“Anzianità/beccesa”, da Biella sbarcano a Cagliari proverbi africani in lingua materna

Amore per sempreDurante i nuovi confinamenti in casa in un’Italia arlecchino dalle mutevoli toppe rosse, arancioni e gialle, se ne sentono di tutti i colori. Come le recenti dichiarazioni secondo cui, “i nostri anziani” sarebbero persone “non indispensabili” alla società colpita dalla pandemia. Affermazioni che parrebbero riecheggiare ottocenteschi concetti di “Darwinismo sociale” ed “eugenetica” che, nel secolo appena trascorso, hanno portato al famigerato “Aktion T4” e il conseguente sterminio di vecchi, di bambini e di adulti disabili.
A contenere il riproporsi di tanta aberrazione può venire in soccorso la saggezza popolare sedimentata a tutte le latitudini. In questo ordine ben si inseriscono i proverbi africani sull’anzianità / sa beccesa, proposti da padre Oliviero Ferro di Plello di Borgosesia (Vercelli), missionario saveriano in Africa, comandato a Cagliari dallo scorso mese di settembre, a tenere ferma la barra sul diritto inalienabile alla vita di tutti, compresa quella delle persone anziane, a prescindere dall’età, perché tutti figli dello stesso Dio.
Con lo stesso spirito missionario, il Piemontese padre Oliviero Ferro intende oggi svolgere l’impegno sacerdotale nell’Isola, inserendo nella sua catechesi gocce sapienziali africane tradotte in sardo campidanese da Giulio Solinas di Quartu Sant’Elena (Cagliari) per il Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant” attivato dal Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella.
Parlano del tempo presente trovando riscontro in detti e modi di dire presenti in Sardegna, nella penisola italiana e nel continente europeo.
Saggezza che viene da lontano, sedimentata nel tempo, ben esplicitata nel “Libro dei Proverbi” della Bibbia per continuare a indirizzare e a guidare l’azione e il cuore degli uomini.

Giovanni Usai


L’ANZIANITÀ

In Africa, si dà una grandissima importanza all’esperienza nella vita dell’uomo ed in particolare all’ANZIANITA’. ANZIANO vuol dire colui che ha una maggior età nei tuoi confronti. A qualunque età si può essere anziani. Mentre la VECCHIAIA è l’età del tramonto della vita, cui l’uomo giunge in via normale, verso la fine della sua esistenza terrena. In Africa, si è anziani, a partire da 30 anni. Vecchi verso i 60 anni. E adulti dai 15 anni di età. Quindi quando qualcuno arriva ai 30 anni, viene molto ascoltato e può assumere incarichi sociali gravi e delicati che richiedono una speciale sapienza. Può condurre i gruppi del clan, del villaggio, dell’impero. Può esercitare il ministero sacerdotale tradizionale (entrare nella casta dei possessori di poteri occulti, che fanno da intermediari tra i vivi e i morti). Può diventare giudice nel tribunale penale del clan o della tribù, ecc. Invece, con l’età adulta, ci si può assumere solo incarichi pur gravi, ma non delicati; per esempio: il matrimonio. Invece, pur essendo la vecchiaia l’età della maggior esperienza nella vita, del possesso della saggezza, rimane però un’età di sofferenza fisica, di fine della vita. Un’età che suscita pietà. Il vecchio fa pena agli occhi dei giovani. Il vecchio vanta la sapienza, ma in una condizione di debolezza, a differenza dell’uomo anziano. Invece noi in Europa la pensiamo diversamente. In sintesi, l’anziano, sapendo molto della vita, conosce meglio del giovane le vie per scongiurare i pericoli e promuovere o proteggere la forza vitale, la felicità.
E cominciamo dai proverbi. “E’ l’occhio dell’anziano che fa maturare i fagioli” (Malinkè, Senegal); (“quando un uomo ha esperienza, sa condurre i propri affari con agilità”. Vuol dire che anche l’esperienza rende l’uomo più saggio). Si insegna a fare l’esperienza personale per maturare il giudizio sulle cose della vita, per questo si dice “Non si insegna a qualcuno a gustare ciò che è zuccherato” (Jabo, Liberia). A volte siamo un po’ superficiali, crediamo di sapere tutto e di non avere niente da imparare da nessuno.
Ecco allora un proverbio che ci aiuta a riflettere “Tuo padre ha visto le formiche prima di te” (Fang, Gabon) (chi è venuto prima di noi, ci trasmette l’esperienza della vita reale e non quella dei libri di scuola o dei social). E a questo ne viene aggiunto un altro “Non puoi sapere se l’acqua è calda, se non l’hai toccata” (Ntomba, Congo RDC) (bisogna fare, senza paura, le proprie esperienze). Due ultimi proverbi che ci ricordano che ognuno ha dei consigli da dare, anche se è piccolo “La formica diede un consiglio all’elefante” (Tutsi, Rwanda) (anche i più piccolo può dare un saggio consiglio al più grande). Bisogna andare con calma per dare un giudizio su qualcosa “L’occhio dell’anziano non parte di buon mattino, ma quando arriva, è davvero per guardare” (Tutsi, Rwanda) (la persona esperta non giudica le cose con premura, ma va lentamente ed arriva a conclusioni corrette). Nonostante tutta la ricchezza culturale dell’Africa, attualmente l’uomo africano vive in condizioni subumane, sia nelle città, dove tutti si affrettano ad andare per cercare qualcosa di nuovo, abbandonando i villaggi sia scappando in Europa sui barconi. Problemi di fame, di salute, di malattie, di guerra, di non accesso all’istruzione, ecc. Di tutto questo si parla molto. Sarebbe importante dare più tempo, non solo all’emozione degli sbarchi sulle nostre coste, ma a chiederci il perché di tutto questo e che cosa ha l’Africa da portarci in dono.

Padre Oliviero Ferro sx -23-6-2018

SA BECCESA

In Africa, si donat grandu importanzia a sa sperienzia in sa vida de s’omini e in manera speciosa a sa BECCESA. BECCIU bolit nai cussu chi tenit prus annus in cunfrontu a tui. A calisiat edadi si podit essi’ anzianus. Mentras sa BECCESA est s’edadi de su ‘espuru de sa vida a sa cali s’omini arribat in bia normali, conc’a s’acabu de sa vida sua terrena. In Africa si cumenzat a essi’ anzianus a partiri de .30 annus. Beccius a 60 annus. Duncas candu calincunu arribat a 30 annus, bènit ascurtau meda e podit pigai incarrigus grais e dilicaus chi rechedint una sapienzia speciosa. Podit dirigiri gruppus de is clan de is biddas, de s’impèru. Podit eserzitai su ministrériu de predi costumau (intrai in sa casta de is chi possidint poderis occultus.chi intermediant intre is bius e is mortus). Podit fai su giugi in su tribunali penali de su clan o de sa tribù ecc. De contras in s’edadi madura si podint tenni’ incarrigus grais, ma no dilicaus, po esèmplu sa coia. Invecias mancai sendu sa beccesa s’edadi de majori sperienzia in sa vida, de mjori sabiesa, est perou un’edadi de suffri- méntu fisicu de fini ‘e vida. Una edadi chi clamat piedadi. Su bécciu fait pena a is ogus de is giovunus. Su bécciu tenit sa sabiesa ma in condizionis de debilesa, in cunfrontu a s’anzianu. Invecias nosus in Europa dda pensaus diversamenti. Infinis s’anzianu, sciendu meda de sa vida, scìit prus de su giovunu is bias po scansai is perigulus e promoviri o amparai sa forza vitali, sa diciosidadi.
E cumenzeus de is dicius. “Est s’ogu de s’anzianu chi fait madurai su fasolu” (Malinkè, Senegal); (”candu s’omini tenit sperienzia, scìit guvernai is proprius affarius cun agilidadi”. Bolit nai chi finzas sa sperienzia rendit s’omini prus sabiu). Si imparat a fai sa sperienzia personali po madurai su giudiziu asuba de is cosas de sa vida, po custu si nàt “No s’imparat nemus a gustai su chi est izzuccurau” (Jabo, Liberia). A bortas seus unu pagu superfizialis, creeus de sciri totu e de no tenni’ nudda de imparai de nemus.
Eccu inzandus unu diciu chi s’aggiudat a reflettiri “Babbu tuu at biu is formigas prima de tui” (Fang, Gabon) (chini est benìu prima de nos, si trasmittit sa sperienzia reali e no cussa de is liburus de iscola o de is social). E a custu s’ind’acciungit un àteru “ No podis isciri si s’aqua est callenti, si no dd’as toccada” (Ntomba, Congo RDC) (bisongiat a fai, foras timiri, is isperienzias proprias). Is ultimus duus dicius si regordant chi dognunu tenit cunsillus de donai, mancai piticcu “Sa fromiga iat donau unu cunsillu a s’elefanti” (Tutsi, Rwanda) (finzas su prus piticcu podit donai unu cunsillu sabiu a su prus mannu). Abbisongiat andai cun calma po donai unu giudiziu asub’e calincuna cosa “S’ogu de s’anzianu no partit de chizzi, ma cand’arribat, est po castiai de aberus” (Tutsi, Rwanda) (sa persona esperta no giudicat is cosas de pressi, ma bandat a pagu a pagu e arribat a conclusionis giustas). Mancai ricca de cultura, s’Africa oi bivit in condizionis tristas siat in is zittadis, undi totus currint de pressi po circai calincuna cosa de nou, abbandonendi is biddas siat fuendusì in Europa in is barconis. Problemas de famini, de saludi, de maladias, de guerra, de no si podiri istruiri, ecc. De totu custu s’indi fuedda meda. Iat a essiri importanti donai prus tèmpus, no solu a is emozionis de is isbarcus in is costeras nostras, ma domandaisì su poita de totu custu e ita s’Africa de si podit portai in donu.

Padre Oliviero Ferro sx -23-6-2018 – (traduzione di Giulio Solinas)


Nell’immagine: Amore per sempre (Foto di Anadolu Ocaği)

1 commento

  1. Grazie per i proverbi africani, li ho letti tutti con grande passione, interessanti ed istruttivi, molto da imparare e da ricordare, per chi ha una certa età. Stampato tutto per far leggere e conoscere anche ad altre persone, quelle che non hanno il computer, per ricordare o per imparare.

    Buona giornata, Saluti, Giuliano.

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