Biella e i suoi Sardi, oggi su pagina nazionale di La Stampa

la stampa, 9 giugno 2016Nella rubrica Cultura e Società dell’odierna edizione nazionale, La Stampa di Torino dedica due colonne a tutta pagina alla Comunità dei Sardi di Biella, dal titolo “Il nuraghe Chervu avamposto biellese della Sardegna”, annunciando la Festa sarda che si terrà il prossimo sabato 18 e domenica 19 giugno.
Paola Guabello racconta del radicamento di tanti Sardi in terraferma attraverso i passaggi di qua e di là dal mare, le migrazioni attraverso i secoli di Biellesi in Sardegna e di Sardi a Biella.
Una storia lunga trecento anni, fatta di viaggi, di lavoro e di impresa, che fa registrare la presenza definitiva di Continentali stanziati sull’Isola e di isolani che, specie della seconda parte del XX secolo, vivono stabilmente ai piedi delle Alpi.
“E la storia continua – conclude la giornalista – anche quest’anno, il 18 e il 19 giugno, forte di 5 generazioni e di coesione unica, la comunità in costume tipico e con i fucilieri, si riunirà puntuale attorno al Nuraghe Chervu per celebrare la festa più importante dell’Isola: Sa Die de sa Sardinia. A Biella come a Cagliari, o Sassari o Alghero“. Differita nel tempo per questioni climatiche rispetto al canonico 28 aprile.

Simmaco CabidduContinua a leggere →

La Maddalena e Biella ricordano gli emigrati Garibaldini Caduti in Francia

Sala consiliare di La Maddalena

Negli ampi spazi interni della Casa comunale – alla presenza del comandante Compartimento militare marittimo di La Maddalena, capitano di vascello, Leonardo Deri e del comandante la Scuola sottufficiali della Marina militare, capitano di vascello Roberto Fazio – il sindaco di La Maddalena, Luca Montella ha inaugurato la mostra storico documentaria “Gli emigrati italiani e la Grande Guerra, la Legione garibaldina nelle Argonne 1914-1915”, 7° tappa (5° in Sardegna), rassegna inaugurata a Biella nel 2015, accreditata quale progetto rientrante nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della Prima Guerra mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale, patrocinata dalla Regione Autonoma della Sardegna, dalla Prefettura di Biella, Ufficio Territoriale del Governo, dalla Città di Biella, dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Comitato di Cagliari e dalla F.A.S.I., la Federazione Associazioni Sarde in Italia, in collaborazione con il Comitato sardo Grande Guerra.Continua a leggere →

100 anni dalla Grande Guerra, Sardi volontari su fronti esteri

Cannone da 149

Su Calendariu 2016, inserito tra le iniziative accreditate quale progetto rientrante nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della Prima Guerra mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale, è corredato da didascalie che offrono una lettura delle vicende italiane viste con occhio sardo. Ogni mese è anche illustrato da immagini inedite provenienti da Cagliari. Il mese di Maggio parla del contributo dei volontari sardi su fronti esteri.

Tra i volontari Italiani in Francia si contarono circa settanta cognomi di sardi, tra i quali tre caduti, tre dispersi e tredici feriti. Tra costoro tre nomi sopra tutti. Proveniente dalla Compagnia Mazzini, verosimilmente unico isolano, l’avvocato repubblicano originario di Ulassai Alberto Cannas. Poi Augusto Alziator, cagliaritano, giornalista a Bologna e corrispondente di guerra in Francia per conto del giornale Il Resto del Carlino, con reportage assai seguiti e di notevole importanza per l’opinione pubblica italiana; arruolatosi poi col grado di sergente, svolgendo le funzioni di segretario di Peppino Garibaldi, egli partecipò ai combattimenti il 5 gennaio 1915 a Courtes Chausses, nell’assalto ad una linea di trincee tedesche, rimanendo prigioniero del nemico e, nonostante l’intervento della Croce Rossa Internazionale, Alziator, rientrò in Italia solo a guerra finita, malato e morente.Continua a leggere →

Significato dei mesi in sardo secondo antichi dizionari: Giugno

Mietitura di Marcello PitzalisLÀMPADAS. Mutatis mutandis, lo stesso rigore dobbiamo applicare in Sardegna nel considerare Làmpadas, il nome del ‘(mese di) Giugno’. M.L. Wagner ricorda che già nel Medioevo lampadas era il nome del mese di giugno (St. Sass. II, 17 (60r); 126 (41v). E sostiene che «questa denominazione esisteva nell’Africa settentrionale, dove si celebravano feste con illuminazioni prima in onore di Cerere, poi in onore di San Giovanni, e che queste feste ricorrevano nel mese di giugno, detto perciò lampades come risulta da passi delle opere di Fulgenzio, vescovo di Ruspe, e di S.Crisostomo. Si deve arguire che gli Ebrei espulsi dall’Africa e stabilitisi in Sardegna siano stati i mediatori». Fin qui Wagner.
Dobbiamo chiederci, allora, come gli Ebrei possano essere stati i mediatori della tradizione attecchita in Sardegna. Fosse stato vero, essi avrebbero utilizzato termini propri, non un termine latino-greco come làmpada. Va poi osservato che il significato antropologico dei fuochi del solstizio d’estate va riferito al Dio Sole, che in misura diversa ebbe il suo momento di supremo culto un po’ in tutto il Mediterraneo.
Ho dimostrato dappertutto che i termini apparsi nei condaghes o nei coevi Statuti delle città sarde sono antichissimi, molto più antichi del termine latino làmpada (formato sull’accusativo greco), il quale fu importato dalla Grecia nientemeno che ai tempi di Cicerone e Virgilio, ossia quando stava per cominciare l’Era Volgare: un terminus ante quem troppo vicino a noi, che porta a ritenere inaccettabile l’omologazione di Làmpadas ‘lampade’ a Giugno. Va aggiunto che gli antichi Greci non lasciarono in Sardegna segni linguistici di sorta, se non quelli seriori portati dai bizantini: ed un termine bizantino, in questo caso, va rifiutato a fortiori.Continua a leggere →

Pregare in sardo, Rosariu cantadu a Pettinengo

Rosariu cantadu a Pettinengo

Puntualmente, ogni anno nel mese mariano, i Sardi di Biella si recano a Pettinengo per unirsi in preghiera con gli abitanti di Canton Gurgo nella chiesa che con loro stanno restaurando. L’antico oratorio seicentesco, intitolato a San Grato d’Aosta e Sant’Eusebio da Cagliari è luogo di incontro di fede e cultura, dove è possibile pregare in lingua materna. Così è stato lunedì 23 maggio, con “Su Rosariu cantadu”, intonato parte in sardo, parte in latino e in italiano, significare, anche nelle diverse espressioni linguistiche la capacità di state assieme, animati dalla grazia dello Spirito e dalla volontà fraterna di comprendere. “Chi ha lo Spirito Santo – afferma Sant’Agostino – è nella Chiesa, la quale parla tutte le lingue“. La comprensione (latino comprehensio -onis), è l’atto e la capacità di capire, cioè di “afferrare” (cum-prehendere, prendere in modo deciso, fermo, cioè “afferrare insieme cose che stanno dinanzi a me”) con la ragione un contenuto conoscitivo.
Dopo il Deus ti Salvet Reyna in sardo e il Salve Regina in latino, si è voluto condividere un momento di ulteriore fraternità, tra torte, pane carasau, salsiccia sarda, toma e maccagno biellese col vino nuovo di Domenico, frutto delle prime vinificazioni della nuova vigna recentemente impiantata nelle terre di Atzara, in provincia di Nuoro.

Simmaco Cabiddu