
Su Calendariu 2016, inserito tra le iniziative accreditate quale progetto rientrante nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della Prima Guerra mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale, è corredato da didascalie che offrono una lettura delle vicende italiane viste con occhio sardo. Ogni mese è anche illustrato da immagini inedite provenienti da Cagliari. Il mese di Maggio parla del contributo dei volontari sardi su fronti esteri.
Tra i volontari Italiani in Francia si contarono circa settanta cognomi di sardi, tra i quali tre caduti, tre dispersi e tredici feriti. Tra costoro tre nomi sopra tutti. Proveniente dalla Compagnia Mazzini, verosimilmente unico isolano, l’avvocato repubblicano originario di Ulassai Alberto Cannas. Poi Augusto Alziator, cagliaritano, giornalista a Bologna e corrispondente di guerra in Francia per conto del giornale Il Resto del Carlino, con reportage assai seguiti e di notevole importanza per l’opinione pubblica italiana; arruolatosi poi col grado di sergente, svolgendo le funzioni di segretario di Peppino Garibaldi, egli partecipò ai combattimenti il 5 gennaio 1915 a Courtes Chausses, nell’assalto ad una linea di trincee tedesche, rimanendo prigioniero del nemico e, nonostante l’intervento della Croce Rossa Internazionale, Alziator, rientrò in Italia solo a guerra finita, malato e morente.Continua a leggere →

LÀMPADAS. Mutatis mutandis, lo stesso rigore dobbiamo applicare in Sardegna nel considerare Làmpadas, il nome del ‘(mese di) Giugno’. M.L. Wagner ricorda che già nel Medioevo lampadas era il nome del mese di giugno (St. Sass. II, 17 (60r); 126 (41v). E sostiene che «questa denominazione esisteva nell’Africa settentrionale, dove si celebravano feste con illuminazioni prima in onore di Cerere, poi in onore di San Giovanni, e che queste feste ricorrevano nel mese di giugno, detto perciò lampades come risulta da passi delle opere di Fulgenzio, vescovo di Ruspe, e di S.Crisostomo. Si deve arguire che gli Ebrei espulsi dall’Africa e stabilitisi in Sardegna siano stati i mediatori». Fin qui Wagner.

