L’Ilex aquifolium, specie della famiglia delle Aquifoliaceæ, il cui nome italiano è agrifoglio, conosciuto in Sardegna come olostriu/olostru, arangiu burdu/aresti. L’immagine della pianta illustra il cartoncino di Auguri di Bonas Pascas, Bona Pasca de Nadale, a Largos Annos, del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe di Biella.
L’agrifoglio occupa un areale molto vasto, dall’Europa centro meridionale alle regioni settentrionali. È presente nel Vicino Oriente e nell’Africa mediterranea, dalla Turchia alle località montuose del Marocco.
La pianta ha portamento maestoso e, a volte, può superare i 10 metri di altezza. Ha chioma densa di forma conico piramidale, tronco diritto e affusolato da cui si dipartono rami con foglie dal margine spinoso dentato in quelli più bassi e nei giovani polloni, fino a diventare intere nei rami più alti e in quelli apicali. È facilmente riconoscibile dai frutti: piccole drupe di colore rosso-scarlatto che custodiscono semi bruni, striati di bianco.
Lo scrittore latino Plinio afferma che «piantare un alberello di agrifoglio nella propria casa di città o di campagna, fa stornare i sortilegi», usanza ereditata nei giardini del tempo presente. Risalirebbe a Tarquinio Prisco, re etrusco di Roma, l’affermazione secondo la quale «gli alberi sotto la protezione degli Dèi infernali, invocati per allontanare i mali, sono detti di cattivo augurio», perché, «al pari di agrifoglio, pero selvatico, pungitopo, lampone e rovi sono impiegati per bruciare i prodigi e i presagi funesti».Continua a leggere →




