
Possono essere molti i motivi per trascorrere qualche giornata serena nel Biellese. Tra questi, il turismo religioso, da tempo associato ai santuari grandi e piccoli che costellano il nostro territorio; al centro, quello maestoso di Santa Maria di Oropa, erede di antica religiosità, al quale fanno da corona altri con loro specificità, come quello intitolato a San Giovanni Battista, unico al mondo ad essere dedicato al precursore del Redentore.
Luoghi magici, da cui traspare aura di mistero di antica religiosità, associati a elementi architettonici che parlano di storia più recente, come il Ricetto di Candelo: affascinante struttura fortificata giunta fino a noi nell’originaria popolare destinazione d’uso quale quella di conservare e custodire vino e derrate alimentari.
Immersi nel verde di campagne e boschi che sfuma nell’azzurro delle montagne fondendosi col cielo, l’Oasi Zegna e il parco regionale della Burcina: tavolozza di colori in primavera.Continua a leggere →

All’età di 75 anni se ne è andato via in silenzio Mario Ghisu di Giba, segnato da una malattia debilitante e da interventi chirurgici invasivi.
Il bravissimo prosatore Michel dij Bonavé [Michele Bonavero], originario della Val Susa, editore della pluridecennale rivista Piemontèis ancheuj, fondata dal suo maestro Camillo Brero, e curatore del dizionario piemontese-italiano-piemontese, possiede ed usa, nelle sue magistrali prose, una gamma lessicale impressionante, che include i nomi di tutte le piante, le erbe, i volatili, i fenomeni atmosferici, i lavori, i mestieri della sua vallata. Qui, in questo brano, ci fornisce un termine tecnico, gnomone [dal lat. gnomon –ŏnis, gr. γνώμων -ονος, dal tema di γιγνώσκω «conoscere»], che traduce il traduce il termine piemontese pichèt, l’infisso metallico di una meridiana che con la sua ombra segna l’ora del giorno. Qui la metafora delle àmole ch’as baso sla boca (le ampolle che si baciano sulla bocca) gli impedisce di fornirci, in questa stessa frase, l’altra parola che però pure reperiamo nelle sue prose, e cioè spovrin [clessidra], l’altro orologio dei tempi passati, quello della finissima sabbia che dall’ampolla superiore rovesciata defluiva lentamente in quella inferiore, scandendo il passare delle ore, diurne e notturne.
