
Un ponte antico tra le due terre che trova oggi nuova espressione nei riti della Settimana Santa.
Nel cuore della Settimana Santa, quando il silenzio delle campane avvolge paesi e città in un’attesa sospesa, riaffiora un patrimonio sonoro antico, custode di memoria e devozione. In Sardegna, questi strumenti assumono denominazioni diverse a seconda dei territori: matraconi o matraca nella Barbagia di Seulo, in Logudoro e nelle aree limitrofe, taccola nella parte centro-settentrionale dell’isola, tracula in Planargia e in altre zone del meridione. Il termine matraca, di origine spagnola e a sua volta derivato dall’arabo, testimonia un intreccio di culture, che si riflette anche nei riti religiosi. Nel Biellese, e in particolare nella Valle Cervo, il medesimo oggetto è conosciuto come tenebra: una tavoletta rettangolare di legno stagionato, spesso in noce o castagno, sulla quale sono fissati anelli metallici destinati a percuotere la superficie con un ritmo secco e cadenzato. Un’apertura nella parte superiore ne consente l’impugnatura, mentre il suono nasce da un movimento alternato del polso, capace di generare un richiamo austero e penetrante.
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