Radici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella
FILU E FERRU, o FERRU DI CONTZA. Con questi due nomi è chiamata l’acquavite in Sardegna: il primo nome è proprio del Logudoro, il secondo è proprio dei Sassaresi. Prima di procedere, mi è forza premettere alla presente discussione etimologica il mio pensiero sul modo di approcciare allo scibile della Sardegna.
I lettori più attenti mi conoscono e spesso hanno apprezzato il mio rigore scientifico, e sono avvezzi a giudicarmi quale glottologo che da un quarto di secolo si dedica a ricostruire filologicamente l’intero apparato linguistico dello scibile attinente alla Sardegna. Noi Sardi nominiamo il nostro scibile su connottu.
Per nostra iattura, non c’è Università sarda che non sia sorta con un apparato iniziale di docenti provenienti dal Continente (salvo poi innestarvi pian piano qualche allievo d’origine sarda). Ad esempio ricordo bene dall’alto dei miei anni la Facoltà d’Agraria, creata a Sassari con un apparato esclusivo di docenti continentali; ed ho conosciuto parecchie centinaia di giovani sardi laureati in agraria, tutti usciti dalle università toscane, non da quella sassarese, poiché le loro famiglie non si fidavano della “solidità” dei docenti ch’entravano nell’isola “a farsi le ossa”. Non dobbiamo vergognarci di sapere che le Università sarde sono state quelle di “prima formazione” per una pletora di docenti continentali.

Sabato 6 gennaio 2024 sono state consegnate le tradizionali borse di studio di “Su Nuraghe” ai figli meritevoli dei soci.
Sabato 6 gennaio 2024 verranno consegnate a “Su Nuraghe” le tradizionali borse di studio ai figli meritevoli dei soci.
Un giovane pastore adorante e una bimba che porge un fiore sono i personaggi in primo piano di un presepio essenziale: uno tra i tanti innumerevoli prestigiosi presepi biellesi; minuscoli e giganti, pubblici e domestici; quello di Canton Gurgo a Pettinengo è stato allestito sulla soglia del seicentesco oratorio cointitolato a San Grato d’Aosta e Sant’Eusebio da Cagliari.
Vengono affidati alle coppia di versi settenari ed endecasillabi di Nicola Loi di Ortueri (Nuoro) gli auguri per il nuovo anno del Circolo Culturale Sardo di Biella, formulando gli auspici affinché Totucantu su mundu siat serenu./Chi frimet su piantu,/Siat che suave cantu.(Tutto quanto il mondo sia sereno./Che fermi il pianto,/Sia come soave canto).