Biodiversità nel Biellese: un dono dei Sardi alla terra di adozione

descrizioneImmagini e testi di “Su Calendariu 2026” del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” ci accompagnano nello scorrere dei mesi, con sensibilità sociale e naturalistica attraverso immagini e didascalie di Lucio Bordignon e della figlia Alice: Gennaio

Il Biellese, da terra di foresta a terra di agricoltura

Anticamente, il territorio biellese era ricoperto da estese foreste con radure naturali che occupavano superfici limitate. Un contesto in cui prosperava una fauna silvestre.

La situazione cambiò quando, a partire dalla romanizzazione, l’uomo iniziò a coltivare sistematicamente i suoli. L’incremento demografico nel Rinascimento portò all’espansione delle superfici agricole, che sostituirono gradualmente le foreste in pianura e collina. Anche i territori montani subirono disboscamenti per creare pascoli e procurare legname: il culmine della deforestazione fu raggiunto nel XVIII secolo. L’attività venatoria, dal canto suo, contribuì a ridurre drasticamente i grandi erbivori e i volatili maggiori, impoverendo la fauna: molte specie diminuirono, altre scomparvero.

Lucio e Alice Bordignon

Nell’immagine, Capriolo, (immagine di Lucio Bordignon)

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