Radici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella
TACCU è il nome di un fenomeno paesaggistico della Sardegna. Viene riferito propriamente alla forma pianeggiante della sommità delle giare, le quali sono tabulati elevati dai duecento ai seicento metri sulla pianura. Il fenomeno è relativamente recente, datato al disotto dei cinque milioni di anni.
Avvenne che l’antica base calcarea del territorio fu spinta in alto da forti pressioni eruttive, che infine forarono il calcare emettendo immense quantità di lava molto liquida, la quale si espanse tabularmente ricoprendo i calcari.
La traumatica fuoriuscita ha spesso “cotto” e tabularizzato le stratificazioni sottostanti, indurendole in forma di tavole sovrapposte (quasi come certi plastici che riproducono scalarmente le isoipse). Infatti il sd. taccu corrisponde al bab. takku ‘tavoletta’.

Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. Magon è parola che accompagna l’ottavo mese dell’anno 2026 come la si ritrova in “Barba Tòni”, Barba Tòni Boudrìe, in “Michel dij Bonavé”, Michele Bonavero, in Elisa Revelli e nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi.
Ci sono parole che non appartengono soltanto a chi le pronuncia. Una volta affidate al ritmo, alla musica, al verso, si sottraggono alla loro breve durata e cominciano un viaggio che nessun commiato riesce a interrompere. La poesia nasce, forse, proprio da questa ostinazione: dare una forma all’indicibile, sottrarre al silenzio ciò che nell’animo umano è più profondo, consegnare al tempo ciò che il tempo sembrerebbe destinato a cancellare.
Il cammino di Sant’Eusebio continua nei Circoli dei Sardi del Piemonte