Radici e semantica delle parole sarde, rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella
NADÍA log. ‘stirpe, schiatta’. Nei Condaghes natίa(s) designa i ‘figli dei servi’. Nel Gerréi s’όmini de anadis o de náis è il ‘servo capo’ alle cui dipendenze stanno gli altri servi; l’espressione è un residuo delle antiche usanze e continua natias, se non è addirittura de a natis per indicare il servo che è nato in casa e che dal momento della nascita vive con la famiglia, di cui gode la fiducia (Wagner).
Il prototipo non è il verbo náskere (come vorrebbe Wagner). Base etimologica è l’akk. nadûm ‘emit, lay down, deposit; emettere, depositare (beni, uova, figli)’. Ovviamente da questa base accadica emerge anche la radice del p.p. lat. nat-.
Salvatore Dedola,
glottologo-semitista
Nell’immagine: l’incipit “N”, in Giampaolo Mele (a cura di), Die ac Nocte. I Codici Liturgici di Oristano dal Giudicato di Arborea all’età spagnola (secoli XI-XVII), Cagliari: AMD Edizioni, 2009



Alle ore 10:30 di mercoledì 27 gennaio, nel ghetto ebraico di Biella Piazzo è stato celebrato il Giorno della Memoria. Alla presenza delle massime autorità civili, religiose e militari locali, la prefetto di Biella, Franca Tancredi, ha deposto tre rose bianche avvolte nel nastro tricolore. Al suo fianco entrambi in fascia tricolore, il primo cittadino di Biella, Claudio Corradino e il sindaco di Callabiana, Lorenzo Vercellotti. Sotto la lapide che ricorda le vittime biellesi della Shoah, è stata poi deposta la corona di alloro della Comunità ebraica di Biella, decorata con fiocco bianco-grigio nei colori delle divise dei deportati, omaggiata anche dal Vescovo di Biella, Roberto Farinella con lo zucchetto, papalina o solideo che dir si voglia, in mano – il ‘soli Deo tollitur’ (lo si toglie solo in onore di Dio) -, in segno di massimo rispetto.