Da “Su Nuraghe” una paròla piemontèisa al mèis, Gennaio 2026, «C» come «CAMP, CAMPÀ»

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Omaggio dei Sardi dell’Altrove alla terra di accoglienza, “omagià daj Sardagneuj fòra ’d Finagi” che fanno capo al Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella – camp, campà sono parole che accompagnano il primo mese del niuovo anno 2026 come in “Michel dij Bonavé”, Michele Bonavero e nella ricca produzione letteraria di “Tavo Burat”, Gustavo Buratti Zanchi

camp s.m. [agr.] campo || se mi i podèissa arbufé e scracé ‘d feu, mòrde, grifé, brajé, massé, fé ‘l luv a tre teste, fé la fòla, fogné tra le pere, arversé lë sterni parèj d’un camp ëd patate, për soné ‘l còrn bufé ant ij condut ëd le canale, am vardrìo come na sòrt ëd rassa dròla [Tavo] = se io potessi ringhiare e sputare fuoco, mordere, graffiare, far male, uccidere, fare il lupo dalle tre teste, fare la matta, frugare tra le pietre (con il grugno), rivoltare il selciato come un campo di patate, per suonare il corno soffiare nei tubi delle grondaie, mi guarderebbero come una sorta di razza stramba || d’antorn a-i ero le boschin-e pì s-ciasse ch’a fodravo la montagna con un mantel verd ëd feuje, mach ës-ciancà da le ròche aùsse, dai linseuj scajos e baross dij ciapé e dai fassolèt colorà dij camp coltivà a trasse [Michel] = attorno c’erano le boscaglie più fitte che foderavano la montagna con un mantello verde di foglie, solo strappato dalle rocce aguzze, dalle lenzuola scagliose e rossastre delle pietraie e dai fazzoletti colorati dei campi coltivati a terrazze

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Il canto del pastore risuona dalle colline sarde alle Alpi biellesi

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Il poeta Nicola Loi e il ponte poetico tra Sardegna, Piemonte e Argentina

Dopo un’estesa stagione di silenzio, tornano a risuonare i versi di Nicola Loi di Ortueri. L’afflato poetico del bardo sardo dilaga sino alle falde delle Alpi biellesi attraverso la composizione “Torrat su pastore”, “Ritorna il pastore”. Antiche parole d’un lessico ancestrale che, nella traduzione curata da Antonio Ledda di Villanova Monteleone, confluiranno nell’antologia del Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”, percorso didattico finalizzato all’apprendimento della lettura e scrittura nell’idioma materno contemporaneo. L’iniziativa si sviluppa mediante un laboratorio linguistico transoceanico che collega il Circolo “Su Nuraghe” di Biella al Circulo sardo “Antonio Segni” de La Plata in Argentina, attraverso la piattaforma zoom meetings.

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È morta Lelia Zangrossi, una vita al servizio della cultura e della memoria collettiva

descrizionePedagoga appassionata e custode delle radici del territorio biellese

Con profondo cordoglio, la comunità biellese e quanti hanno avuto il privilegio di conoscerla piangono la scomparsa di Lelia Zangrossi, venuta a mancare all’età di 74 anni. Nativa di Mosso, oggi parte del comune di Valdilana, nel cuore del Biellese, ha lasciato un’impronta indelebile nel tessuto culturale e sociale del territorio che tanto amava.

Conseguita la laurea in Lettere moderne presso l’Ateneo torinese, dedicò la propria esistenza all’insegnamento delle discipline umanistiche, concludendo la carriera come stimata docente presso la sede mossese dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Eugenio Bona” di Biella. Ma il suo contributo al mondo della scuola andò ben oltre le mura dell’aula: collaboratrice fidata dei dirigenti scolastici, formatrice nelle commissioni concorsuali, punto di riferimento provinciale per la didattica storica e membro autorevole della Commissione Interprovinciale presso il capoluogo piemontese.

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“A buon intenditore, poche parole” / “A bonu intendhidore, peràulas pagas”

descrizioneDìcios e Peràula de Deus / Proverbi e Parola di Dio – immagini e nomi sardi di fiori – Laboratorio linguistico transoceanico – appuntamento mensile tra il Circolo culturale sardo “Su Nuraghe” di Biella e il Circulo sardo “Antonio Segni” di La Plata (Argentina).

Il proverbio: “A buon intenditore, poche parole” può essere un’esortazione, ma anche un vanto. Nella Vergine Maria, che ascolta e risponde prontamente, con poche parole, abbiamo un bel modello da imitare.

Presentada de su dìciu:

Su dìciu: “A bonu intendhidore, peràulas pagas” podet esser’ un’ispronàda, ma puru unu bàntidu. In sa Virgine Maria, chi iscultat e rispondhet luego, cun pagas peràulas, tenimos unu bellu modellu de copiare.

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