Dalla Sardegna all’Italia: a Biella il Tricolore racconta una storia di continuità

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A “Nuraghe Chervu” la memoria dell’Unità nazionale unisce il lascito del Regno di Sardegna al contributo vivo dei Sardi, tra emigrazione e impegno nella Brigata “Sassari” in Libano

Nel silenzio solenne di una mattina di marzo, a Biella, il Tricolore ha ripreso a parlare al cuore della comunità. Nell’area monumentale del “Nuraghe Chervu”, tra pietre giunte da centinaia di comuni italiani, il 17 marzo 2026 si è celebrato il 165° anniversario dell’Unità d’Italia: una ricorrenza che non è soltanto calendario civile, ma coscienza viva di una storia condivisa.

Fiori di gardenia e fronde d’alloro sono stati deposti sulle lapidi che custodiscono il ricordo dei Caduti della Prima Guerra Mondiale, quella “Quarta guerra d’indipendenza” che completò idealmente il lungo cammino risorgimentale. Un gesto semplice e insieme potente, capace di unire il passato al presente, la memoria al dovere.

Il 17 marzo 1861 segna una svolta irreversibile: con la proclamazione del Regno d’Italia da parte di Vittorio Emanuele II, lo Stato nato sotto le insegne del Regno di Sardegna mutò nome senza spezzare il proprio perdurare. Non una nascita improvvisa, ma una trasformazione coerente, che mantenne leggi, istituzioni e simboli, a partire dallo Statuto Albertino concesso da Carlo Alberto nel 1848. Fu, di fatto, l’estensione di un ordinamento già esistente a una nuova dimensione nazionale.

Anche il Tricolore, oggi simbolo indiscusso della Repubblica, affonda le proprie radici in quelle vicende: adottato dall’Armata Sarda durante le campagne risorgimentali, accompagnò i soldati che attraversavano il Ticino sospinti dalla eco delle Cinque Giornate di Milano, divenendo vessillo di un’idea destinata a superare i confini regionali.

Eppure, nella narrazione collettiva, il ruolo originario del Regno di Sardegna è stato talvolta attenuato, se non offuscato. Studi come quelli di Francesco Cesare Casula e le riflessioni contenute nell’opera di Franco Caterini invitano a rileggere quella stagione senza semplificazioni, restituendo alla Sardegna il posto che le compete nella genesi dello Stato italiano. Non una periferia, ma un centro propulsore, custode di una storia che affonda le radici nei secoli.

In questa trama si inserisce anche la figura di Goffredo Mameli, giovane patriota di ascendenza sarda, la cui voce poetica, intrecciata alle note di Michele Novaro, continua a dare forma all’identità nazionale ogni volta che l’Inno risuona.

A Biella, il ricordo non è rimasto confinato alla storia. Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno richiamato il senso profondo della ricorrenza: l’Unità come conquista civile, rinsaldata nella Resistenza e proiettata nella costruzione dell’Italia contemporanea.

Ma la memoria, per essere autentica, deve riconoscere anche il contributo quotidiano e silenzioso che continua a giungere dalla Sardegna. Lo ha ricordato Battista Saiu, presidente del Circolo culturale sardo “Su Nuraghe”, insieme a Francesco Fosci dell’Associazione Nazionale Brigata “Sassari”: un contributo fatto di lavoro, di sacrificio, di presenza viva nelle pieghe della società italiana.

Sono le mani degli emigrati, che nel tempo hanno costruito ponti tra l’Isola e la Penisola, portando competenze, cultura e capacità di sacrificio. Ma sono anche, oggi, i volti dei giovani militari della Brigata “Sassari”, impegnati nelle missioni internazionali sotto l’egida delle Nazioni Unite. In Libano, nella base UNIFIL, questi soldati continuano a onorare una tradizione di dedizione che non conosce tregua, mettendo a rischio la propria vita in scenari segnati da tensioni e conflitti. Proprio in queste ore, la cronaca restituisce la notizia di un militare sardo ferito: segno concreto di un impegno che non è retorica, ma realtà vissuta.

Così, tra le pietre del “Nuraghe Chervu”, il passato dialoga con il presente. Le rimembranze della Grande Guerra si intrecciano con le responsabilità di oggi, ricordando che l’Unità non è un traguardo immobile, ma un processo ininterrotto, alimentato da generazioni diverse.

In quell’infiorata discreta, nel Tricolore che si alza nel cielo di marzo, si riflette il senso più profondo della ricorrenza: un’Italia che vive nel ricordo dei suoi Caduti, nel lavoro dei suoi figli lontani e nel coraggio di chi, ancora oggi, ne difende i valori anche oltre i confini nazionali.

Salvatorica Oppes

Al Nuraghe Chervu di Bella il Tricolore tra fiori e memoria unisce Sardegna e Italia, dal sacrificio dei Caduti all’impegno della Brigata “Sassari”.

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