Marzo 2026, una parola sarda al mese: “P” come “PALLA”

descrizioneRadici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella

PALLA in campidanese significa ‘paglia’; in logudorese si dice pàzza, in gallurese paḍḍa, in latino pălea. I nomi sardi sono enormemente più antichi di quello latino ed appartengono quantomeno al Neolitico. La base è sumerica, da pad ‘rompere, spezzare; to break’ + la ‘spulare (i cereali); to winnow (grain)’: palla‘pezzetti spulati’. Tuttavia è assai più congruo considerare il camp. palla quale relitto del Paleolitico, e la prova di ciò l’abbiamo dall’agglutinazione sumerica pag ‘to enclose, cage; includere, intrappolare’ + lag ‘zolla (di terra), grumo’: il composto pag-lag significò ‘grumo di materia inclusa’.

Impossibile precisare quanti millenni noi oggi siamo lontani da questa formula primitiva.

Dico qualcosa in più, che questo secondo etimo risalente al Paleolitico consente di capire un fenomeno sinora mai indagato, relativo alla formazione delle caratteristiche “palle” naturali ad opera della Posidonia, le cui alghe tendono a sminuzzarsi, coalescere e infeltrirsi al momento di spiaggiarsi.

Sembra ovvio che le prime “palle da gioco” dell’Homo Sapiens furono proprio queste alghe di Posidonia, dette in Sardegna palla, da cui riceve il nome anche la spiaggia di Su Pallosu. In tal senso, fallisce l’ipotesi fatta dal DELI, che l’it. palla ‘oggetto o corpo sferico’ sia variante di balla ‘quantità di merci messe insieme e avvolte per essere trasportate’; questo termine a sua volta è fatto discendere dal francese antico balle e francone balla, aventi medesimo significato. Ciò è da respingere perché non è affatto vero, ed a maggior ragione respingo l’approfondimento del DELI, che attribuisce le italiche palla e ballaal longobardo, e ancor prima al tedesco, senza prendersi la briga di dimostrare in quale dizionario abbia trovato i termini.

Il fenomeno dell’infeltrimento naturale della Posidonia indusse le popolazioni primitive ad imitare quel processo inventando la follatura nelle gualchiere e producendo così l’infeltrimento della lana al fine di renderla impermeabile.

Questa discussione sull’infeltrimento naturale delle palle di Posidonia, da cui originò il gioco della palla, riporta in qualche modo anche a Su Carru e Pàggia, o Pazza, o Palla (secondo le subregioni sarde). Tale definizione nomina tradizionalmente la Via Lattea. Letteralmente dovremmo tradurre come Il Carro della paglia immaginando la Via Lattea come una scia di paglia (quale residuo della trebbiatura dei cereali) perduta da un carro. Su questa interpretazione s’adagiò anche Wagner, e nessuno s’accorse d’essere in patente paronomasia.

Invero, è proprio dal prototipo log. pazza che possiamo dedurre il vero etimo, il quale è l’accadico pāṭum (ug. paṭṭu) – da leggere pazzu – ‘margine, limite, frontiera; distretto, regione’, ‘the four borders od the world, i quattro angoli del mondo’, ‘cosmic borders, confini cosmici’.

Salvatore Dedola, glottologo-semitista

Nell’immagine: l’incipit, “P”, in Giampaolo Mele (a cura di), Die ac Nocte. I Codici Liturgici di Oristano dal Giudicato di Arborea all’età spagnola (secoli XI-XVII), Cagliari: AMD Edizioni, 2009

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