Dalla Sardegna al Biellese: tradizione che si rinnova, fede che continua

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Un ponte antico tra le due terre che trova oggi nuova espressione nei riti della Settimana Santa.

Nel cuore della Settimana Santa, quando il silenzio delle campane avvolge paesi e città in un’attesa sospesa, riaffiora un patrimonio sonoro antico, custode di memoria e devozione. In Sardegna, questi strumenti assumono denominazioni diverse a seconda dei territori: matraconi o matraca nella Barbagia di Seulo, in Logudoro e nelle aree limitrofe, taccola nella parte centro-settentrionale dell’isola, tracula in Planargia e in altre zone del meridione. Il termine matraca, di origine spagnola e a sua volta derivato dall’arabo, testimonia un intreccio di culture, che si riflette anche nei riti religiosi. Nel Biellese, e in particolare nella Valle Cervo, il medesimo oggetto è conosciuto come tenebra: una tavoletta rettangolare di legno stagionato, spesso in noce o castagno, sulla quale sono fissati anelli metallici destinati a percuotere la superficie con un ritmo secco e cadenzato. Un’apertura nella parte superiore ne consente l’impugnatura, mentre il suono nasce da un movimento alternato del polso, capace di generare un richiamo austero e penetrante.

Questi manufatti lignei, essenziali nelle forme ma densi di significato, sostituiscono il suono delle campane e del campanello a partire dalla Messa in Coena Domini del Giovedì Santo, quando i bronzi vengono simbolicamente “legati”, per essere poi “sciolti” nella notte del Sabato Santo, annunciando la gioia della Resurrezione. Le assicelle del triduo pasquale – dalle tenebre alle tarabaccole, fino alle matracas sarde – compongono un mosaico acustico variegato, eco di ritualità arcaiche ancora vive in molte comunità della Penisola e delle Isole. Un orizzonte sonoro familiare fino a tempi non lontani anche nelle vallate biellesi.

E proprio questa eredità tornerà a vibrare nel prossimo Venerdì Santo. Accanto alle tenebre provenienti dalle parrocchie di Ronco Biellese e di Rosazza, risuoneranno le matracascustodite dal Circolo Culturale Sardo di Biella. I soci, vestiti con abiti tradizionali, prenderanno parte alla Via Crucis presieduta dal vescovo, monsignor Roberto Farinella, con partenza alle ore 20:45 dall’Istituto Belletti Bona. In un gesto corale che unisce territori e sensibilità, le nuove tenebre/matracas sono state realizzate dai fabbri di Cerrione, Gianni Ferrari e Davide Agus, sardo di seconda generazione originario di Lanusei.

Nel solco tracciato da Sant’Eusebio da Cagliari, evangelizzatore e promotore del culto mariano di Oropa, patrono del Piemonte, la comunità sarda rinnova il proprio contributo ai riti della Settimana Santa biellese, intrecciando fede e tradizione in una continuità che attraversa i secoli. La reintroduzione di questi strumenti di religiosità popolare non rappresenta un semplice recupero di usanze del passato, ma un segno vivo di una spiritualità incarnata.

È proprio attraverso tali oggetti – umili e quotidiani – che la dimensione religiosa si radica nella vita delle persone. Non semplici ricordi o elementi decorativi, bensì autentici mediatori tra il sacro e l’esperienza umana: corone del rosario, crocifissi, immagini votive, scapolari, statuette, medaglie, acquasantiere domestiche. Segni tangibili di una devozione che entra nelle case, si intreccia con i gesti familiari, si trasmette di generazione in generazione.

In questo “lessico silenzioso” fatto di suoni, simboli e pratiche si custodisce la forza della pietà popolare, capace di narrare la fede con linguaggi accessibili e profondi. Come ha più volte sottolineato Papa Francesco, essa rappresenta una risorsa preziosa per la Chiesa, perché sa mantenere viva la fede nel cuore del popolo, trasformando la tradizione in esperienza condivisa, concreta e duratura.

Battista Saiu

In allegato: “tenebre/matracas”, mosaico di immagini

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