Ieri sera, 8 maggio, è mancata Tiziana di Giusto Serra, di 57 anni. Lascia nel dolore il marito Giuseppe, i figli Francesca e Alessandro, gli amati nipotini Christian e Nicole.
Nata a Donato da famiglia piemontese, con ascendenze pugliesi e friulane, con l’amore del marito aveva incontrato la Sardegna, nuova terra in cui si era rifugiata, trovando consolazione durante i lunghi anni di malattia. Quando, con l’inizio della pandemia in atto, visite e controlli già programmati sono stati bloccati, l’incantevole marina di Sorso e le dune di Platamona sono state il rifugio del corpo e dell’anima, vissuto accanto all’amorevole marito.
Compagna di una intera vita, attendendo con cura a casa, famiglia e fabbrica, da danzatrice provetta ha animato molte belle serate di Su Nuraghe fino alle forzate assenze.
Questa sera, 9 maggio, Festa della Mamma, alle ore 19:30, la recita del Santo Rosario nella Chiesa parrocchiale di Occhieppo Superiore. Il funerale sarà celebrato domani, 10 maggio, alle ore 15 nella stessa Chiesa parrocchiale.
Battista Saiu

Abbiamo scritto in una delle rubriche passate, ciascuna delle quali è dedicata ad una parola della lingua piemontese, che anche se il Piemonte delle ere passate non s’affacciava sul mare, la sua lingua possiede tutta una serie di parole che descrivono piante, animali, pesci tipici delle zone costiere e delle acque mediterranee. Ma quando si tratta di descrivere la natura montagnosa dei suoi territori storici – anfratti e balze, dossi e dirupi – il piemontese possiede una gamma terminologica difficile da eguagliare, anche facendo appello al lessico di lingue nazionali, come l’italiano. Nella frase seguente, sempre uscita dalla penna del biellese Tavo Burat, abbiamo un esempio della dovizia e specificità terminologica del piemontese chiamato a descrivere il territorio ancestrale dei propri abitanti:
QUIDÁSSI sass. ‘darsi da fare, sbrigarsi’; quidare log.; quidái, coidái camp. ‘curare, aver cura’; cfr. sp. cuidar; quidádu, –áu log. e camp. ‘cura, diligenza’; cfr. sp. cuidado; datti quidadu log. e sass. ‘datti da fare’, ‘non indugiare’. Negativo: scoidái camp. ‘trascurare’; disquίdu log. e camp. ‘negligenza, trascuratezza’ (cfr. it. disguido); scoίdu camp. ‘negligenza, trascuratezza’.