offerte al vescovo di Biella, al cappellano di Su Nuraghe e a presbiteri della Diocesi di Biella, per essere portate in processione la domenica che precede la Pasqua.
Ciò nonostante, una particolare palma è stata realizzata a Magomadas (Oristano) dal tenente colonnello Luciano Sechi, autore e compositore dell’Inno della Brigata “Sassari” che, nell’inviarne la fotografia, scrive: “Ho voluto condividere con voi la Croce-ostensorio che ho preparato, con al centro un rarissimo ricordino in argento del Congresso Eucaristico di 72 anni fa”, augurando “buon cammino verso la Pasqua, sperando in tempi migliori”.Continua a leggere →

Ai tempi di coronavirus, il laboratorio linguistico di Su Nuraghe continua in collegamento Skype con il Circolo sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina), superando mari e oceani attraverso l’uso della lingua materna nella poesia, tra storia, cultura e cronaca del tempo presente – fatti del giorno, “de die in die” nei versi di Tore Spanu – testi in “Limba” per imparare a leggere e scrivere in sardo e in piemontese, anche per chi non è o non parla sardo o piemontese, ma conosce ed usa la lingua materna anche diversa dal sardo o dal piemontese – traduzione in piemontese letterario nella versione dij Brandé, a cura di Sergi Girardin, di Caraglio (Cuneo), in lingua italiana, curata da Roberto Perinu, Biella – traduzione in castigliano resa da Matteo Rebuffa, Candelo (Biella) – testo di presentazione e poesia “Si solu restamos in domo” sono di Tore Spanu, di Pozzomaggiore (Sassari) – coordina Biagio Picciau.
ACCATZINADDU è un aggettivo sassarese riferito a ‘qualcuno che ha assunto l’aspetto e la consistenza della calce secca’ (Bazzoni). Ma questa spiegazione non ha alcun senso; Bazzoni ha perduto oramai il significato del verbo, talché non propone alcuna locuzione esemplificativa. Questo verbo in realtà è pan-sardo e si riscontra principalmente nell’uso di Quartu e del campidanese meridionale: ingatzinái ‘imbrogliarsi, incepparsi, ammatassarsi’, ‘abbarrare agaffiados, arréscius’ (Puddu); esempio: mi s’est ingatzináu su tacconi in su bináriu ‘il tacco si è incastrato nei binari’ (Puddu); séu totu ingatzinada me is faìnas ‘sto affogando nelle tante faccende’ (Dedola). Base etimologica è il sumerico gaz ‘to kill, beat, thresh (grain)’ + in ‘abuse’. Ma è più congruo il sumerico ḫaza ‘to hold, trattenere’ + in ‘abuse’. In questo secondo caso abbiamo il significato di ‘trattenere abusivamente, ossia senza la volontà del soggetto’.
Cristianamente è mancato all’affetto dei suoi cari, di 82 anni.