Budelli tradita: abbandonata dalla politica sarda l’Isola salvata dieci anni fa dai giovani di Mosso

descrizione

L’impegno straordinario degli studenti biellesi per preservare la spiaggia rosa si infrange contro l’inerzia e l’inefficienza dell’Ente Parco della Maddalena. A dieci anni dall’avvio della campagna “Non si sbudelli l’Italia”, restano solo promesse disattese e amarezza.

Nel febbraio 2025 ricorrevano dieci anni dall’avvio di un’esperienza di cittadinanza attiva che ha commosso e ispirato l’Italia intera. Tutto era nato quando venti ragazzi della classe 2ª B di Mosso, piccolo comune montano del Biellese, decisero di non restare indifferenti di fronte al destino incerto dell’Isola di Budelli, gioiello dell’arcipelago della Maddalena, custode della celebre “spiaggia rosa”. Un lembo di terra di straordinaria bellezza, dove la sabbia assume tonalità rosate grazie ai frammenti di un microrganismo, la Miniacina miniacea, che abita le praterie di posidonia e i cui gusci vengono trascinati a riva dalle correnti marine.

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Da “Su Nuraghe” una paròla piemontèisa al mèis, Dicembre 2025, «B» come «BAGNA BRUSCA, BAGNÀ, BAGNÉ»

descrizioneOmaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella – bagna brusca, bagnà, bagné sono parole che accompagnano il dodicesimo mese dell’anno come si ritrova nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi

Bagna brusca s.f. [culin.] sottaceto || bagna del pòvr’òm = intingolo per polenta

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Dicembre 2025, una parola sarda al mese: “M” come “MURISTÉNIS”

descrizioneRadici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella

MURISTÉNIS in campidanese indica il recinto sacro attorno a una chiesa campestre; alla faccia interna del recinto s’addossano dei portici o persino casupole appartenenti ai novenanti che organizzano la sagra.

  Poiché il termine è foneticamente simile all’it. monastèro < gr. μοναστήριον‘dimora solitaria’, i filologi romanzi hanno assoggettato il termine sardo a quello greco-bizantino, il quale nel primo Medioevo era passato a significare il vero e proprio ‘monastero’ ossia il luogo dove convivono i monaci. Quella traduzione ha investito pure Muristénis, che è il nome sardo del paese oggi noto come Monastìr. In realtà i due termini campidanesi sono arcaici, precristiani, ed hanno sempre indicato il témenos, ossia il recinto sacro entro cui viene edificato un tempio.

  La base etimologica di muristénis, MuristénisMonastìr sta nel sumwro mur‘vestire, vestirsi’ + assiro išteniš ‘insieme; in totale’; ištēnû ‘single’, ‘in accordo, unito’ < ištēn ‘uno’ enfatico dopo un nome o davanti a un nome; usato specialmente in matematica; è infatti il numero ‘uno’; ‘single’; ‘il primo’; ištēnâ‘uno ciascuno, uno per uno’; a Mari (nell’Alta Mesopotamia) significò ‘tutto insieme’. Il significato di murišteniš fu in origine ‘banda, rifascio unitario’, o’ ‘circolo che racchiude l’Unità’ (ossia che protegge il Dio risiedente nel tempio).

  Però è possibile che il termine attuale muru ‘muro, muraglia’, pur passando per il sumero mur a indicare un “rivestimento” (di una corte, un cortile), possa ricavarsi dall’agglutinazione di sum. mu ‘crescere’ + ru ‘architettura’, col significato di ‘architettura in elevazione’, ‘struttura in elevazione’. Col che murišteniš significherebbe più semplicemente ‘muraglia unica’ o ‘muro che protegge l’Unità’.

  Va da sé che il toponimo moderno Monastìr sia la corruzione di un anticoMuristénis, e non è un caso che in campidanese il nome di questo paese abbia ancora l’arcaica pronuncia.

MURISTÉNIS in campidanese indica il recinto sacro attorno a una chiesa campestre; alla faccia interna del recinto s’addossano dei portici per i commercianti o persino casupole appartenenti ai novenanti che organizzano la sagra.

  Poiché il termine è foneticamente simile all’itmonastèro monaci. Quella traduzione ha investito pure Muristénis, che è il nome sardo del paese oggi noto come Monastìr. In realtà questi due termini campidanesi sono arcaici, precristiani, ed hanno sempre indicato il témenos, ossia il recinto sacro entro cui viene edificato un tempio.

  La base etimologica di muristénisMuristénis  Monastìr sta nel sumwro mur ‘vestire, vestirsi’ + assiro išteniš ‘insieme; in totale’; ištēnû ‘single’, ‘in accordo, unito’ < ištēn ‘uno’ enfatico dopo un nome o davanti a un nome; usato specialmente in matematica; è infatti il numero ‘uno’; ‘single’; ‘il primo’; ištēnâ ‘uno ciascuno, uno per uno’; a Mari (nell’alta Mesopotamia) significò ‘tutto insieme’. Il significato di murišteniš fu in origine ‘banda, rifascio unitario’, o’ ‘circolo che racchiude l’Unità’ (ossia che protegge il Dio risiedente nel tempio).

  Però è possibile che il termine attuale muru ‘muro, muraglia’, pur passando per il sumero mur a indicare un “rivestimento” (di una corte, un cortile), possa ricavarsi dall’agglutinazione di sum. mu ‘crescere’ + ru ‘architettura’, col significato di ‘architettura in elevazione’, ‘struttura in elevazione’. Col che murišteniš significherebbe più semplicemente ‘muraglia unica’ o ‘muro che protegge l’Unità’.

Va da sé che il toponimo moderno Monastìr sia la corruzione di un antico Muristénis, e non è un caso che in campidanese il nome di questo paese abbia ancora l’arcaica pronuncia.

Salvatore Dedola, glottologo-semitista

Nell’immagine: l’incipit, “M”, in Giampaolo Mele (a cura di), Die ac Nocte. I Codici Liturgici di Oristano dal Giudicato di Arborea all’età spagnola (secoli XI-XVII), Cagliari: AMD Edizioni, 2009

Sardegna nel cuore, Santiago all’orizzonte: ottocento passi verso l’infinito

descrizione

Sabato 6 dicembre 2025, ore 21:00, nel Punto Cagliari del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe in
via Galileo Galilei, 11 – Biella: “il cammino del pellegrino metafora dell’esistenza nel racconto di Riccardo Pilloni” – Serata gratuita seguita da su cumbidu (rinfresco)

In quel Biellese, dove oltre seimila Sardi residenti hanno trovato una seconda patria, il

Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe si prepara ad accogliere una testimonianza che parla il linguaggio universale del cammino. È lo stesso linguaggio che da secoli attraversa l’Europa e giunge fino alle sponde atlantiche di Santiago di Compostela, ma è anche la eco lontana di un altro cammino: quello dell’emigrazione, dell’andarsene dalla propria terra, del cercare altrove senza mai dimenticare le radici.

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