Una parola sarda al mese: E come EBBÌA

incipit E, in Giampaolo Mele, Die ac NocteLaboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella. La collaborazione con il glottologo-semitista Salvatore Dedola inaugura il nuovo anno. Presentate radici e semantica di parole sarde, rivisitate mediante dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche), illustrate da capolettera tratti da codici liturgici di Oristano.

EBBÌA in sardo funziona come preposizione ed avverbio, ed esprime l’esclusione: ‘soltanto, eccetto, esclusivamente’. Si usa anche nelle locuzioni congiuntive. Ebbìa è variante semantica di pétzi, scètti ecc. Wagner sostiene giustamente che il termine corrisponde al contin. ebbía (a Castro dei Volsci: ibbía ‘soltanto’); nel Lazio mer. jé bbía ‘soltanto io’ (Rohlfs); abruzz. ebbi; teram. abbi ‘id.’ = ital. e via ‘e basta’ (Salvioni).
Come si vede, il sd. ebbía è imparentato a pari grado con tutti i termini italici citati dal Wagner, ma non dipende da essi, poiché tutte queste forme sono antichissime, prelatine, mediterranee, ed attingono tutte assieme alla comune base etimologica sumerica be ‘to cut off, tagliar via’. La locuzione e-bìa in origine significò …’e taglia’, ‘e chiuso’, ‘e concluso’. Vedi anche il babilonese ebbiš ‘in uno stato di pulizia (rituale)’ < ebbu(m) ‘bright, pure, shiny; brillante, pura, splendente’ (di pietre preziose); ‘pulito, limpido’ (di abito, acqua).

Salvatore Dedola,
glottologo-semitista

Nell’immagine: “Adorazione dei Magi” nell’incipit “E”, in Giampaolo Mele (a cura di), Die ac Nocte. I Codici Liturgici di Oristano dal Giudicato di Arborea all’età spagnola (secoli XI-XVII), Cagliari: AMD Edizioni, 2009

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