Radici e semantica delle parole sarde, rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico, di storia e di cultura sarda a Biella
TZÁNTARA nel nord (compresa la Gallura: ciàntara) significa ‘scandalo, vergogna, causa di scherno, ludibrio, smacco, figura ridicola’. Log. tùe sèse una tzántara ‘tu sei la vergogna in persona’; log. atzantarádu ‘svergognato’. Wagner non dà l’etimo, che è dal bab. šamṭu, šanṭu ‘torn loose’ (essere ‘una frana totale’, uno ‘straccio d’uomo’, una persona ‘impresentabile’). Ma forse è più congrua l’etimologia sum. za’am ‘pietra’ + tar ‘abbattere’, ‘tagliare’. Con ciò abbiamo il significato di ‘pietra abbattuta, fatta a pezzi’. In questo caso ci troviamo davanti a una situazione creatasi dopo il VI secolo dell’era cristiana, allorché fu dato ordine di abbattere dovunque le decine di migliaia di menhirs (perdas fittas) che costellavano la Sardegna. La memoria dei padri fu evidentemente dura a morire, e il popolo considerò ancora per molti secoli come una vergogna quegli abbattimenti contrari alla religione dei padri. Da qui il significato di tzántara.Continua a leggere →


Questo sonetto descrive il momento attuale, con i focolai di corona-virus che stanno spargendo il panico, soprattutto in Italia. Nei versi traspare il malaffare, il potere del sistema bancario e gli effetti devastanti sulla borsa; e tanta confusione come neanche ai tempi della peste a Milano raccontata nei “Promessi sposi”… Dalla cattiva informazione, il paradosso della chiusura di tante attività, per finire, poi, quasi una provocazione, con la reale verità dove in Sardegna, in un paesino dell’entroterra, si costruiscono bombe che vanno ad uccidere tantissime persone nel silenzio assoluto di tutti, media compresi… Ditemi voi se questo non è un focolaio…
