
Il viaggio di Battista Saiu e Dino Gentile con meta il Monte Athos inizia giovedì 12 ottobre 2017, un’esplorazione alle radici culturali e spirituali dell’Occidente. Nel Monte Santo dell’ortodossia cristiana vivono comunità monastiche in antichi monasteri, eremiti e anacoreti negli angoli più remoti della terza penisola della Calcidica.
La dimensione estetica è anche via di ascesi. Non sfugge a Battista Saiu che i canti della spiritualità athonita talvolta si accostano ai canti “a cuncordu”, “a tonu sardu”, propri delle solenni liturgie celebrate nelle chiese della Sardegna – Isola e mondo bizantino che si incontrano anche nella presenza – anno 931 – delle trecento guardie imperiali sarde in servizio a Costantinopoli, presso la corte del “basileus” dell’Impero Romano d’Oriente, Costantino VIII Porfirogenito, nel tempo in cui la Sardegna faceva parte della settima provincia bizantina dell’Esarcato d’Africa.
“Partiamo come due ricercatori – commenta Battista Saiu – verso una terra ricca di antichi tesori e di uomini straordinari che vivono in pienezza il proprio tempo e che ci offriranno opportunità di scoprire e imparare cose nuove“.
Asita Biasutti
Nell’immagine: cartina del Monte Athos celebrativa del primo Millennio, 963-1963


LAUNEḌḌAS. Questo strumento musicale della preistoria sarda, unico del suo genere nella tipologia universale degli strumenti arundìnei (assieme a quelli scozzesi e britannici scolpiti nelle pareti di qualche chiesa celtica, o nell’abbazia di Westminster, o dipinti in rari manoscritti medievali), viene ancora usato in Sardegna, anzi sta conoscendo un momento di grande fortuna. È fatto di canna, composto da tre corpi chiamati mancosa, mancoseḍḍa, tumbu o bàsciu. La canna più lunga e più grossa, su tumbu, funge da bordone e fornisce un’unica nota continua. Il tubo di media grandezza è la canna melodica, fissata a su tumbu e suonata con la mano sinistra (le due canne unite si chiamano croba). La seconda canna melodica (mancosèḍḍa o destrìna) è tenuta libera e suonata con la destra. Qualche raro auleta gestisce la destrìna con la mano sinistra, scambiando in tal modo la posizione delle canne melodiche. Entro le tre canne affiancate la bocca soffia l’aria con un sistema di “respirazione circolare”, che non s’interrompe grazie all’intervento sapiente della glottide e della lingua. Il circuito costante dell’aria è noto anche agli aborigeni australiani e ad altri popoli “primitivi”.
