I “nenneres” di “Su Nuraghe”: germogli di memoria del Giovedì Santo a Biella

descrizione

Nel silenzio raccolto del pomeriggio del Giovedì Santo, quando la luce si attenua accompagnando i fedeli verso i momenti più intimi della Settimana Santa, il Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella rinnova un gesto antico, denso di memoria e significato. Presso le cappelle della reposizione sono stati deposti i nenneres: piatti di grano e legumi fatti germinare al buio, preparati con cura dai soci e ornati con fiori di violacciocca, il cui colore intenso richiama simbolicamente il sangue di Cristo.

Questa consuetudine, dalle radici profonde, è tuttora viva in Sardegna e, fino a tempi non lontani, era diffusa anche nel Biellese. Si inserisce in un articolato patrimonio di pratiche e simboli legati alla Passione, successivamente accolti e reinterpretati dalla tradizione cristiana. I germogli, cresciuti lontano dalla luce, evocano il mistero della morte e della rinascita, rendendo tangibile la speranza che si rigenera.

Nel territorio biellese, l’allestimento degli altari del Santissimo Sacramento si intreccia con la visita ai sepolcri, itinerario devozionale di origine medievale. Dopo la Messa in Coena Domini, l’Eucaristia viene custodita negli altari della reposizione, dando avvio a un pellegrinaggio simbolico che rievoca le quaranta ore trascorse da Cristo nel sepolcro. I fedeli si muovono da una chiesa all’altra, spesso seguendo numeri dispari — cinque o sette tappe — in un percorso che unisce preghiera e contemplazione.

Non si tratta della tomba fisica di Gesù, bensì dell’adorazione del Santissimo Sacramento: Cristo realmente presente nell’ostia consacrata, venerata dopo la liturgia del Giovedì Santo. Questa forma di pietà, trasmessa nei secoli, si consolidò già in epoca carolingia, sviluppandosi anche come alternativa al pellegrinaggio in Terra Santa. A Roma, in particolare, si affermò la tradizione della visita alle sette chiese, poi diffusasi in tutta la cristianità.

A Biella, i nenneres delle sette chiese sono stati collocati nella Cattedrale, al Santuario di Oropa, nella Basilica di San Sebastiano e nelle parrocchie di San Biagio, di Chiavazza, di San Cassiano e del Piazzo. Un gesto semplice ma carico di valore, capace di rinsaldare legami e restituire una comune identità culturale e spirituale, ponendo in dialogo Sardegna e Piemonte nel segno della fede.

In questo intreccio di storia e devozione, si inserisce la figura di Sant’Eusebio da Cagliari, primo vescovo di Vercelli dal 16 dicembre 345 e patrono del Piemonte, al quale si deve l’introduzione del culto mariano che ancora oggi vive nel Santuario di Oropa. «Sant’Eusebio rappresenta il ponte ideale tra la Sardegna e il Piemonte – sottolinea Battista Saiu, presidente di Su Nuraghe – segno tangibile di una continuità spirituale e culturale che attraversa i secoli, unendo comunità lontane in un’unica tradizione di fede, resa viva e concreta attraverso la presenza dei Sardi e dei loro discendenti emigrati a Biella, custodi di riti, memorie e valori tramandati di generazione in generazione».

Tra germogli cresciuti nell’ombra e altari illuminati dalla preghiera, si rinnova ogni anno un racconto corale che parla di radici, appartenenza e speranza.

Salvatorica Oppes

In allegato, mosaico di nenneres 2026 a Biella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.