Dall’orso di Fonni all’orsa di Biella

descrizioneSegni, riti e antiche figure simboliche lungo un invisibile cammino che unisce la Barbagia alle Alpi piemontesi

Dal 31 luglio al 2 agosto 2026, Fonni (Nuoro) ha ospitato la nona edizione di Identidades, trasformandosi, nel cuore dell’estate, in un crocevia di popoli, memorie e tradizioni. Per tre giorni il Comune più alto della Sardegna, adagiato a oltre mille metri sul livello del mare nel cuore della Barbagia di Ollolai, ha accolto un incontro nel quale le distanze geografiche si sono accorciate e linguaggi nati sulle opposte sponde del mondo hanno trovato un terreno comune.

Nella stagione in cui Fonni è conosciuta anche come meta privilegiata per i ritiri precampionato e la preparazione atletica estiva, il paese ai piedi del Gennargentu ha mostrato un altro volto della propria vocazione all’accoglienza. Nel campo sportivo comunale intitolato a Peppino Mulas, su invito dell’Associazione culturale Urthos e Buttudos, si sono ritrovate trentaquattro espressioni del folklore ancestrale della Sardegna, insieme a gruppi provenienti da altre regioni italiane e da Brasile, Croazia, Francia, Nicaragua, Senegal e Spagna.

È nato così un grande racconto senza confini, composto di passi cadenzati, sonagli, campanacci, pelli, legni, colori e costumi. Ogni presenza ha portato con sé la storia della propria comunità; eppure, dietro forme differenti, è emersa una sorprendente familiarità. Prima ancora delle parole, sono stati i gesti e i suoni a riconoscersi, come se tradizioni cresciute su terre separate da montagne, mari e oceani conservassero, in profondità, frammenti di un linguaggio comune.

Accanto alle celebri figure dei Mamuthones e Issohadores di Mamoiada, dei Boes e Merdules di Ottana e alle numerose maschere provenienti dagli altri paesi dell’Isola, Fonni ha accolto anche il Piemonte. A rappresentarlo sono stati Gipin e Catlin-a, personaggi del Carnevale biellese, impersonati da Silvano Mocci, originario di Gonnosfanadiga (Cagliari) ed ex amministratore del Circolo Culturale Sardo di Biella, e da Cosima Colaianni, originaria di Mesagne (Brindisi) e segretaria del presidente di Su Nuraghe.

La loro presenza ha assunto un significato che va oltre la semplice partecipazione a una sfilata. In quelle due figure carnevalesche si è resa visibile la storia di tante persone che, lasciata la propria terra, hanno imparato a riconoscersi anche in un’altra comunità. È la vicenda di chi conserva la memoria del luogo da cui proviene e, nello stesso tempo, costruisce nuovi legami nella terra che lo ha accolto.

Origine e adozione, dunque, non come appartenenze contrapposte, ma come patrimoni capaci di convivere. Due radici possono nutrire lo stesso albero. È un’esperienza che appartiene profondamente anche alla comunità sarda del Biellese e che, attraverso l’attività del Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe, continua a tradursi in iniziative, incontri e progetti capaci di tenere insieme memoria e futuro, Sardegna e Piemonte.

Nell’immagine scattata dopo la sfilata, Catlin-a e Gipin, insieme ad altri personaggi della loro corte, posano accanto ai giovani fonnesi che hanno impersonato gli Urthos e i Buttudos, figure centrali del Carnevale locale. Da una parte la creatura zoomorfa, espressione della forza selvaggia; dall’altra i suoi guardiani e domatori, impegnati in una relazione rituale che mette in scena il difficile equilibrio tra l’uomo e la natura.

È un confronto antico, nel quale si possono leggere molteplici significati. Alle interpretazioni che richiamano l’universo dionisiaco si affiancano suggestioni ancora più remote, legate ai cicli della natura, alla morte apparente dell’inverno e al ritorno della vita. In questo immaginario l’orso, con il suo lungo isolamento nella tana e il successivo riapparire alla stagione nuova, ha assunto in molte culture il valore di creatura capace di incarnare il mistero della rinascita.

Non sorprende, allora, ritrovare l’animale in Sardegna anche in contesti religiosi e monumentali. La sua figura affiora nella Cattedrale di Cagliari, nelle sculture poste ai piedi del presbiterio, dove l’orso è raffigurato mentre viene abbattuto da Cristo, rappresentato come leone. Ricompare fuoriuscendo nell’intonaco del transetto della Cattedrale di Oristano, nei due grandi esemplari che dominano la facciata della chiesa di Ardauli e nei quattro orsi scolpiti alla base di sa trona, il pulpito della chiesa di San Sebastiano a Samugheo.

Ed è significativo che proprio sul piazzale di quella chiesa si concluda la sfilata del Carnevale samughese, dominato anch’esso da s’Urtzu: ancora una volta l’animale, la maschera e il rito si incontrano, sovrapponendo nel tempo simboli, paure, memorie e trasformazioni.

Il richiamo diventa particolarmente suggestivo quando lo sguardo si sposta verso il Piemonte. Nella Città della lana, infatti, l’orsa passante costituisce uno dei segni più riconoscibili della memoria collettiva: campeggia nello stemma della Provincia di Biella, in quello della città capoluogo e nelle armi civiche di diversi Comuni del territorio.

Non si tratta, naturalmente, di stabilire semplicistiche discendenze dirette tra tradizioni attive in luoghi differenti. Piuttosto, la presenza di figure e simboli analoghi invita a osservare come popoli lontani abbiano spesso affidato a immagini simili il compito di raccontare le grandi domande dell’esistenza: il rapporto con la natura, il passaggio delle stagioni, la paura e il suo superamento, la morte e la rinascita.

È forse questo uno degli aspetti più affascinanti emersi a Identidades. Le maschere giunte a Fonni da regioni e continenti diversi non hanno cancellato le loro peculiarità per diventare uguali. Al contrario, ciascuna ha conservato il proprio volto, il proprio suono, il proprio passo. Ed è stato proprio attraverso quella molteplicità che si è resa visibile una più profonda vicinanza.

Fonni e Biella. La Barbagia e le Alpi. La Sardegna e il Piemonte. E poi il Brasile, la Croazia, la Francia, il Nicaragua, il Senegal, la Spagna. Terre separate da confini, mari e oceani, ma capaci di ritrovarsi, almeno per un momento, attorno a un patrimonio di gesti e simboli che continua a parlare al presente.

Le maschere, in fondo, non appartengono soltanto al passato. Sono memoria in movimento. Viaggiano con gli uomini, attraversano le generazioni, cambiano contesto senza necessariamente perdere il proprio significato. Come le persone che emigrano, anche le tradizioni possono lasciare una terra e trovare nuove forme di vita altrove.

A Fonni, per tre giorni, questo lungo cammino è diventato visibile. Sotto pelli, campanacci, stoffe e mille colori, non si sono incontrati soltanto personaggi del folklore. Si sono riconosciute comunità. E il loro incontro ha ricordato che l’identità, quando non si chiude nella difesa di una frontiera, può diventare linguaggio di relazione.

Perché ciò che nasce in una valle può attraversare il mare. Ciò che prende forma su un’isola può riconoscersi oltre le montagne. E ciò che un oceano sembra dividere può ritrovarsi, un giorno, nello stesso ritmo di passi, nel suono di un campanaccio, nella forza evocatrice di una maschera.

Battista Saiu

Nell’immagine: Gipin e Catlin-a, con altri personaggi del Carnevale biellese, insieme ai giovani interpreti degli Urthos e dei Buttudos di Fonni, al termine della sfilata internazionale di Identidades 2026.

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