Tra Sardegna e Alpi, la memoria prende il largo: il viaggio continua al Museo di Pettinengo

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Musica, migrazioni e ricerca nelle sale e nel cortile del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli

Domenica 30 agosto 2026 il cortile del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo si è riempito di musica, voci e convivialità. Nel «balcone del Biellese», affacciato sulle montagne e su un paesaggio che da sempre conosce partenze e ritorni, le note di Mau Ritm & Gius, il duo formato da Mauro Chiarini e Giuseppe Ceria, hanno accompagnato un pomeriggio nel quale la musica è diventata, ancora una volta, linguaggio d’incontro.

Inserito nella stagione estiva della Rete Museale Biellese e realizzato con il patrocinio del Comune di Pettinengo, l’appuntamento ha interpretato pienamente la vocazione di questo luogo singolare: raccontare le migrazioni non come fenomeno lontano, consegnato alle pagine della storia, ma come esperienza umana capace di continuare a generare relazioni nel presente.

È proprio questa una delle peculiarità del Museo di Pettinengo. Nato dalla memoria dell’emigrazione e curato dal Circolo Culturale Sardo «Su Nuraghe» di Biella, il Museo mette in dialogo Sardegna e Piemonte, montagne e isole, partenze e approdi. Le sue collezioni raccontano il viaggio, il lavoro, l’integrazione, la nostalgia e le trasformazioni che accompagnano ogni attraversamento di confini. Ma soprattutto mostrano come le identità non siano realtà immobili: si modificano, si incontrano, si contaminano e, nel tempo, generano nuove appartenenze.

Qui anche gli oggetti più piccoli possono diventare porte aperte sulla storia.

È il caso di un curioso fischietto in fusione di ottone argentato, recentemente entrato nelle collezioni grazie alla donazione del curatore Guido Antoniotti. Al centro del manufatto compare un’àncora; sopra, un cartiglio reca la scritta «Fiera di Biella». Sono pochi elementi, ma sufficienti per aprire una ricerca.

Quando fu realizzato? Per quale manifestazione? Chi lo produsse? Era un oggetto commemorativo, un ricordo destinato ai visitatori, un premio oppure un articolo realizzato per la vendita? E quale Fiera di Biella evoca?

Per caratteristiche e tecnica, il manufatto potrebbe risalire, con ogni cautela, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Una prima ipotesi, ancora priva delle necessarie conferme documentarie. Ed è proprio da questa incertezza che nasce una delle esperienze più originali del Museo: la ricerca non termina davanti alla vetrina, ma comincia proprio lì.

Il Museo si rivolge alla città e al territorio, chiedendo aiuto per ricostruire la storia dell’oggetto. Vecchie fotografie, documenti, cataloghi, testimonianze familiari, ricordi tramandati possono diventare tessere di un mosaico ancora incompleto. La comunità, in questo modo, non è soltanto destinataria del racconto museale: diventa parte attiva della ricerca.

La stessa filosofia attraversa la sezione dedicata agli scacciapensieri, dove la «trunfa» sarda incontra la «ribeba» piemontese, e quella dedicata ai fischietti provenienti dai cinque continenti, curata da Antoniotti. Strumenti semplici, spesso nati dalla manualità popolare, rivelano percorsi sorprendenti: attraversano territori, seguono le persone, accompagnano il lavoro e il tempo libero, conservano suoni e gesti di comunità lontane.

In questo Museo, dunque, gli oggetti non sono reperti silenziosi. Sono viaggiatori che hanno smesso di muoversi soltanto per raccontare dove sono stati.

La musica di Mau Ritm & Gius si è inserita naturalmente in questo racconto. Il sodalizio fra Mauro Chiarini e Giuseppe Ceria, nato quasi per caso durante una serata estiva attorno a un falò, è diventato nel tempo amicizia, ricerca e progetto artistico condiviso. Le loro sonorità hanno attraversato repertori e geografie differenti, dimostrando ancora una volta quanto sia sottile il confine fra un luogo e l’altro quando a parlare sono le note.

Perché la musica, come la memoria, non conosce frontiere. Viaggia senza passaporto, attraversa montagne e oceani, sopravvive alle distanze. Porta con sé lingue, ritmi, emozioni e ricordi; talvolta restituisce una presenza là dove le parole hanno smesso di arrivare.

Così, nel cortile di Pettinengo, il concerto è diventato qualcosa di più di un appuntamento estivo. Ha prolungato all’aperto il racconto custodito nelle sale, trasformando il Museo in una piazza d’incontro: un luogo nel quale le persone possono ascoltare, ricordare, raccontare e interrogarsi.

È questa la sua originalità più profonda: un museo che non considera la memoria un patrimonio concluso, ma una materia viva da condividere e continuamente ricomporre.

Un museo che custodisce il passato, ma non vi rimane prigioniero. Che raccoglie oggetti, ma cerca soprattutto le storie che quegli oggetti possono ancora raccontare. Che nasce dalla Sardegna e guarda al Piemonte, ma parla a chiunque abbia conosciuto una partenza, un ritorno, una distanza o il desiderio di sentirsi parte di un luogo.

A Pettinengo, tra le Alpi biellesi e l’orizzonte delle isole, la memoria continua così il suo viaggio: dalle vetrine alle persone, dagli oggetti alle domande, dalle domande agli incontri.

E forse è proprio questo il segreto di un museo capace di essere contemporaneamente radice e cammino.

Info e contatti: Idillio – 334 345 2685

Museo visitabile ogni domenica dalle ore 15:00 alle 19:00

Simmaco Cabiddu

Nell’immagine, Pettinengo, cortile del Museo. Mau Ritm & Gius, il duo formato da Mauro Chiarini e Giuseppe Ceria.

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