“Si su fatu fit a fagher’, su fatu no si faghiat”/“Se il fatto fosse da fare, il fatto non si farebbe”

descrizioneDìcios e Peràula de Deus / Proverbi e Parola di Dio – immagini e nomi sardi di fiori – Laboratorio linguistico transoceanico – appuntamento mensile tra il Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella e il Circulo sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina).

Il proverbio: “Se il fatto fosse da fare, il fatto non si farebbe” esprime un sincero pentimento per errori irrimediabili. Un fatto eclatante, di questo genere, è il rinnegamento di Gesù da parte di Pietro, che non può far altro se non piangere amaramente.

Presentada de su dìciu:

Su dìciu: “Si su fatu fit a fagher’, su fatu no si faghiat” esprimet unu sintzeru pentimentu pro isbaglios chi no si podent rimediare. Unu fatu giaru giaru, de custa calidade, est su rinnegamentu de Gesus dae parte de Pedru, chi no podet fagher àteru che piangher’ dae coro.

“Si su fatu fit a fagher’, su fatu no si faghiat” paret unu giogu de peràulas, ma est una manifestatzione profundha de impudu pro un’errantzia fata, pro una cosa chi no si podet iscontzare.

A cadiunu, de seguru, est capitadu e capitat de isbagliare, in peràulas e in operas. A bortas podimos rimediare, pedindhe iscusa a chie amos ofesu, àteras bortas pianghimos a s’acua e detzidimos fintzas de cambiare vida. Si su pentimentu est sintzeru si chircat de ponner’ remediu, nessi a peràulas, si no si podet fagher’ àteru.

S’Iscritura Sacra ammentant òmines e fèminas chi ant isbagliadu e ant cambiadu vida. Penso luego a Zacheu, cabu de sos pubricanos e riccu, chi detzidit de dare su mesu de sos benes suos a sos poberos e de torrare a bator bortas a chie aiat leadu in pius de su chi aiat devidu (Cfr. Lc 19,1.8).

Ma, pius de totu, custu dìciu mi faghet pensare a Pedru. Isse no tenet furas de torrare, ca no at furadu nudha a niunu, ma at rinnegadu su Mastru sou pro tres bortas. Cosa chi no si podet iscontzare!

Sa mirada de Gesus e su cantare de su pudhu l’abberint sa mente. Pedru cumprendet s’isbagliu e si crebat in piantu. Piantu ranchidu e isconsoladu su sou! (Cfr. Lc 22, 56-62).

S’evangelista Luca no narat su chi siat passadu in mente e in coro a Pedru, in cussos mamentos, ma deo no apo duda chi si siat impudadu deabberu de aer’ rennegadu a Gesus e, duncas: Si su fatu fit a fagher’, Pedru, de seguru, no lu tiat fagher’.

TESTO ITALIANO

Se il fatto fosse da fare, il fatto non si farebbe” sembra un gioco di parole, ma è una profonda manifestazione di pentimento per un errore commesso, per una cosa che non si può disfare.

A chiunque, di sicuro, è capitato e capita di sbagliare, in parole e in opere. A volte possiamo rimediare, chiedendo scusa a chi abbiamo offeso, altre volte piangiamo di nascosto e decidiamo persino di cambiare vita. Se il pentimento è sincero si cerca di porre rimedio, almeno a parole, se non si può fare altro.

La Sacra Scrittura ricorda uomini e donne che hanno sbagliato e hanno cambiato vita. Penso subito a Zaccheo, capo dei pubblicani, che decide di dare metà dei suoi beni ai poveri e di restituire quattro volte tanto a chi avesse preso più del dovuto (Cfr. Lc 19,1.8).

Ma, soprattutto, questo proverbio mi fa pensare a Pietro. Egli non ha ruberie da restituire, perché non ha rubato nulla a nessuno, ma ha rinnegato il suo Maestro per tre volte. Cosa che non si può disfare!

Lo sguardo di Gesù ed il canto del gallo gli aprono la mente. Pietro comprende l’errore e scoppia in pianto. Pianto amaro e sconsolato il suo! (Cfr. Lc 22, 56-62).

L’evangelista Luca non dice quello che sia passato in mente e in cuore a Pietro, in quei momenti, ma io non dubito che si sia pentito veramente di aver rinnegato Gesù e, dunque: Se il fatto fosse da fare, Pietro, di sicuro, non lo farebbe.

Mariantonia Fara

Nell’immagine di Buddleja davidii (foto di Agostina Becchia), impreziosita dalla presenza del Podalirio, si coglie appieno il senso del nome con cui questa pianta è comunemente conosciuta: “albero delle farfalle”. Le sue infiorescenze allungate, ricche di piccoli fiori profumati e nettariferi, rappresentano infatti una vera calamita per numerosi insetti impollinatori, tra cui farfalle, api e imenotteri.

Il Podalirio, elegante lepidottero dalle ali chiare attraversate da bande nere e prolungate in sottili code, è una delle specie più affascinanti che si possono osservare su questa pianta. Il suo volo leggero e sinuoso, unito alla predilezione per fiori ricchi di nettare, lo rende un visitatore ideale della Buddleja, contribuendo a creare un’immagine di grande armonia naturale. In molte aree mediterranee, compresa la Sardegna, la presenza del Podalirio è indice di ambienti ancora relativamente integri, dove la biodiversità trova condizioni favorevoli.

La Buddleja davidii, originaria dell’Asia (in particolare della Cina), è stata introdotta in Europa come pianta ornamentale e si è rapidamente diffusa grazie alla sua rusticità e alla lunga fioritura estiva. In Sardegna, come nel resto d’Italia, non possiede un nome tradizionale specifico nella lingua sarda, proprio perché si tratta di una specie alloctona relativamente recente. Viene quindi identificata per lo più attraverso descrizioni legate alle sue caratteristiche, in particolare la straordinaria capacità di attirare farfalle.

Questa funzione ecologica le ha valso, anche in altre lingue, denominazioni analoghe: in spagnolo è infatti nota come arbusto de las mariposas o árbol de las mariposas, espressioni che richiamano immediatamente il rapporto privilegiato tra la pianta e il mondo dei lepidotteri.

L’immagine della Buddleja con il Podalirio non è dunque soltanto un accostamento estetico, ma rappresenta un piccolo ecosistema in equilibrio, dove una specie vegetale introdotta si integra con la fauna locale, offrendo nutrimento e contribuendo alla conservazione di insetti di grande valore naturalistico.

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