Martedì 28 aprile ore 21:00, laboratorio linguistico in collegamento Skype con l’Argentina.
Uso della lingua materna nella poesia, tra storia, cultura e cronaca del tempo presente – fatti del giorno, “de die in die” nei versi di Tore Spanu – testi in “Limba” per imparare a leggere e scrivere in sardo e in piemontese, anche per chi non è o non parla sardo o piemontese, ma conosce ed usa la lingua materna anche diversa dal sardo o dal piemontese – traduzione in piemontese letterario nella versione di Brandé a cura di Sergi Girardin, di Caraglio (Cuneo), resa in Castigliano da Matteo Rebuffa, di Candelo – coordina Biagio Picciau.Continua a leggere →


In tutte le società, il passaggio dalla quotidianità all’eccezionalità – come è il momento della festa -, oltre che da cibo e vestiti è caratterizzato dall’uso della lingua, diversa, a seconda delle occasioni.
Sardegna, terra di poeti, luogo incantato capace, come la poesia, di far rivivere un’emozione, frutto della libera attività creatrice dell’uomo, dà voce ai sentimenti. Nel tempo presente, rivoli di poeti alimentano il grande fiume della poesia sarda, eredi di una storia ultramillenaria, testimoniata dal permanere di gare poetiche disputate “a bolu”, da poeti improvvisatori chiamati a sfidarsi sul palco delle feste di paese. Da questo antico ceppo nasce la poesia composta a tavolino che – arricchendo l’archivio di Su Nuraghe – diventa sussidio didattico del laboratorio linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”. Alcune vengono tradotte anche nel piemontese letterario dij Brandé, in castigliano e in italiano.