
Nel 300° Anniversario dell’unione tra Piemonte e Sardegna, le immagini di Nuraghe Chervu, pubblicate in Su Calendariu 2020, edito dal Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella, ci accompagnano con cadenza mensile tra pagine di storia locale e nazionale
La Grande Guerra, la IV Guerra di Indipendenza – Un’autorevole corrente storiografica individua nell’ingresso dell’Italia nel I Conflitto Mondiale la tappa conclusiva del percorso risorgimentale che ha condotto all’Unità politica della Penisola. In tale prospettiva si è soliti parlare di IV Guerra di Indipendenza Italiana.Continua a leggere →


Ai tempi di coronavirus, il laboratorio linguistico di Su Nuraghe continua in collegamento Skype con il Circolo sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina), superando mari e oceani attraverso l’uso della lingua materna nella poesia, tra storia, cultura e cronaca del tempo presente – fatti del giorno, “de die in die” nei versi di Tore Spanu – testi in “Limba” per imparare a leggere e scrivere in sardo e in piemontese, anche per chi non è o non parla sardo o piemontese, ma conosce ed usa la lingua materna anche diversa dal sardo o dal piemontese – traduzione in piemontese letterario nella versione dij Brandé, a cura di Sergi Girardin, di Caraglio (Cuneo), in lingua italiana, curata da Roberto Perinu, Biella – traduzione in castigliano resa da Matteo Rebuffa, Candelo (Biella) – testo di presentazione e poesia “Si solu restamos in domo” sono di Tore Spanu, di Pozzomaggiore (Sassari) – coordina Biagio Picciau.
ACCATZINADDU è un aggettivo sassarese riferito a ‘qualcuno che ha assunto l’aspetto e la consistenza della calce secca’ (Bazzoni). Ma questa spiegazione non ha alcun senso; Bazzoni ha perduto oramai il significato del verbo, talché non propone alcuna locuzione esemplificativa. Questo verbo in realtà è pan-sardo e si riscontra principalmente nell’uso di Quartu e del campidanese meridionale: ingatzinái ‘imbrogliarsi, incepparsi, ammatassarsi’, ‘abbarrare agaffiados, arréscius’ (Puddu); esempio: mi s’est ingatzináu su tacconi in su bináriu ‘il tacco si è incastrato nei binari’ (Puddu); séu totu ingatzinada me is faìnas ‘sto affogando nelle tante faccende’ (Dedola). Base etimologica è il sumerico gaz ‘to kill, beat, thresh (grain)’ + in ‘abuse’. Ma è più congruo il sumerico ḫaza ‘to hold, trattenere’ + in ‘abuse’. In questo secondo caso abbiamo il significato di ‘trattenere abusivamente, ossia senza la volontà del soggetto’.