Voci di Su Nuraghe, canti in Limba per S.Giuseppe di Riva

Voci di Su Nuraghe

Sabato 12 marzo, alle ore 15.45, partendo dalla sede sociale di via Galileo Galilei, una delegazione di Su Nuraghe raggiungerà il sacello di San Giuseppe di Riva, prima tappa dell’antico percorso devozionale che porta al santuario della Madonna nera. In testa le launeddas con lo stendardo processionale di Santa Maria di Oropa e Sant’Eusebio da Cagliari, patrono del Piemonte, a significare nei segni e nelle insegne il profondo legame tra Isola e Terre alpine.
Nel IV secolo, 1700 anni fa, San’Eusebio da Cagliari venne inviato da papa Giulio I a cristianizzare il Piemonte ancora pagano, insediandolo come primo vescovo nella nuova sede episcopale di Vercelli, il 16 dicembre dell’anno 345.
In continuità di Fede e cultura con l’antesignano Eusebio, anche per l’edizione 2016, Su Nuraghe accoglie l’invito della “Pia Unio a Transitu Pro Morientibus Adiuvandis”, l’Associazione biellese di apostolato per la preghiera in soccorso dei morenti, fondata un secolo fa da San Luigi Guanella, presieduta da Gabriele Prola.
Con gli abiti tradizionali della festa, la Comunità sarda di Biella parteciperà alla novena di San Giuseppe, venerato nel quartiere Riva, lo stesso in cui ha sede l’Associazione dei Sardi di Biella.Continua a leggere →

Gran favata, in tavola il gustoso Carnevale dei Sardi di Biella

favataSabato 13 febbraio 2016, alle ore 20, il Carnevale del Circolo Su Nuraghe entra nel vivo con un menù di tutto rispetto: la Gran favata, piatto tipico della cucina contadina. Al pari delle fagiolate alpine che riempiono le piazze di gente e profumi, i legumi di Sardegna sono l’alimento ricco della povera mensa contadina. Retaggio di antichi culti in ricordo dei morti ai quali venivano offerti legumi durante i banchetti funebri, ridistribuiti gratuitamente ai convenuti. Nella Roma antica, dall’inizio delle idi di febbraio (giorno 13) e fino al giorno 21, per nove giorni si celebravano gli antenati defunti.
Con la cristianizzazione, frammenti di antichi riti, tollerati e declassati riaffiorano nel folclore popolare.
Diversi gli ingredienti, oggi come allora; diverse sono le mille ricette di fagiolate e favate, in Piemonte come in Sardegna, tutte gelosamente custodite; tutte ottime al palato, una migliore dell’altra.
Quella di Su Nuraghe 2016 sarà la risultante degli accordi tra diverse tradizioni culinarie di cui sono depositari i cuochi chiamati ai fornelli.
Nel mentre, si inizia a mondare le fave, scegliendole una ad una, prima di essere messe a bagno nelle capienti xiveddas, grandi recipienti di terracotta ancora in uso in Sardegna e che a Biella fanno bella mostra di sé, appese alle pareti delle cucine di Su Nuraghe.
Costine, zampini, cotenne, muso e code di maiale saranno gli ingredienti che daranno gusto ad un piatto tanto atteso da rendere insufficienti le accoglienti sale del Circolo.
Info e prenotazioni fino ad esaurimento posti: 01534638.

Giovanni Usai

Siamo un popolo di migranti, Sardi a fianco di Caritas

Su Nuraghe Calcio Biella

Caritas, l’accoglienza di Biella per chi non può tornare nel proprio Paese

Don Francesco Soddu, sassarese di origine è oggi il direttore di Caritas Italiana.
Orgoglio sardo e occhi sorridenti sottolinea così l’impegno che la Caritas deve mettere a favore dell’accoglienza di chi viene da lontano: “Siamo un popolo di emigranti – afferma don Francesco – ed ora siamo chiamati ad accogliere persone che arrivano dalla disperazione e donare loro, e a noi stessi, una possibilità di futuro“.
Questo appello, rafforzato dalle parole di Papa Francesco che incita ogni parrocchia d’Europa ad accogliere i profughi, è stato raccolto dalla Caritas diocesana di Biella che ha fatto dell’accoglienza diffusa un vero e proprio modello di intervento.
Biella si è “buttata” per la prima volta in questa “avventura” dal 2012, con tanto entusiasmo, e con la convinzione che l’integrazione vera passi attraverso la conoscenza diretta delle persone. Non lo sta portando avanti solo “facendo”, ma anche “animando” e sensibilizzando la comunità di riferimento. Per Caritas il senso autentico di questa accoglienza “diffusa” è condividere con la comunità il senso e il valore del proprio impegno e della propria attenzione verso gli altri, verso gli ultimi.Continua a leggere →

Significato dei mesi in sardo secondo antichi dizionari: Febbraio

Carnevale di Fonni

È appena iniziato il mese di Febbraio. Speriamo che in Sardegna piova (siamo senz’acqua da 9 mesi). Se non piove, avremo presto bisogno delle navi che portino acqua dal Continente, dalla Liguria, dalle foci del Rodano.
I pascoli sono quasi morti. A Sinnai, davanti a casa mia si estendono pascoli e campagne a perdita d’occhio. Tutto è giallo come in piena estate. La natura è assurdamente morta. I mandorli sono fioriti a novembre anziché a Febbraio-Marzo. Essi hanno tutti abortito. Ci attende un anno di carestia. Dovremo dipendere ancora dall’esterno.
FREBÁRI, Fervári, Frevári è cognome sardo medievale già annotato nel Medioevo tramite il CSNT passim; CSP 141,142,205,225,279. Mi rendo conto che tale nome personale è basato a sua volta sull’arcaico nome del mese di Febbraio, detto a Roma Februarius e, in Sardegna, Frevárju, Friarzu, Breárju, etc. La base etimologica è la stessa per il latino e il sardo (bre-, febr-), poiché la parola è mediterranea, dall’akk. berû ‘essere affamato, affetto da carestia’ (di animali, campi) + agg. mediterraneo di agente -árju.Continua a leggere →

La Sardegna nel 1° Conflitto Mondiale, l’Italia verso più fronti

Batteria da 149

Su Calendariu 2016, inserito tra le iniziative accreditate quale progetto rientrante nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della Prima Guerra mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale, è corredato da didascalie che offrono una lettura delle vicende italiane viste con occhio sardo. Ogni mese è anche illustrato da immagini inedite provenienti da Cagliari. Il mese di febbraio introduce avvenimenti che portarono al Primo conflitto.

L’Italia era parte della Triplice Alleanza con Germania ed Austria-Ungheria, ma da più punti venivano critiche ed obiezioni perché lo stesso trattato era in forte contrasto con le ambizioni adriatiche e balcaniche del Bel Paese. Nonostante le forti tensioni con i cugini d’Oltralpe, che caratterizzarono la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, robusti erano rimasti i legami culturali con la Francia nei settori delle lettere e delle arti, nonché nelle vite degli uomini per l’emigrazione dei lavoratori dalla Penisola. All’alba del 1914 l’Impero Austro-Ungarico palesava forti elementi di crisi e tendenze allo sgretolamento, mentre l’Italia si barcamenava sempre più nel tentativo di posizionarsi nelle alleanze più vantaggiose per le sue mire espansionistiche, cercando appoggio per la sua politica estera anche dalla Francia, essendo anche appena terminata la guerra coloniale italo-turca, sebbene la guerriglia indigena perdurasse nella Libia da poco annessa.Continua a leggere →