Radici e semantica delle parole sarde, rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella
CUILE log. ‘ovile’, sassar. cuìri, camp. cuìlì, sd. centr. cubìle ‘ovile’, ‘sito di ricovero delle pecore’; ma gallur. cuìli ‘covile, covo, tana’. Wagner (e altri) scrive che sd. cuìle deriva dal lat. cŭbīle ‘giaciglio di uomo e d’animale’, anche ‘talamo’ < lat. cŭbo ‘essere disteso, sdraiato sopra un giaciglio’. Ma intanto va notato che il derivato italiano covìle significa ‘tana di animali selvatici’, nient’altro. Così è inteso pure in Sardegna quale originario significato, mentre la semantica di ‘ovile’ sembra derivata. Si può dire senz’altro che tale termine, coevo della Sardegna e del Lazio, sia mediterraneo. Quindi quello latino non è affatto il prototipo dei termini sardi.
Il problema se nel Mediterraneo venga prima il concetto di tana o quello di ovile si risolve osservando la base sumerica, che però lascia intravvedere, già in epoca arcaica, il convergere e confondersi di due vie di interpretazione: la prima delle quali è ku ‘buco, cavità, tana’ + bilam ‘animale’, col significato di ‘tana di animali’ (e siamo al significato italico nonché a quello originario della Sardegna). La seconda interpretazione, sempre di origine sumerica, mette in campo gub (una designazione di pecora o capra): con l’agglutinazione di bilam dà gubbilam, onde cubìle, cuìle inteso come ‘ovile’.Continua a leggere →