Radici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella
UTTURÍNU log. e sassar. ‘viottolo’ di campagna, normalmente delimitato da muri a secco; ùttaru gall.; gutturinu, butturinu, utturinu, utturighinu log. Questa voce è un denominale da log. gùtturu ‘gola’; anche ‘gola di montagna’; anticamente doveva avere forma *guttulu, ed è un classico aggettivale sardiano, nientaffatto derivato dal latino (guttur ‘gola’) ma precedente e poi coevo, indi fuso con esso, provenendo dal sum. gu ‘neck’ + tul ‘well, pozzo’: gu–tul = ‘pozzo del collo’ (ossia trachea, parola veramente arcaica). Vedi bùttaru in Gallura indicante un ‘viottolo’; mentre a Ozieri e Benettutti è detto tirighinu.


Nato a Legnano, come sfollato di guerra, ha frequentato le scuole elementari a Santa Maria Maggiore, allora in provincia di Novara.
Le festività natalizie, con la loro carica di emozioni, sono occasione di scambi augurali rinnovando buoni auspici tra incanto/disincanto illuminati dal Bambinello che nasce e dell’incipiente tempo alte porte. Accarezzate dalla voce, che si modula in canti di nenia con rimando all’infanzia, anche le parole diventano poesia. Giungono a “Su Nuraghe” di Biella i versi di Nicola Loi di Ortueri, “Pro bon’aúra”/Per buon augurio”.