
Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo – Rete Museale Biellese – via Fiume, 12, visitabile tutte le domeniche dalle ore 14:30 alle ore 18:30 – Info e prenotazione: Idillio, 3343452685 – Ingresso gratuito nel rispetto delle norme Covid-19
Quarantaquattro fotografie storiche riprodotte su pannelli di PVC espanso, realizzati dalla ditta “Immagine” di Sandigliano, in formato gigante. Sono state fissate ai muri demaniali delle frazioni Livera e Gurgo di Pettinengo, lungo il percorso che unisce le tre realtà ecomuseali del piccolo Comune, “balcone” del Biellese: il MUSA (MUseo della Sacralità dell’Acqua) e degli acquasantini – che raccoglie la vasta collezione del compianto storico locale Sergio Trivero (di cui ricorre proprio in questi giorni il decennale della morte), il Museo dell’infanzia, a cura dell’associazione Piccola Fata, e il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli, allestito dal Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, aderente alla FASI (Federazione Associazioni Sarde in italia).Continua a leggere →


All’età di 75 anni se ne è andato via in silenzio Mario Ghisu di Giba, segnato da una malattia debilitante e da interventi chirurgici invasivi.
Il bravissimo prosatore Michel dij Bonavé [Michele Bonavero], originario della Val Susa, editore della pluridecennale rivista Piemontèis ancheuj, fondata dal suo maestro Camillo Brero, e curatore del dizionario piemontese-italiano-piemontese, possiede ed usa, nelle sue magistrali prose, una gamma lessicale impressionante, che include i nomi di tutte le piante, le erbe, i volatili, i fenomeni atmosferici, i lavori, i mestieri della sua vallata. Qui, in questo brano, ci fornisce un termine tecnico, gnomone [dal lat. gnomon –ŏnis, gr. γνώμων -ονος, dal tema di γιγνώσκω «conoscere»], che traduce il traduce il termine piemontese pichèt, l’infisso metallico di una meridiana che con la sua ombra segna l’ora del giorno. Qui la metafora delle àmole ch’as baso sla boca (le ampolle che si baciano sulla bocca) gli impedisce di fornirci, in questa stessa frase, l’altra parola che però pure reperiamo nelle sue prose, e cioè spovrin [clessidra], l’altro orologio dei tempi passati, quello della finissima sabbia che dall’ampolla superiore rovesciata defluiva lentamente in quella inferiore, scandendo il passare delle ore, diurne e notturne.