Tavo Burat, la lingua è una delle nostre radici più grandi

Diverse Associazioni ed Enti che operano nel Territorio biellese hanno programmato dal 25 aprile al 5 maggio una serie di manifestazioni per ricordare la figura di Gustavo Buratti Zanchi/Tavo Burat

Tavo Burat
Tavo Burat, Bocchetta di Margosio, Festa di Fra' Dolcino 2007.

La vita, si dice, è un percorso di conoscenza, un cammino che noi compiamo per imparare qualche cosa che non sappiamo, per muoverci in avanti nella storia personale, in quella piccola che è la nostra e in quella grande, che è quella che si muove intorno e oltre noi.
In questo cammino noi siamo accompagnati dalle voci che ci parlano, dai ricordi che accumuliamo, dagli insegnamenti che qualcuno, più o meno benevolmente, ci ha dato, dalle radici che la nostra anima tiene saldamente con sé, dalle nostre voci di dentro della nostra coscienza. Le radici e la coscienza sono fra le cose più importanti, per noi e per l’uomo in generale.
Le radici sono fatte del cammino dei nostri avi, dei luoghi dove abbiamo vissuto, delle esperienze affrontate, della nostra identità.
La coscienza viene dopo tutto questo e si materializza nelle nostre scelte di vita e nella adesione ad un ideale, a volte anche in una scelta politica.
Leggere gli articoli di Tavo Burat ha voluto dire ritrovare le mie radici lontane perché anche io, pur venendo da un paese solare, vengo dalla sua parte “montagnina”, fatta di castagni ed erbe alte, di terre aspre e avare come pure sono certe montagne del Sud. Conosco, per averla vissuta da bambina, la fatica e la povertà di chi, poi, ha dovuto emigrare per vivere e continuare a vivere; conosco l’intolleranza e la diffidenza per averla vista dipinta sui volti di chi, in paese, nel paese dove sono cresciuta, la nutriva per esempio per gli zingari.
Nel tempo, crescendo, ho anche imparato a capire meglio il potere del Potere, a riconoscerne le forme coatte e via via a chiarire, dentro di me, gli aspetti di un sistema sociale che lascia poco spazio alla fantasia, alla creatività, alla Vita. Anzi ci vuole omologati e, se possibile, privi di radici affinché meglio gli riesca il progetto di dividerci e isolarci, qualora ci mostrassimo diversi.
È proprio invece la diversità che ci fa ricchi e ci fa crescere nell’anima e nella mente, spingendoci al confronto, insegnandoci a ragionare.Continua a leggere →

Tavo Burat, «Na bon-a bataja»/Una buona battaglia

Programma delle iniziative biellesi per ricordare Gustavo Buratti Zanchi/Tavo Burat

Locandina BuratDal 23 Aprile, presso la Biblioteca Civica di Biella, esposizione di scritti e pubblicazioni di Tavo Burat.

25 Aprile, Festa della Liberazione – “Camminare e cantare la Resistenza”
Ore 9.30 – ritrovo alla trappa di Sordevolo, visita alla baita partigiana di Varnej
Ore 13.00 – pranzo alla Trappa
Ore 14.30 concerto con i Follias

28 Aprile, Minoranze e libertà – Convegno sulle “battaglie” di Tavo Burat
Ore 15.00 – a Palazzo Ferrero di Biella Piazzo – interventi di P. Bellardone, M. Zucca, A. Malerba, F. Battistuta, E. Pagano, G. Pidello, M. Pellegrini
Ore 21.30 – Concerto in omaggio a Tavo con Yo Yo Mundi (ingresso libero)

1° Maggio, Festa del Maj – Per fare un Tavo ci vuole un albero
Ore 12.00 – Biella, elevazione dell’Albero della Libertà al Ponte della Maddalena
Ore 13.00 – Pranzo al sacco sull’isolotto
Ore 14.30 – Danze e canti popolari con i Rosso folk

2 Maggio, Ritornare selvatici – Le parole nomadi di Tavo Burat
Ore 21.30 – Candelo, proiezione al Cinema “Verdi” della videointervista a cura di G. Pidello e M Pellegrini, con la presenza degli autori e del Gruppo “Quinta Rua”

5 Maggio, L’an-cà da fé – Cena con le ricette della tradizione biellese raccolte da Tavo Burat e Giorgio Lozia
Ore 20.00 – Occhieppo Inferiore, al Numero 7, partecipano gli “Arbej”

Biella, Vercelli, Gerusalemme: ricordo dello «Yom ha Shoah»

Domenica 22 Aprile, ore 17, a Vercelli, in Sala Foa, «Le mie ultime parole» letture, a tre voci alternate, di documenti riguardanti la Shoah, con Mirko Cherchi, Elisa Cicero e Francesco Logoteteta – regia di Ludovica Pepe Diaz – ingresso libero

Vercelli, sala Foa
Vercelli, sala Foa - (da sinistra) Francesco Logoteta, Rossella Bottini Treves, Presidente della Comunità Ebraica di Vercelli, Biella, Novara, Verbania-Cusio-Ossola, con Ludovica Pepe Diaz, Elisa Cicero e Mirko Cherchi.

In concomitanza con le celebrazioni che si tengono a Gerusalemme per lo Yom ha Shoah, giorno che cade il 27 di Nissan (19 aprile), per commemorare gli Ebrei deportati, gli attori che fan capo al Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella daranno voce ad alcuni documenti riguardanti la Shoah, testimonianze e letture di lettere di Ebrei dai campi di concentramento.
In questo giorno, sull’intero territorio dello Stato ebraico, dopo il suono delle sirene, tutto si ferma: lavoro, mezzi pubblici e auto, per riflettere e ricordare l’immane tragedia che ha segnato la storia di un popolo e quella del secolo appena trascorso, affinché quelle atrocità siano condannate per sempre e mai più ritornino.
Durante la serata, verranno presentate immagini e musiche, con lettura di alcune lettere inviate dagli Ebrei che avrebbero poco dopo trovato la morte per mano dei nazisti. Documenti semplici e importanti, raccolti nel libro Le mie ultime parole a cura di Zwi Bacharach, edito da Laterza, dopo un lungo e difficile lavoro di indagine e di ricerca. Infatti, alcune delle lettere sono state trovate in archivi pubblici, altre erano conservate in raccolte private, pubblicate in libri appartenenti alle comunità distrutte, altre ancora costituiscono ricordi individuali e familiari.Continua a leggere →

Su Nuraghe Film: «A casa» – Le nostre origini siamo noi

Sabato 21 aprile, a Biella, ore 21, “Punto Cagliari”, in via Galileo Galilei, 11, nuovo appuntamento con le lezioni di cinema Su Nuraghe Film – Verrà presentato: “A casa”, un cortometraggio del 2004 della durata di 19 minuti, per la regia di Andrea Caboni, realizzato dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico (I.S.R.E.), della Regione Autonoma della Sardegna

Locandina A casaTutti possiamo vivere ovunque, adattarci e costruirci una vita, ma le nostre origini siamo noi e quello che siamo non si può e non si deve dimenticare.
Tutto ci può riportare “a casa”, un rumore, un profumo, un gesto, un soffio di vento, e ricordarci chi siamo. Per Giovanni, il protagonista del film “A casa” di Andrea Caboni, entrare nel museo è tornare a casa: costumi, strumenti, tappeti, immagini… la sua infanzia nella sua terra.
Questa nostalgia penso sia radicata in tutti coloro che hanno dovuto allontanarsi dalla loro terra per costruirsi un’esistenza altrove, per forza o per voglia. Dico “per forza”, perché ho l’impressione che le generazioni come quella di mio padre e quella appena successiva siano state costrette da necessità di sopravvivenza, accompagnate tutta la vita a questa “incurabile” nostalgia.
Curiosamente, anche nelle nuove generazioni, nei nostri figli, pare permanere e riaccendersi il bisogno – forse non solo emotivo – di radicamento alla terra d’origine. Un ruolo importante è dovuto alla famiglia in cui si nasce là dove si coltiva con i figli l'”essere sardi”, indipendentemente dal vivere geograficamente altrove.
Questo attaccamento alla terra mi sembra particolarmente profondo nei Sardi che nel tempo hanno fondato, in ogni stato e continente, dei luoghi di riunione per reincontrare i conterranei.
Tutti i Sardi che ho conosciuto hanno tentato di colmare il desiderio di tornare a casa; qualcuno è riuscito, qualcuno ha tentato, o come Giovanni, il protagonista del film, dopo una vita passata in un’altra parte della terra, con un oceano che lo separa dalla sua Isola. Ma, alla fine, lui è riuscito a tornare a casa.Continua a leggere →

Tornare in Sardegna almeno una volta l’anno

Nilde CongiuNilde Congiu nasce a Vercelli nel 1967 da Bruno di Domusnovas (Cagliari) e da madre pugliese.
Dopo anni di lavoro precario tra cascine con bestiame e caseifici, il genitore si trasferisce dalla Sardegna in Piemonte per lavorare come muratore, prima e, poi, come operaio nello stabilimento Pirelli di Livorno Ferraris, dove conosce e sposa Teresa Sisto, una ragazza emigrata da Gioia Del Colle in provincia di Bari.
Punto di riferimento per la famiglia appena costituita è stata la comunità sarda, molto presente anche a Livorno Ferraris, dove il padre ha avuto la possibilità di frequentare i “suoi” conterranei e parlare la “sua” lingua d’origine.
“Il carattere riservato di mio padre – afferma Nilde – non gli ha mai permesso di raccontare molto della sua infanzia e della sua gioventù, ma adesso, nella vecchiaia, sembra che sia diventata quasi una necessità raccontare della “sua” Sardegna”.
“Con lo stipendio di un solo genitore – continua – la possibilità di tornare in Sardegna è andata scemando nel tempo, fino a scomparire definitivamente l’anno in cui ho iniziato a frequentare le scuole superiori (sia io che mia sorella siamo diplomate perito informatico), con inevitabile aumento delle spese scolastiche e non solo”.
“Terminati gli studi – conclude – ho trovato lavoro e casa a Ivrea; la mancanza di risparmi mi ha impedito di tornare in Sardegna fino alla morte del nonno paterno Francesco. Laggiù vivono ancora tutte le mie zie che rividi una decina di anni fa, durante un viaggio con mio padre e due dei miei tre figli: Sebastiano e Samuele“.Continua a leggere →