
BIELLA – Prosegue con successo il ciclo di incontri dedicato al mondo delle api, un percorso formativo che sta catalizzando l’attenzione di esperti e neofiti del settore. Dopo il terzo appuntamento di venerdì 6 marzo — durante il quale il dr. Paolo Detoma ha guidato i presenti alla scoperta della strumentazione tecnica indispensabile per il governo dell’alveare — il focus si sposta ora sulla sfida più complessa per l’apicoltura moderna.
L’emergenza Varroa: quarant’anni di resilienza
Il prossimo incontro, in calendario a Biella per venerdì 13 marzo nelle sale di via Galileo Galilei, 11, affronterà il tema cruciale della Varroa destructor. Nonostante siano trascorsi oltre quattro decenni dall’arrivo di questo acaro parassita sul suolo nazionale, l’apicoltura continua a registrare perdite imponenti e un indebolimento strutturale delle colonie, segnali inequivocabili che le strategie di contenimento adottate finora non sono state pienamente risolutive.
Nuove prospettive dal mondo della ricerca
La serata si preannuncia di fondamentale importanza grazie alla condivisione delle risultanze emerse nel recente simposio svoltosi lo scorso 24 febbraio presso l’Istituto Agrario “Giuseppe Bonfantini” di Novara. In tale occasione, il dr. Marco Pietropaoli, figura di spicco del Laboratorio di Apicoltura dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, ha illustrato i più recenti protocolli di gestione integrata. Saranno presentati dati inediti sull’efficacia dei presidi sanitari attualmente autorizzati, con l’obiettivo di fornire agli apicoltori strumenti pratici per massimizzare gli effetti dei trattamenti e salvaguardare la salute delle api.
L’Oasi di Nuraghe Chervu: oltre l’aula didattica
In questo contesto di alta formazione, si inserisce il progetto dei “casiddos de Nuraghe Chervu”, cuore pulsante dell’Oasi delle Api. L’area, promossa dal Circolo culturale sardo “Su Nuraghe”, non rappresenta soltanto uno spazio educativo rivolto alle scolaresche e alla cittadinanza per sensibilizzare sull’importanza della biodiversità. Essa si sta infatti consolidando come un autentico laboratorio naturalistico sperimentale.
L’Oasi funge da modello pilota per gli apicoltori professionisti, un terreno di confronto dove la tradizione millenaria (richiamata dagli antichi contenitori in sughero, i casiddos) incontra la ricerca scientifica più rigorosa. La cooperazione tra istituzioni, associazioni e operatori del territorio trasforma questo sito in uno strumento concreto di tutela ambientale e di sviluppo rurale per l’intero Biellese.
Un invito esteso a tutto il territorio
Data la rilevanza del tema trattato, il quarto incontro del corso non è riservato ai soli iscritti, ma è aperto a tutti gli apicoltori della provincia. Professionisti e hobbisti sono invitati a partecipare a quello che si configura come un momento di crescita collettiva, indispensabile per affrontare con armi nuove le criticità del settore e promuovere una gestione apistica valida ed efficace.
Eulalia Galanu
Nella foto: Un momento dell’affollata terza serata del corso di apicoltura, segnata da un vivo interesse per le innovazioni tecniche del comparto
