Da “Su Nuraghe” una paròla piemontèisa al mèis, Maggio 2026, «G» come «GARÀUDA»

descrizione

Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella. garàuda è parola che accompagna il quinto mese dell’anno 2026 come la si ritrova in “Gribàud”, Gianfranco Gribaudo e nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi.

Garàuda s.f. [anat.] gamba lunga e magra [Gribàud] 2 trampolo || bon, mi i son content, pa manca ‘d dilo për mi, ëd vòlte i m’ambrasso come s’i fussa artrové e ‘m fà gòj esse an sle garàude bin ardì, s-cionfo ‘d rije, ‘me ‘n fòl, tut sol, fin-a a chërpé [Tavo] = bene, io sono contento, non c’è bisogno che di dirlo per me, delle volte mi abbraccio come se mi fossi ritrovato, e gioisco di essere ben saldo sui trampoli (gambe lunghe e magre), scoppio a ridere come un matto, tutto solo, fino a crepare

Sergi Girardin (Sergio Maria Gilardino)

Nell’immagine: capolettera “G”, Sacramentarium Episcopi Warmundi (Sacramentario del Vescovo Warmondo di Ivrea): fine secolo X, Ivrea, Biblioteca Capitolare, Ms 31 LXXXVI). Priuli Verlucca,1990, copia posseduta a Biella dal Comm. Mario Coda.

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